Inaugurazione impianto comunale per il trattamento e riuso acque reflue
giovedì 19 marzo 2009

Il 22 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, proclamata nel 1993 dall’Assemblea delle Nazioni Unite: perché la carenza di acqua è una emergenza mondiale e in  alcune aree del pianeta è una vera e propria catastrofe.


La Città di Ostuni ha pensato di collegare questa giornata simbolo del rispetto di un bene prezioso con l’inaugurazione dell’impianto comunale di trattamento e  riuso delle acque reflue sito in c.da Santa Toce, tra gli olivi secolari nella marina di Ostuni.


Domenica 22 marzo alle ore 10,30 si svolgerà l’inaugurazione dell’impianto di trattamento terziario per l’affinamento delle acque da riutilizzare in agricoltura. L’impianto, realizzato negli ultimi anni è stato finanziato con fondi regionali è il primo in Puglia ad essere gestito da un soggetto pubblico, consentendo di chiudere il ciclo dell’acqua attraverso il suo reimpiego nell’attività agricola.


All’inaugurazione interverrà Domenico Tanzarella, sindaco Comune di Ostuni e vice Presidente ATO Puglia Servizio Idrico, Marco D’Innella dell’Acquedotto Pugliese SpA, Sallustio Lagattolla  dell’ATO Puglia Servizio idrico. Concluderà l’Assessore ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, Onofrio Introna.  L’impianto è ubicato in contrada Santa Toce, raggiungibile dalla complanare a monte della SS. 379 nel tratto Villanova – Fontanelle (svolta nei pressi di un vivaio).


Note tecniche dell’impianto di depurazione e di affinamento dell’acqua per il sui riutilizzo in agricoltura


Quotidianamente dagli scarichi delle nostre abitazioni giungono all’impianto di depurazione in questo impianto circa 6.500 mc di acque reflue, prodotte da 32.810 abitanti.  Un grande carico inquinante che, se non depurato, o depurato male, può essere causa di un considerevole impatto sull’ecosistema marino e costiero, dovuto alle caratteristiche fisiche, biologiche o chimiche delle acque in uscita dal depuratore. Un esempio di acque altamente inquinanti è dato dalle acque di vegetazione dei frantoi derivanti dalla lavorazione delle olive.


L’eccesso di tali nutrienti comporta infatti uno sviluppo abnorme di alcuni tipi di alghe, con conseguente alterazione dell’equilibrio degli ecosistemi stessi. Ad ovviare a ciò alcuni impianti prevedono una successiva fase di rimozione dei nutrienti mediante un processo terziario di depurazione.


Gestito dall’Acquedotto Pugliese, l’impianto di Ostuni svolge una depurazione biologica detta “a fanghi attivi” e non risulta abilitato a trattare acque di scarico industriali, ma solo acque provenienti da usi civili, che giungono dai nostri bagni o dalle nostre cucine. Ecco perché è sconsigliabile versare nei lavandini o nei tombini sostanze tossiche, nocive o altamente inquinanti, in quanto attraversando le condotte della fognatura arrivano al depuratore mettendone a repentaglio il suo corretto funzionamento. L’impianto di Ostuni è uno dei pochi in Puglia in grado di depurare le acque di vegetazione dei frantoi: queste vengono conferite a parte con autobotti, e non attraverso la rete fognaria, in quanto le acque di vegetazione necessitano di un trattamento di depurazione più intenso.


Il riutilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione come fertilizzante in agricoltura, o delle acque depurate a fini irrigui, consente il loro reinserimento nei cicli naturali della materia. Nell’attuale ciclo dell’acqua in Puglia, si assiste invece al prelievo massiccio di acqua dolce dalle falde tramite i pozzi artesiani, che non essendo compensate dalle precipitazioni, ne provoca una progressiva salinizzazione dovuta al richiamo in falda dell’acqua del mare. Così i cicli restano aperti e l’acqua non torna da dove proviene. Da anni in Ostuni sono in atto diversi progetti per chiudere tali cicli. Mentre i fanghi di depurazione già da tempo vengono utilizzati come fertilizzante nelle campagne, per le acque depurate, fin oggi scaricate nella lama D’Antelmi, è imminente il loro riutilizzo a scopi irrigui in agricoltura.


Attraverso alcuni programmi comunitari sono stati finanziati interventi di adeguamento dell’impianto di depurazione, oltre alla realizzazione di un nuovo impianto di trattamento terziario in grado di affinare maggiormente il processo depurativo (eliminando fosfati e nitrati) con lo scopo di utilizzare acqua depurata di qualità in agricoltura. La Regione Puglia con una apposita delibera di Giunta regionale ha assegnato all’Acquedotto Pugliese il compito di gestire l’impianto di affinamento dei reflui ed al Comune di Ostuni la gestione della rete di distribuzione dell’acqua alle aziende agricole. Potranno così essere irrigati 150 ettari di coltivazioni agrarie, anche se potenzialmente può essere irrigata una superficie tre volte superiore (450 ettari) in funzione dei volumi di acqua che possono essere prodotti con il nuovo impianto.


Si raggiunge in tal modo un importante risultato: - una lama come quella D’Antelmi, piccolo scrigno naturalistico per la ricca vegetazione che si riscontra in alcuni suoi tratti, non riceverà più le acque reflue del depuratore scaricate da decenni, - un tratto di costa, in corrispondenza dello sbocco della lama, ritornerà ad essere balenabile, - una campagna assetata potrà ricevere acqua irrigua di qualità. Un tentativo questo, di chiudere il ciclo dell’acqua nel nostro territorio che ha contribuito a far si che sulle marine di Ostuni sventolasse da quest’anno la Bandiera Blu.