ASL Brindisi, stipendi più bassi della Puglia e fondi esternalizzati: la denuncia della Fp Cgil
lunedì 16 febbraio 2026

Con la delibera n. 771 del 19 marzo 2025 la ASL di Brindisi affidava all’esterno un servizio definito di “formazione sul campo” per la gestione e l’aggiornamento dei fondi contrattuali della Dirigenza e del Comparto, per oltre 29 mila euro IVA inclusa.

Ma leggendo l’atto è evidente che non si tratta di semplice formazione.

L’operatore esterno dovrà:

• Recuperare i dati storici dal 2016;

• Elaborare il calcolo dei fondi;

• Predisporre le relazioni di costituzione;

• Partecipare alle riunioni sindacali e al Collegio Sindacale.

Questa non è formazione.

È gestione operativa di una funzione centrale dell’Area Personale.

Per anni la ASL di Brindisi ha avuto la gestione diretta mentre altre istituzioni pubbliche stipulavano convenzioni per ricevere consulenze dalla nostra azienda sanitaria.

Oggi accade l’esatto contrario: la ASL dichiara implicitamente di non avere più competenze interne sufficienti e si affida all’esterno per uno dei settori più delicati della propria organizzazione.

La motivazione addotta è la cessazione dal servizio di un funzionario.

Ma una struttura complessa, dotata di dirigenti per le responsabilità connesse alla gestione del personale, può davvero trovarsi improvvisamente incapace di garantire la corretta costituzione dei fondi contrattuali?

Qui non siamo di fronte a un episodio isolato.

Siamo davanti a una gestione complessiva sempre più discutibile che, anziché rafforzare le competenze interne, sembra progressivamente svuotarle.

Si determina un evidente rischio di duplicazione dei costi:

- dirigenti e strutture interne retribuite per governare il personale;

- consulenza esterna chiamata a svolgere attività che rientrano nelle attribuzioni proprie dell’Area.

La domanda è inevitabile: stiamo pagando due volte la stessa funzione?

E non può essere sottovalutato un ulteriore profilo.

Quando si esternalizzano funzioni strategiche già assegnate a strutture interne retribuite, si pone un serio tema di corretta allocazione delle risorse pubbliche. In assenza di una dimostrata e strutturale impossibilità organizzativa, il rischio è quello di un utilizzo inefficiente di fondi pubblici, con possibili profili di danno erariale.

La legittimità formale dell’affidamento non esaurisce la questione.

La norma consente l’affidamento diretto. Ma la buona amministrazione impone scelte coerenti, lungimiranti e responsabili.

Per questo chiediamo un intervento della Regione Puglia.

La governance sanitaria regionale non può restare silente di fronte a scelte che indeboliscono l’autonomia organizzativa delle aziende sanitarie, aumentano la dipendenza da consulenze esterne e sollevano interrogativi sulla gestione delle risorse.

Se questa è la direzione, non siamo davanti a una decisione tecnica.

Siamo davanti a una deriva gestionale che richiede un approfondimento istituzionale serio e immediato.

E questo è solo uno dei tasselli di un quadro ben più ampio che desta crescente preoccupazione. Perché accanto alle scelte organizzative discutibili, si registra una gestione sanitaria che appare inadeguata come mai prima.

Di questo ci occuperemo a breve, con atti, numeri e responsabilità.

Ma l’obiettivo non è la polemica fine a sé stessa.

L’obiettivo è riportare la ASL di Brindisi a maggiore autonomia sui findi ricostruendo competenze interne, responsabilità chiare e capacità organizzativa.

Perché Brindisi merita una sanità che torni ad essere esempio, non un’azienda che si limita ad esternalizzare le proprie funzioni fondamentali.

E su questo non arretreremo di un passo.

Il Segretario Generale FP CGIL Brindisi

Luciano Quarta

 

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