Palmisano: «L’appello del Vescovo non cada nel vuoto: Ostuni ha bisogno delle energie migliori della sua comunità»
mercoledì 26 agosto 2026

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell'Europarlamentare Valentina Palmisano 

Ostuni  - «Questa mattina, durante la celebrazione in onore di Sant’Oronzo, abbiamo ascoltato un’omelia che credo meriti di essere conosciuta e approfondita anche da chi non ha avuto la possibilità di essere presente.

Il Vescovo ha posto alla nostra comunità una domanda tanto semplice quanto impegnativa: “Che città vogliamo costruire?”

Ha parlato della nostra Ostuni e della straordinaria eredità che abbiamo ricevuto: il paesaggio, la Città Bianca, la sapienza architettonica, le tradizioni, i percorsi di fede, l’accoglienza. Ma ci ha ricordato che ricevere un patrimonio così importante significa anche assumersi la responsabilità di custodirlo e di costruirne il futuro.

Il suo è stato un richiamo al bene comune, a uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, alla necessità di una visione della città che guardi al benessere di tutti e non agli interessi di pochi. Ma, soprattutto, è stato un invito alla responsabilità e alla partecipazione.

Mi ha particolarmente colpito il richiamo all’apologo di Iotam, tratto dal libro dei Giudici: un’immagine antica, ma ancora molto attuale, che interroga sul rapporto tra responsabilità, servizio e disponibilità a mettersi in gioco per il bene della comunità.

E allora credo che una domanda dobbiamo porcela anche noi: quante energie positive della nostra Ostuni sono rimaste, per ragioni diverse, lontane dall’impegno diretto nella vita pubblica?

Nella nostra città ci sono donne e uomini, giovani, professionisti, associazioni, imprenditori e tante persone che ogni giorno dimostrano competenza, capacità e amore per Ostuni. Persone che possono offrire idee, esperienza, creatività e nuove visioni per il futuro della città.

Credo che le parole ascoltate oggi ci consegnino una responsabilità che riguarda anche chi, come noi, già si occupa di politica: non possiamo limitarci a chiedere alle energie migliori della società civile di mettersi in gioco. Dobbiamo creare le condizioni perché possano farlo.

Significa aprire le porte, ascoltare, costruire spazi autentici di partecipazione, superare personalismi e appartenenze quando queste diventano un ostacolo. Significa avere anche il coraggio di lasciare spazio a persone nuove.

Il Vescovo ha parlato di un “cambiamento di stile”, precisando con grande chiarezza di non riferirsi agli schieramenti politici, ma all’esercizio democratico dei cittadini.

 

Credo sia proprio questo il punto.

Non trasformiamo queste parole in un argomento di scontro tra maggioranza e opposizione. Sarebbe il modo più semplice per svuotarle del loro significato.

 

Facciamone, invece, un’occasione di riflessione collettiva.

Le forze sane, competenti e generose di Ostuni non devono restare ai margini. E chi già ricopre responsabilità politiche ha il dovere di favorire il loro coinvolgimento, non di temerlo.

Le parole pronunciate nel giorno del nostro Sant’Oronzo saranno un faro per il mio agire e possono diventarlo per tutta la nostra comunità, se sapremo tradurle in comportamenti concreti.

Perché il futuro di Ostuni non può essere affidato a una persona, a un partito o a uno schieramento.

Ostuni ha bisogno di essere pensata, amata e costruita insieme.»

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