Posti riservati alle “Autorità” -di Alfio Tarullo-
lunedì 2 febbraio 2009

Quali e quante sono le autorità civili, militari e religiose? Con quale criterio viene compilato –e da Chi?- il Gotha tacitamente in vigore di questa composita aristocrazia cittadina? C’è qualcosa di spagnolesco e arbitrario in questa accettata classificazione?  E’ giusto destinare alle Autorità posti riservati in prima fila sempre e dovunque? Qui si accenna anche ad un concerto pianistico a Boville Ernica (Frosinone) molto affollato…e a un”giallo”. a Maglie dove alcuni fantasmi hanno prenotato tutti i posti disponibili all’Auditorium Cezzi!


 


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Apprendo casualmente ciò che è accaduto in quel di Boville Ernica, un grazioso paesino agricolo in provincia di Frosinone che non avevo mai sentito nominare, antico borgo, fondato dagli Ernici intorno al 450 a.c.
Com’è o come non è, circa tre mesi fa nella sala del museo civico di Boville si esibisce il pianista jazz Danilo Rea (ved..) Sono numerosi i bravi ciociari che vanno al concerto e l’esigua sala si riempie tutta.

Qui, a commento di quella giornata, cedo la parola ad un ignoto spettatore che ne ha fatto testimonianza su un sito internet in data 18 novembre 2008:  “Ho assistito all’esibizione del pianista Danilo Rea, al Museo Civico di Bovile Ernica (Frosinone)e devo dire che ho passato un’ora molto piacevole. Complimenti all’Artista e a tutti coloro che hanno reso possibile questo avvenimento.

Non avevo mai sentito suonare Danilo Rea, ma i miei figli, che sono appassionati di musica, mi avevano informato che trattandosi di un nome molto famoso ed essendo gratuito l’ingresso, ci sarebbe stato sicuramente il “pienone “, per cui era meglio arrivare almeno un’ora prima dell’orario previsto, e così è stato fatto.

Il Museo era ancora praticamente deserto, ma la cosa che subito saltava agli occhi era il bel pianoforte a coda al centro della scena e le file di poltroncine (circa 10) ben allineate, e tutte libere, che sembravano invitarti a sedere.


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A passo trionfale mi sono diretto verso le prime fila (cosa c’è di più emozionante che sentire un pianista dal vivo a non più di due metri di distanza? ) ma, grande delusione, la prima fila era riservata alle “autorità”!

Va bene, mi accontento della seconda!  No!   riservata!


Allora la terza!   Riservatissima!  e così fino alla settima fila !!!!   Ma quante “ca….” di “autorità” ci sono a Boville ??!!

Ho realizzato che nel mio Paese una persona normale che non ha nessuna possibilità, o più semplicemente nessuna voglia di diventare una “autorità”, non ce l’ avrebbe mai fatta a raggiungere le prime file.

Memore dei miei trascorsi nel P.C.I. e con rinnovato e crescente “furore rivoluzionario”, ho preso il “comando delle operazioni” e ho ordinato ai miei figli di occupare il “Quartier Generale” e così in un attimo ci siamo impossessati di tre posti in prima fila.


Devo dire che nessuno ci ha invitato a lasciare libere le poltroncine, ma è pur vero che in un Paese Democratico forse è più corretto che la prima fila venga divisa in due settori, uno riservato alle “autorità” e uno riservato al “resto del Mondo”, e comunque 7 file su 10 non possono essere precluse al Popolo, anche se mi rendo conto che il numero delle “autorità” va aumentando a dismisura a Boville E. se è vero come è vero, che presto verranno nominati ben due vice-Presidenti del Consiglio Comunale.


E sembra che a loro volta i due vice-Presidenti potranno nominare ciascuno due sotto-Segretari. Ognuno dei vari soggetti sarà dotato, ovviamente, della “Fascia d’ordinanza” che potrà anche essere personalizzata.

Se la “proliferazione” delle Cariche continua a questi ritmi, il giorno della Processione di “San Rocco” ci sarà un “ingorgo istituzionale” terrificante su chi dovrà occupare le prime posizioni dietro la statua del Santo, e come è successo per i monaci armeni e ortodossi a Gerusalemme, assisteremo alla più grande scazzottata politico-religiosa-istituzionale del basso-Lazio.”


Fin qui l’intervento del buon padre di famiglia bovillese.



