Sanità: ’traditi’ 600mila operatori in attesa di regole
venerdì 22 febbraio 2008

Brindisi, Venerdì, 22 febbraio 2008. Oltre 600 mila operatori sanitari, in attesa di nuove regole di garanzia per il loro lavoro e di un riconoscimento reale della loro attività, vedranno tradite le loro speranze. Difficile, infatti, in queste ultime fasi del Governo, che in Consiglio dei ministri arrivi il testo per la regolamentazione dei 22 profili sanitari (19 se si escludono ostetriche, infermieri e tecnici di radiologia già normat’), delegato all’Esecutivo.


In questa battaglia mi sono particolarmente impegnato, anche grazie  alla mia professione di tecnico ortopedico. Le professioni interessate alla regolamentazione sono diverse - dai tecnici ortopedici ai terapisti della riabilitazione, dai terapisti occupazionali ai podologi e perfusionisti - e tutte attendevano regole per una maggiore tutela della professione, in particolare contro la concorrenza sleale degli ’abusivi’, e per dare maggiori garanzie agli utenti.


L’iter della legge era stato, dopo un intenso lavoro, portato a termine e speravamo tutti di arrivare ad una conclusione positiva. Con la crisi di Governo tutto si è complicato, e ora sembra non ci siano gli spazi per portare il testo in Consiglio dei ministri per la ratifica questa approvazione   rientrerebbe nell’ordinaria amministrazione. Purtroppo non vedo la volontà politica.


Affossare una legge che, con grandi sacrifici, era stata portata avanti è grave e si fa un grande danno ai professionisti che l’aspettavano. Anche perché significa riazzerare tutto, è come la tela di Penelope: si buttano all’aria anni di lavoro, visto che così decade la legge delega, che impegnava il Governo alla regolamentazione.


Ha vinto il ’partito’ di quanti, in questi anni, hanno ostacolato la regolamentazione, in particolare le professioni sanitarie tradizionali. Si è puntato su un grande equivoco  si è avuto paura di nuovi ordini professionali, cancellando così la possibilità di istituirli. Questo perché si identifica l’ordine con la lobby. Ma queste professioni non hanno mai fatto richieste di tariffe o altri privilegi che fanno pensare a interessi lobbistici. Piuttosto pensano a una regolamentazione nell’interesse dell’utente e per garantire una concorrenza leale e per combattere l’abusivismo, oggi purtroppo presente su larga scala. La nostra battaglia è contro l’abusivismo e per la salute dei cittadini.