L’inquinamento urbano -di Maurizio Portaluri- *
mercoledì 16 settembre 2009

Che l’aria inquinata faccia male lo capisce chiunque, ma quanto faccia male è stato indagato in Italia solo nell’ultimo decennio.


In uno studio condotto in 15 centri urbani italiani è stato dimostrato che all’innalzarsi della concentrazione di alcuni inquinanti misurati dalle centraline, come le polveri sottili, il biossido di azoto e di zolfo, aumentano subito o dopo pochi giorni sia i decessi che i ricoveri ospedalieri per malattie del cuore e dei polmoni.

Questo studio concluso e pubblicato nel 2004 ha riguardato anche due città pugliesi (Bari e Taranto) ed i ricercatori che lo hanno realizzato hanno stimato che in Italia ogni anno ci sono circa 900 decessi per inquinamento urbano.

All’inquinamento urbano concorre sia il traffico veicolare ma anche l’inquinamento industriale


All’inizio di quest’anno alcuni ricercatori dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, che ha una sezione a Lecce, dell’ISAC, Istituto di Scienze dell’Ambiente e del Clima, del CNR di Lecce e dell’Università del Salento (Serinelli, Gianicolo, Cervino, Mangia, Vigotti), in collaborazione con la locale ASL, hanno portato a termine uno studio analogo su richiesta dell’Amministrazione Provinciale che, per la verità, sinora non lo ha divulgato.

Lo studio replica aBrindisi quanto è stato fatto per le 15 città italiane e ritrova gli stessi fenomeni.

Quando le concentrazioni dei tre inquinanti superano un livello soglia, aumentano anche nella nostra città, con un intervallo da 1 a 3 giorni, ricoveri e decessi per malattie del cuore e dei polmoni.


I nostri ricercatori hanno voluto approfondire la questione ed hanno introdotto nello studio un’altra variabile che non era stata presa in considerazione in altre città e cioè il vento.

Introducendo questo nuovo elemento emerge un dato molto interessante per quanto presente nella cultura popolare: in presenza di venti provenienti dai quadranti meridionali, cioè da est, sud ed ovest, gli incrementi di concentrazione degli inquinanti sono più frequenti e con essi i loro effetti sanitari.

In altri termini la tramontana ci mette al riparo dagli effetti dell’inquinamento mentre i venti che provengono da est-sud-ovest aumentano gli inquinanti.


Quest’ultima evidenza è stata presentata a fine agosto ad un congresso internazionale sull’inquinamento ambientale svoltosi a Dublino (Irlanda) mentre la prima parte del lavoro è stata accettata per la pubblicazione su una rivista italiana di epidemiologia e prevenzione.

Al congresso di Dublino il lavoro è stato presentato ai maggiori esperti mondiali della materia tra cui Joel Schwartz, professore di epidemiologia ambientale alla Harvard University di Boston (USA), moderatore della sessione, suscitando molto interesse nella comunità scientifica.


Un buon risultato per i nostri ricercatori ma giunge spontanea la domanda: quali iniziative intendono assumere le istituzioni per ridurre questo rischio che incombe sulla nostra salute?

Cosa intende fare l’Amministrazione provinciale che ha commissionato lo studio?

Ed il Comune, che ha competenza sul traffico?

E l’ASL, che è preposta alla tutela della salute, cosa ha da suggerire?
Non vorremmo che mentre da una parte si studia, dall’altra si rimanga inerti.


Maurizio Portaluri *


*Medico oncologo radioterapista dal 1989, lavora in ospedale dal 1988 (San Giovanni Rotondo), dal 1999 dirige la Radioterapia dell’Ospedale di Brindisi. con una parentesi dal settembre 2005 al dicembre 2007 in quanto direttore generale dell’ASL BAT prima e dell’Istituto Tumori di Bari poi)
Studia le cause dei tumori e delle malattie lavorative ed ambientali.
Fornisce consulenza ai movimenti che si occupano di difesa del diritto alla salute.

Nel Maggio 2008 ha pubblicato “Di Fabbrica si Muore” (una storia del Petrolchimico di Manfredonia) Manni Editore. e nel Dicembre 2008 “La Sanità Malata - Viaggio nella Puglia di Vendola” - Glocaleditrice.