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Adesso spostiamoci in quel di Maglie (Lecce) nel nostro Salento. Titolo su in sito importante: e la notizia siglata da c.c.d.


MAGLIE –30.1.2009 -C’è un velo di mistero sulla stagione di prosa che sta per iniziare.

Ad alzare il sipario sugli spettacoli che verranno ci sta provando Sabrina Balena. Il capogruppo del Pd, nei giorni scorsi, da privata cittadina, si era recata in municipio (è lì il botteghino) per acquistare un abbonamento, si è sentita rispondere che tutti i posti erano esauriti per tutte e tre le rappresentazioni.


“Mi è sembrato impossibile” – dice – “che in così poco tempo non ci fossero biglietti disponibili, così ho deciso di esercitare i miei diritti di consigliere ed ho chiesto l’accesso ai documenti. Ho scoperto in questo modo che le “prenotazioni” consistevano in un elenco di “nomi noti” trascritti su un’agenda e che nessuno aveva versato neppure un acconto (tra l’altro i ticket non sono materialmente ancora pronti). Ma non basta: quell’elenco era di 168 nominativi, quanti sono i posti disponibili. A cosa o a chi fossero riservate le poltrone neanche ufficiosamente prenotate ancora non lo so”.


Quest’anno la stagione di prosa avrà palcoscenico nell’auditorium Giovanni Cezzi perché la sala del Moderno non è agibile per via della ristrutturazione avviata dal gestore e poi interrotta dal Comune a seguito dell’accertamento dell’esecuzione di lavori non conformi alle autorizzazioni.

Nel frattempo Sabrina Balena è stata avvertita telefonicamente che c’erano  state delle rinunce e che pertanto poteva acquistare i sui biglietti; ma la questione non è ancora risolta: “Non li ho voluti – continua - ci sono stranezze che mi si dovranno spiegare, su nostra proposta il Consiglio approvò una delibera che stabiliva che non sarebbero stati più previsti biglietti gratuiti per gli amministratori, quindi non posso pensare che a quello scopo fossero destinate le “poltrone dimenticate”, sarebbe inconcepibile che 60 posti su 168 fossero così destinati specie quest’anno che l’offerta è ridotta ed in considerazione del fatto che questo intervento culturale costerà diecimila euro che graveranno sulle tasche di tutti i cittadini”


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Che dire ? Da parte mia, avevo minacciato in conclusione del mio articolo “Brindisi città della cultura?”  che avrei riscritto intorno all’organizzazione degli eventi culturali qui a Brindisi, argomento tabù per la stampa deferente  e incline al quieto vivere. e voglio impudentemente adempiere la promessa.


A molti cittadini di Brindisi sarà capitato, partecipando quali spettatori, paganti o no, ad uno spettacolo pubblico patrocinato dal Comune, dalla Provincia o da qualche Ente, di notare in sala due o più file di posti con il cartello indicante che il settore contrassegnato è “riservato alle autorità” per impedirne l’indebita occupazione da parte di altri.

Certamente i lettori avranno notato  come  i posti intangibili  fossero troppi per il novero di autorità che la loro  memoria con immediatezza riusciva a rammentare (“Oh, quanti posti riservati, ma quante sono le autorità?).


I resoconti giornalistici di simili avvenimenti artistico - culturali (convegni, conferenze, concerti, simposi medici etc) rendevano conto ai lettori del fatto che “erano presenti le più alte autorità civili, militari e religiose”, (non le basse, quindi…) indicazione di cronaca che, nelle intenzioni dell’articolista, al di là della mera curiosità, serviva a misurare l’importanza dell’avvenimento e rendere evidente il successo da esso ottenuto, anche se ai lettori interessava più lo specifico oggetto della cerimonia piuttosto che la valutazione gerarchica dei presenti, i cui nomi e qualifiche “autoritarie”, in lunga serie, venivano snocciolati in base ad una graduale gerarchia (Prefetto, Sindaco, Presidente della Provincia, Comandanti e Vicecomamdanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Marina, Aeronautica, Questore, Arcivescovo, Vicario dell’Arcivescovo,  ecc. via via degradando sino ad eventuali Sottosegretari, Deputati e Senatori).


