Conclusa la lunga battaglia legale delle villette di Acque Chiare: la Corte annulla le deliberazioni condominiali e condanna il residence al risarcimento
sabato 18 gennaio 2025

Dopo 17 anni di complesse vicende giudiziarie, il caso del Villaggio Acque Chiare giunge finalmente a una svolta. Le villette sulla litoranea nord di Brindisi hanno fatto da scenario a una battaglia legale che ha attraversato vari gradi di giudizio, dal Tribunale di Brindisi alla Corte di Appello di Lecce, fino alla Suprema Corte di Cassazione, per poi tornare nuovamente alla Corte di Appello di Lecce. 

La controversia ha avuto origine nel maggio 2008, quando i beni del residence furono posti sotto sequestro penale dall’Autorità Giudiziaria di Brindisi. Nonostante ciò, l’assemblea condominiale del 24 luglio 2008 approvò la delibera per la nomina dell’amministratore di condominio, contestata da due proprietari di villette assistiti dall’avvocato Fabio Leoci. Essi impugnarono tale atto, contestando la legittimità della deliberazione sulla base dell’inesistenza del condominio e dell’inefficacia dell’attività dell’amministratore. Secondo loro, un villaggio sottoposto a sequestro preventivo non poteva essere amministrato e gestito da un amministratore e quindi consideravano illegittima la richiesta dei canoni condominiali.

Inizialmente, il Tribunale di Brindisi e la Corte di Appello di Lecce diedero ragione al comitato dei condomini, confermando la legittimità delle delibere condominiali. Tuttavia, i due proprietari non si arresero e nel maggio 2016 presentarono ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con sentenza n. 23255 del marzo 2021, accolse tre punti dell’impugnazione e rimandò la causa alla Corte di Appello di Lecce per una nuova valutazione, dichiarando che il sequestro preventivo penale delle unità immobiliari e delle parti comuni, con conseguente nomina di un custode, annullava i poteri dell’amministratore e le delibere dell’assemblea.

Nel gennaio 2025, la Corte di Appello di Lecce, uniformandosi al principio di diritto espresso dalla Cassazione, annullò la deliberazione del 2008 e condannò il condominio “Residence Acque Chiare” al pagamento delle spese legali e alla restituzione delle somme incassate in esecuzione delle sentenze impugnate, in favore dei due condomini.

Questa sentenza rappresenta una vittoria significativa per i condomini coinvolti e ribadisce l’importanza del rispetto delle disposizioni giudiziarie in materia di beni sequestrati. La decisione finale sottolinea che la gestione condominiale non può prescindere dall’autorità del Tribunale in tali circostanze e che le decisioni della giustizia devono essere rispettate.

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