Il Tribunale di Brindisi ha condannato un padre al pagamento di 78mila euro in favore della figlia, riconoscendo il grave danno non patrimoniale causato da anni di totale disinteresse.
La sentenza, firmata dal giudice Roberta Marra, accoglie integralmente la richiesta risarcitoria avanzata dalla giovane, che ha raccontato di essere stata abbandonata sin dall’infanzia, sia sul piano affettivo che materiale.
Secondo quanto emerso nel procedimento, l’uomo non avrebbe mai adempiuto ai propri doveri genitoriali, nonostante un’ordinanza del Tribunale di Brindisi del 2000 che imponeva un contributo mensile al mantenimento. La sentenza evidenzia che il padre non ha mai sostenuto economicamente la figlia, né ha mai cercato di incontrarla o instaurare un rapporto con lei.
Le conseguenze psicologiche dell’abbandono
Dagli atti è risultato che l’assenza prolungata della figura paterna ha prodotto nella ragazza un forte disagio emotivo. Come evidenziato in giudizio e sottolineato da Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la giovane ha sviluppato ansie profonde, attacchi di panico e difficoltà relazionali, tanto da vedere compromesso anche il proprio rendimento scolastico. Ritratta come una condizione di isolamento e sofferenza protratta nel tempo, questa situazione ha costituito uno degli elementi centrali del riconoscimento del danno.
Le motivazioni giuridiche
Il giudice Marra, richiamando i principi della Cassazione, ha ribadito che la violazione sistematica dei doveri di mantenimento, educazione e istruzione – previsti dagli articoli 147, 148 e 315-bis del Codice civile e dall’articolo 30 della Costituzione – non rappresenta un semplice inadempimento. Si tratta invece di un vero e proprio illecito civile ai sensi dell’articolo 2043, poiché lede un diritto fondamentale del figlio: quello a beneficiare di una relazione affettiva stabile, equilibrata e protetta.
La quantificazione del risarcimento
L’importo riconosciuto – 78mila euro – comprende 30mila euro per danno biologico e 48mila per danno morale ed esistenziale, liquidati in via equitativa. Per la valutazione del danno biologico il giudice ha considerato che parte del trauma era stato parzialmente elaborato solo dopo i 24 anni, quando la donna aveva raggiunto una maggiore stabilità affettiva e la maternità.
Il padre è stato inoltre condannato a sostenere le spese legali e quelle della consulenza tecnica.
Un caso emblematico
La sentenza sottolinea il peso devastante della deprivazione affettiva durante l’infanzia, una condizione che può generare un senso cronico di vuoto, insicurezza e difficoltà a costruire relazioni sane. Un fenomeno che, come evidenziato nel provvedimento, può segnare profondamente la vita di una persona fino all’età adulta.
Il caso di Brindisi si inserisce dunque nel solco delle pronunce che riconoscono la gravità dell’abbandono emotivo, riaffermando l’importanza dei doveri genitoriali non solo sul piano economico ma, soprattutto, su quello affettivo ed educativo.





















