Puglia, allarme consumo di suolo e spreco alimentare: persi 818 ettari in un anno
martedì 5 maggio 2026

La Puglia consuma le proprie risorse naturali a un ritmo superiore rispetto alla capacità di rigenerazione del territorio. È il quadro che emerge dall’analisi diffusa da Coldiretti Puglia in occasione dell’Earth Overshoot Day 2026, che per l’Italia è scattato il 3 maggio, segnando un ulteriore peggioramento rispetto agli anni precedenti.

Secondo i dati elaborati su base ISPRA, nell’ultimo anno la regione ha perso 818 ettari di suolo naturale, sottratti in gran parte all’agricoltura. Un dato che si intreccia con un’altra criticità: lo spreco alimentare. Ogni cittadino pugliese, infatti, getta circa 70 chilogrammi di cibo all’anno, per un totale che supera le 250mila tonnellate su scala regionale.

Un “doppio paradosso”, lo definisce Coldiretti: da un lato si riduce la superficie coltivabile, dall’altro si continua a sprecare ciò che viene prodotto. Con una quota dell’8,19% di suolo consumato, la Puglia si colloca tra le regioni italiane più colpite dalla perdita di territorio agricolo.

L’Earth Overshoot Day rappresenta il momento in cui un Paese esaurisce le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Per l’Italia, la data del 2026 arriva tre giorni prima rispetto al 2025 e addirittura sedici giorni prima rispetto al 2024, segnalando un’accelerazione preoccupante del cosiddetto “debito ecologico”. Tra i fattori che incidono maggiormente figurano i consumi alimentari e il settore dei trasporti.

Per l’associazione agricola, la perdita di suolo non è soltanto un problema ambientale, ma anche economico e strategico. La riduzione delle superfici coltivabili comporta infatti una maggiore dipendenza dalle importazioni e una crescente esposizione alle crisi internazionali.

Coldiretti Puglia indica quindi alcune priorità per invertire la rotta: l’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo, attesa da anni, e interventi strutturali per una gestione più efficiente delle risorse idriche, a partire dal potenziamento di invasi e bacini di raccolta. Misure ritenute fondamentali per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e garantire la tenuta del sistema agricolo regionale.

Una situazione che, inevitabilmente, si riflette anche sui cittadini, tra aumento dei costi, minore disponibilità di prodotti locali e maggiore fragilità del sistema alimentare.

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