Uno scrittore immortale -di Bruno Virdò-
mercoledì 17 dicembre 2008

MILANO - Aleksandr Isaevic Solgenitsin nasce a Kislovodsk l’11 dicembre 1918, da una famiglia    discretamente agiata. Morto il padre pochi mesi prima della sua nascita in un incidente di caccia, la    madre si trasferisce col piccolo a Rostov-sul-Don.

Nel 1924, a causa degli espropri ordinati dal regime, i due si trovano nella miseria. Ciò non toglie che Aleksàndr continui gli studi e si laurei in matematica nel 1941. Nello stesso anno si arruola come volontario nell’Armata Rossa e viene inviato sul fronte occidentale. Riceve persino una onorificenza.


Ma nel febbraio del 1945, a causa di una lettera (intercettata) in cui critica aspramente Stalin, viene arrestato, trasferito nella prigione moscovita della Lubjanka, condannato a otto anni di campo di concentramento e al confino a vita. Comincia il pellegrinaggio di Solgenitsin da un lager all’altro. Nel 1953, nel domicilio coatto di Kok-Terek, nel Kazakistan, gli è concesso di lavorare come insegnante. Nel frattempo raccoglie una quantità enorme di appunti sugli orrori dei campi, e ha meditato sulle ragioni intrinseche della vita dell’uomo e sul suo profondo valore morale.


IL PRIMO CAPOLAVORO - Nel 1961 la rivista Novyj Mir pubblica ”Una giornata di Ivan Denissovic”, il primo capolavoro assoluto dello scrittore. Il romanzo è un terribile atto di accusa contro i lager staliniani e contro tutti coloro che vogliono soffocare la libertà dell’uomo. Nel raccontare la giornata ”tipo” del deportato (in questo caso, appunto, l’emblematico Ivan Denissovic),Solgenitsin dà una immagine realistica, anche se molto cruda, dei campi di concentramento siberiani, dove la vita di ogni uomo era quotidianamente messa in gioco e dove non era solo l’esistenza fisica ad essere prigioniera, ma sono anche i pensieri e i sentimenti ad essere condizionati. Con questo libro, destinato a grande fama, nasce di fatto il ”caso” Solgenitsin. D’ora in poi le vicende che lo riguardano.


LOTTA AL SISTEMA - Dopo altri due fondamentali romanzi (”Divisione Cancro” e ”Arcipelago Gulag”), inizia la lotta dello scrittore contro il sistema. Insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1970, viene espulso dalla Russia nel 1974 e solo allora si reca a Stoccolma, dove pronuncia un memorabile discorso. In esso afferma di parlare non per sé stesso ma per i milioni di persone annientate nei   gulag.


Con la seconda moglie, sposata nel 1973, e i tre figli da lei avuti, si stabilisce in America, per tornare infine in patria nel 1994 atterrando con l’aereo a Kolyma, simbolo dei lager staliniani, e far rientro a Mosca da Vladivostok in treno, attraversando tutta l’immensa landa russa.


Solo dopo il 2000, malgrado la diffidenza con cui i suoi connazionali hanno continuato a trattarlo, Alexander Solgenitsin si è riconciliato con il suo amato Paese, dal quale è stato a  lungo perseguitato come dissidente, incontrando il presidente Vladimir Putin.
 
LA CRITICA - Il critico letterario Antonio D’Orrico ha scritto a lettere di fuoco parole definitive sullo scrittore russo e sul suo ruolo nel Novecento: ”L’importanza (ma la parola è inadeguata) di Solzenicyn, non per la storia della letteratura ma per quella del mondo, è immensa. Spesso si dice, e con qualche ragione, che è stato Karol Wojtyla a far cadere il Muro di Berlino. Con molte ragioni in più va detto che è stato lo scrittore russo ad abbattere quasi da solo il socialismo reale e, addirittura, la filosofia da cui traeva ispirazione. Un’impresa titanica. Vi sarete chiesti in qualche momento della vostra vita a che serva la letteratura.


Ecco, la letteratura in alcune occasioni può servire a questo, ad abbattere un regime, piegare un impero.
E non è un’esagerazione. Basta pensare alla vita di Solzenicyn, prima ancora che leggere la sua opera, basta guardare i suoi libri, messi su un tavolo come i modelli per una natura morta, per capire quello che semplicemente è successo. Solzenicyn è una forza (come si dice in fisica ma anche nei film di fantascienza di Lucas). Ricordate il ragazzo di Tienanmen davanti al carro armato? Solzenicyn è un po’ come lui, con l’aggiunta che il carro armato l’ha smontato a mani nude (ci sono mani più nude di quelle di uno scrittore?). Però Solzenicyn non è conosciuto quanto dovrebbe essere conosciuto (in Italia specialmente)”. Uno incentivo per leggere sempre  i  testi di questo grande intellettuale.
Alexander Isaevich Solgenitsin, muore a causa di una insufficienza cardiaca all’età di 89 anni, la sera del 3 agosto 2008.


Bruno Virdò