A Bari Inaugurazione Archivio Sonoro della Puglia
sabato 28 marzo 2009

Inaugurazione Archivio Sonoro della Puglia  con una straordinaria ed inedita documentazione anche sul Salento

Bari, 30 marzo ore 18, Cittadella della Cultura,  (Biblioteca Nazionale, Archivio di Stato) via Oreste Pietro 45


Dalle campagne di ricerca di Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954 alle rilevazioni condotte nel 2005 per le campagne della Murgia, dalle registrazioni di Leo Levi del 1964 presso la comunità neo-ebraica di Sannicandro alla documentazione di riti pasquali e questue tuttora in uso alle porte di Bari, un’impressionante raccolta di documenti sonori di straordinario valore  culturale: è questo il risultato più rilevante dell’Archivio Sonoro della Puglia, promosso dall’associazione Altrosud d’intesa con il Ministero dei Beni Culturali-Direzione Generale Beni Librari e l’Assessorato alle Attività Culturali della Regione Puglia, che sarà inaugurato il 30 marzo alle ore 18 presso la Biblioteca Nazionale di Bari, in via Oreste Pietro 45.


Studiosi ed appassionati, in precedenza costretti a faticose trasferte anche fuori d’Italia, potranno finalmente consultare in loco la quasi totalità dei materiali “storici” concernenti la musica popolare pugliese, dalle raccolte dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia allo sterminato archivio di Roberto Leydi, depositato in Svizzera presso il Centro di Etnografia e Dialettologia di Bellinzona, fino ad importanti fondi privati, sottratti al rischio di perdite irreparabili, come quelli di Giovanni Rinaldi, Otello Profazio ed Ettore De Carolis, oltre alle recentissime rilevazioni di giovani ricercatori come Annamaria Bagorda, Gianni Amati e Massimiliano Morabito.


Particolarmente ingente la documentazione riguardante il Salento che, in gran parte ancora inedita e in non pochi casi sconosciuta anche agli addetti ai lavori, consente una più rigorosa definizione del paesaggio sonoro della “terra del rimorso”, dall’ormai mitico “viaggio esplorativo” di Alan Lomax e Carpitella alle successive indagine di ricercatori come Ernesto De Martino e Annabella Rossi che, tra il 1959 e il 1965, conducono fondamentali campagne di ricerca esplorando le forme canoniche delle musiche del tarantismo e le sue diramazioni per riti affini, come quello di San Donato a Montesano del Salento.


Oltre alle rilevazioni sul campo realizzate in prima persona nel 1966 in vista dello spettacolo “Sentite buona gente”, di Roberto Leydi l’Archivio di Bari raccoglie anche gli inediti risultati delle campagne di studio e di ricerca orientate dalla cattedra di Etnomusicologia dell’Università di Bologna che, dal 1974 fino agli inizi del 2000, hanno interessato un’area molto estesa del Salento, sul quale sono intervenuti numerosi altri ricercatori allo stesso modo presenti nell’archivio che, programmaticamente aperto, continua nella raccolta e inventariazione di materiali che costituiscono aspetti qualificanti delle tradizioni culturali della Puglia.


Il progetto sarà illustrato da Silvia Godelli, assessore alla cultura della Regione Puglia, Domenico Ferraro, presidente di Altrosud, Vincenzo Santoro, coordinatore del progetto, Nicola Scaldaferri, responsabile LEAV dell’Università di Milano, Maurizio Agamennone, consulente scientifico dell’Archivio, e Giovanni Rinaldi, direttore Casa Di Vittorio di Cerignola.


A seguire “Chi suona e canta non muore mai”, una rassegna di musiche tradizionali che, curata da Gianni Amati e Annamaria Bagorda, con oltre 60 suonatori tradizionali, documentati nell’Archivio, offrirà una rappresentazione dei repertori ancora in voga in regione, dai canti della Passione delle comunità grecaniche alle polifonie arbëreshe dell’Alto Salento Jonico: uno spettacolo senza precedenti di cui si offre a parte una più dettagliata descrizione.


info:
www.archiviosonoro.org/puglia;

assoaltrosud@gmail.com,

altrosud@altrosud.it




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Chi suona e canta non muore mai. Rassegna di musiche tradizionali  a margine dell’inaugurazione dell’Archivio Sonoro della Puglia

Bari, 30 marzo ore 18, Cittadella della Cultura
(Biblioteca Nazionale, Archivio di Stato), via Oreste Pietro 45


Curata da Gianni Amati ed Annamaria Bagorda, giovani ricercatori che hanno contribuito alla realizzazione dell’Archivio, e ispirata nel titolo a una celebre massima di Andrea Sacco, la rassegna è senza precedenti in regione e, riallacciandosi sul piano nazionale  alle pionieristiche esperienze di Roberto Leydi negli anni ’60, intende offrire dal vivo una rappresentazione dello stato di salute della tradizione in terra di Puglia.
 
