Versalis-Basell: Cgil e Filctem, chiusura polipropilene di Brindisi certifica fallimento Piano di Eni e Urso
mercoledì 10 giugno 2026

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Roma, 10 giugno - “La decisione annunciata da Basell di chiudere l'impianto di polipropilene di Brindisi rappresenta una notizia gravissima per il territorio, per i lavoratori coinvolti e per l'intero sistema industriale italiano. Si tratta della prima, concreta e drammatica conferma di ciò che Cgil e Filctem Cgil denunciano da oltre un anno: la chiusura del cracking di Brindisi non avrebbe colpito soltanto gli impianti Versalis, ma avrebbe innescato un effetto domino destinato a travolgere l'intera filiera della chimica di base nazionale. Oggi quella previsione purtroppo si sta avverando”. È quanto dichiarano il segretario confederale della Cgil Gino Giove e il segretario generale della Filctem Marco Falcinelli.

“La stessa Basell – proseguono i dirigenti sindacali – ha dichiarato che la scelta è conseguenza diretta della decisione di Eni di interrompere la produzione di etilene e delle difficoltà economiche e industriali derivanti dall'approvvigionamento di materia prima sul mercato spot del Mediterraneo. Sono esattamente le ragioni che avevamo illustrato al Governo e al Ministro Urso durante tutti i confronti istituzionali, a cui ci era stato risposto – ricordano – che non vi sarebbero state conseguenze sulla tenuta industriale del sito”. Per questo per Giove e Falcinelli “la chiusura del polipropilene di Brindisi rappresenta anche il fallimento della linea del Ministro, che ha accettato senza opporre alcuna reale resistenza la decisione di Eni di smantellare la chimica di base italiana, pur continuando a sostenere in Europa che essa rappresenta un settore da difendere in quanto strategico per la competitività e l'autonomia industriale del continente”.

“Ancora più sorprendente – aggiungono il segretario confederale e il segretario generale della Federazione – appare la vicenda dell'advisor incaricato di individuare possibili soggetti interessati al cracking di Brindisi. A distanza di settimane dall'annuncio della sua nomina non risultano sviluppi concreti, mentre il deterioramento del quadro industriale procede a ritmo accelerato. Il rischio è che l'individuazione dell'advisor si trasformi in una semplice operazione di facciata per guadagnare tempo e contenere le critiche. Le dichiarazioni di Basell dimostrano che il tempo è già scaduto”.

Inoltre, “se, come continua a sostenere Eni, non esistono più le condizioni per produrre chimica di base in Europa, per quale ragione la stessa Basell si dice oggi disponibile a cedere lo stabilimento nel caso in cui emergano soggetti industriali interessati a rilevarlo? È una domanda che merita una risposta, perché se esistono operatori disposti a investire, produrre e mantenere attivi gli impianti, allora crolla l'assunto sul quale Eni ha costruito l'intero impianto giustificativo del proprio piano di dismissione”. Per questo “diventa fondamentale comprendere se tutte le possibili soluzioni industriali siano state realmente esplorate e favorite o se, al contrario, si stia accompagnando il declino della chimica di base italiana come un esito già deciso”.

Cgil e Filctem “ritengono che il Governo non possa più limitarsi ad assistere passivamente agli eventi. Dopo la chiusura del cracking di Porto Marghera, dopo Ragusa, dopo Priolo, dopo la chiusura del cracking di Brindisi, come ampliamente prevedibile oggi arriva anche il colpo al polipropilene. Siamo fortemente preoccupati per le conseguenze che la decisione di Basell potrebbe avere su Ferrara: chi conosce il settore sa perfettamente quale sarà il prossimo capitolo di questa vicenda perché le produzioni della chimica di base sopravvivono solo se integrate. Dopo il polipropilene arriverà il polietilene e, successivamente, tutte le attività industriali che trovano nella chimica di base la propria ragione economica e produttiva. Non si tratta di allarmismo – sottolineano Giove e Falcinelli – ma della semplice conseguenza industriale di una scelta che avevamo denunciato fin dall'inizio e che il Governo ha scelto di ignorare”.

“Chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo straordinario presso il Mimit, aperto a tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, alle Regioni interessate e alle imprese coinvolte. Il tempo delle dichiarazioni è finito, servono atti concreti per salvare impianti, occupazione e capacità produttiva. Diversamente – concludono Giove e Falcinelli – il Ministro Urso dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità politica di aver accompagnato la chiusura della chimica di base italiana e la perdita di uno degli asset strategici più importanti del sistema industriale del Paese”.

 

Antonio Frattini

Segretario Generale FILCTEM CGIL Brindisi

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