Riparliamo degli anni‘70. Il regista Giuseppe Ferrara e il film su Guido Rossa
giovedì 30 aprile 2009

Giovedì 30 aprile Giuseppe Ferrara, nell’ambito degli incontri organizzati a Brindisi “Riparliamo degli anni‘70”, ci ha intrattenuti sul suo ultimo film, purtoppo non ancora distribuito nei circuiti né passato in TV, per evidenti motivi ideologici. Prima intervistato da Chiara Criscuolo, Ferrara ha commentato l’omicidio  di Guido Rossa, dopo la proiezione di alcune sequenze significative del film. (”Guido che sfidò le Brigate Rosse”)


Guido Rossa (Cesiomaggiore, 1 dicembre 1934 - Genova, 24 gennaio 1979) è stato un sindacalista della Fiom Cgil e operaio metalmeccanico assassinato durante gli anni di piombo dale Brigate Rosse.


Operaio di origine veneta ma genovese d’adozione, iscritto al PCI e sindacalista della CGIL all’Italsider di Genova-Cornigliano, nell’ottobre del 1978 Rossa nota un uomo intento a nascondere volantini delle B.R. dietro a un distributore di bevande. L’operaio è Francesco Berardi, che cerca di fuggire ma viene fermato dalla vigilanza della fabbrica e subito si dichiara prigioniero politico. Viene consegnato ai carabinieri e arrestato.

Guido Rossa denuncia Berardi e testimonia al processo, nel quale Berardi, poi suicida in carcere, viene condannato a quattro anni e mezzo di reclusione.

Per alcuni mesi il sindacato offre a Rossa una scorta, temendo una vendetta dei brigatisti, che arriva il 24 gennaio 1979. Rossa esce di casa e sale in macchina. Un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi lo attende e gli spara uccidendolo.


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È la prima volta che le Brigate Rosse uccidono un iscritto al PCI e un sindacalista. La rabbia e l’indignazione è enorme. Al funerale, cui partecipano 250.000 persone, presenzia il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.


L’omicidio di Rossa segna una svolta nella storia delle Brigate Rosse, che da quel momento non riusciranno più a trovare le stesse aperture nei confronti dell’organizzazione all’interno del proletariato di fabbrica. In effetti proprio per la delicatezza dell’obiettivo, le BR avevano intenzione di punire Rossa ma senza eliminarlo: Rossa doveva essere ”gambizzato”.

Guagliardo, uno dei componenti del commando, racconta che a gambizzazione avvenuta Riccardo Dura, dopo essersi allontanato come gli altri brigatisti dal luogo dell’operazione, tornò indietro e esplose l’ulitmo colpo che uccise Guido Rossa. L’autopsia rivela infatti che su Rossa furono esplosi quattro colpi alle gambe e uno solo mortale al cuore.

Guagliardo aggiunge che il giorno dopo il delitto i membri dell’organizzazione chiesero spiegazioni sull’accaduto e che Dura giustificò l’omicidio affermando che le spie andavano uccise. Le BR valutarono seriamente l’espulsione di Dura, rinunciandovi per non provocare fratture all’interno dell’organizazione.


Alfio Tarullo