Imperniata su cantori ed esecutori che, presenti nella documentazione sonora dell’Archivio e lontani dalla dimensione dello show-business, sono quotidianamente impegnati nel proprio lavoro (contadini, trainieri, allevatori di cavalli, casalinghe), lo spettacolo si annuncia di grande impatto emotivo, restituendo al pubblico di Bari la suggestione e la carica espressiva di musiche, canti e balli che continuano a scandire il calendario rituale delle diverse comunità.


Passiuna tu Christù (Antimo Pellegrino, Zollino)
Il canto pasquale delle comunità grecaniche del Salento, eseguito da due voci alternate accompagnate dalla fisarmonica. Decaduta l’originaria funzione di canto di questua, la Passione è oggi eseguita la mattina della domenica delle Palme e la mattina del Sabato Santo.


Il Venerdì Santo dell’Alta Murgia  (Grumo Appula)
Eseguito a più voci maschili tutti i venerdì di Quaresima, fino al momento della processione dell’Addolorata, il canto del Venerdì Santo, con la sua straordinaria forza espressiva, segna ancora oggi il paesaggio sonoro della Pasqua di numerose comunità dell’Alta Murgia.


I fornai, tarantelle e canti di questua dell’Alta Murgia  (Toritto)
La notte dell’antivigilia di Natale, con una lenta tarantella cantata sulla fisarmonica e la chitarra francese, si apre la questua annunciata dal ”grido” che un tempo i garzoni dei fornai pubblici lanciavano all’arrivo della squadra di suonatori.


Lu Lazzarenu e matinate del Salento jonico (Famiglia De Prezzo, Sannicola)
Un lacerante canto di questua eseguito, alla vigilia della domenica delle Palme, da un gruppo di cantori che, con l’organetto o la fisarmonica, ripetono poi il giro delle famiglie visitate la notte del Sabato Santo cantando matinate, riproposte dai Fratelli De Prezzo con un’impeccabile vocalità antica, malgrado la loro giovane età.


Canti all’organetto e sul traino dalla Valle d’Itria (Famiglia Zizzi, Cisternino)
Ben tre generazioni della famiglia Zizzi che, da sempre trainieri, allevatori e commercianti di cavalli, suonatori e cantatori, rappresentano un raro caso di continuità familiare nell’esecuzione degli stili di canto e di ballo sull’organetto per un repertorio legato al loro lavoro.


Il Sabato Santo della Valle d’Itria (Coniugi Albanese, Cisternino)
Dal pomeriggio del Sabato Santo alla mattina di Pasqua, coppie di suonatori  visitano le masserie e le case di campagna cantando sull’organetto un lungo canto di Passione e di questua, secondo una tradizione ancora radicata di cui i coniugi Albanese sono i migliori interpreti.


Serenate e pizziche pizziche della Bassa Murgia (Ostuni)


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Le serenate che, dalla festa di sant’Antonio Abate fino al Carnevale, tutti i giovedì sono eseguite nel giro delle case, al suono del tamburello e dell’organetto, concluse, a notte inoltrata, dalle pizziche pizziche che gli uomini ballano con forti allusioni di carattere sessuale.


Zampogne e fischietto del Sub Appennino Dauno (Francesco Capobianco, Panni)
Uno degli ultimi costruttori e suonatori di una zampogna di canna che, sopravvissuta a Panni, nel Subappennino Dauno e l’unica ancora in uso in Puglia, è caratterizzata da un chanter  con tre fori e un lungo bordone con una grande zucca essiccata all’ estremità.


Canti sulla cupa cupa e tarantelle del carnevale dall’Alta Murgia  (Altamura)
Una questua eseguita da gruppi mascherati con il tamburo a frizione che con il suo suono grave accompagna canti a strofette e narrativi e, assieme al tamburello, lunghe tarantelle cantate, caratterizzate da un sostegno ritmico estremamente intenso.


Canti arbëresh dell’Alto Salento Jonico (V. Felice e P. Talò, San Marzano di San Giuseppe)
Il repertorio, profondamente legato al mondo femminile e composto da canti sul lavoro, canti religiosi e ninne nanne, eseguiti a una o più voci, di una comunità albanofona che conserva tuttora un forte legame con le proprie radici culturali.


Serenate e tarantelle dal Gargano (Salvatore Russo e Pio Gravina, San Giovanni Rotondo)
Salvatore Russo, pastore ultraottantenne, dotato di una vocalità antica ed estremamente vigorosa, è uno degli ultimi depositari degli stili di canto sulla chitarra battente, suonata dal più giovane Pio Gravina, che ha recuperato una tradizione di famiglia.


Canti di lavoro del Basso Salento (Casamassella)
Straordinari interpreti di canti polivocali che, eseguiti durante i lavori agricoli,  fino a un passato non tanto remoto dominavano il paesaggio sonoro delle campagne e delle comunità rurali.


Ingresso gratuito.

info:
www.archiviosonoro.org/puglia;

assoaltrosud@gmail.com,

altrosud@altrosud.it
 


 

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