La presenza di queste autorità è molto ambita, tanto all’inizio della cerimonia o spettacolo il presentatore o chi introduce rivolge un doveroso saluto ”alle autorità presenti” ringraziandole della partecipazione, forse per il lustro che una siffatta concentrazione di personalità conferisce alla manifestazione, gli spettatori paganti rimangono ai margini della sfuriata spagnolesca e molto speso devono addirittura ascoltare un bel vacuo pistolotto di qualche “autorità” che viene chiamata alla ribalta per rimarcare l’eccezionalità culturale o scientifica o politica o umanitaria dell’evento.


A talune manifestazioni specialistiche, un concerto di musica classica, una rappresentazione coreografica all’aperto o in teatro, specie durante le celebrazioni delle feste patronali, molte poltrone rimangono disperatamente vuote, non interessando minimamente alle autorità la specificità dell’evento al quale vengono invitate a compartecipare: non tutte amano la musica classica, lirica o strumentale, né i balletti o esibizioni artistiche d’altro tipo.


Molto spesso le autorità presenziano in compagnia delle loro consorti e questo può giustificare il preventivo di numerosi posti che vengono messi a disposizione delle benemerite persone che fruiscono dell’inserimento in questa indefinita classifica.

A proposito, a chi è devoluta la composizione e l’aggiornamento di un ipotetico AGA, cioè “Almanacco di Gotha delle Autorità”? Quali le incombenze e le qualifiche che danno diritto di ricevere un sì pomposo e oneroso titolo? Non esistendo, per sfortuna, un annuario di tal genere tutto è lasciato alla soggettiva valutazione di chi organizza e predispone i programmi di cui s’è detto.


Devo rilevare, a disdoro di noi cattolici, che quest’amabile consuetudine viene praticata anche nelle Chiese ove la somma uguaglianza delle anime non dovrebbe disgiungersi da quella dei corpi, e invece anche in Chiesa, in occasione di particolari cerimonie o concerti strumentali e vocali che ivi avevano luogo, vengono riservate le prime file alle cosiddette autorità, loro consorti e famigli vari, senza che ciò riesca a destar rancore in tutti gli altri, costretti a restar in piedi, una volta esauritisi i posti a sedere, segno che la spagnolesca usanza viene cristianamente accettata, in attesa della nemesi vendicativa secondo la quale “gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi” come ci vien detto nel Vangelo con la parabola di Gesù e i vignaioli (Mt.:2O, 1-16).


Una volta, proprio in Chiesa, osservai, mentr’ero seduto con il popolo religioso in attesa di celestiali note musicali, un primario ospedaliero, rassegnato a restar in piedi nella calca di gente paziente, mentre un suo paramedico  della divisione urologica, consigliere comunale a San Pietro Vernotico, s’avanzava impettito con sua moglie al braccio, per andare ad assettarsi nei posti riservati alle autorità, orgoglioso del suo affascinante privilegio affidatogli dalla conquistata “nomenclatura” di cui temporaneamente poteva godere.

Si verificava casualmente una imprevedibile mescolanza, che stravolgeva le esistenti gerarchie secolari (nel senso di “terrene”) tra i prestabiliti primi e gli incauti ma speranzosi ultimi. L’infermiere, non “primo” sul posto di lavoro, aveva una rivalsa pubblica su chi primo era nell’inservienza lavorativa. Il quale era declassato tra la numerosa comunità che sgranava gli occhi per l’invidia degli altrui privilegi.


Tuttavia è l’eccesso quel che disgusta: una volta ho contato quattro file per complessivi sessanta posti contrassegnati come indisponibili per i comuni cittadini. Ora, trovatemi voi, cari lettori, se ci siete, non dico sessanta ma almeno trenta “autorità”: ho cercato di enumerare mentalmente il più possibile ma non sono mai arrivato oltre la decina, forse a cagione della mia ormai indebolita memoria.


E poi, ritengo che, a seconda del tipo di manifestazione (pubblica!) le autorità possano essere variabili. Ad un convegno (pubblico) sulla politica scolastica, per esempio, potrebbero essere invitati, quali autorità, almeno i presidi (ora si chiamano “dirigenti scolastici” per via della metamorfosi linguistica che non è stata compiutamente accettata) almeno delle scuole più importanti più importanti; ad un convegno (pubblico) sulle Imposte dirette e indirette, dovrebbero ricevere l’invito, quali autorità, il Direttore dell’Uff.Entrate e il Presidente dell’ordine dei dottori commercialisti; ad un dibattito sulla Sanità certamente le “autorità” sarebbero costituite dai Primari (ora si chiamano “dirigenti”, sempre per la metamorfosi linguistica che tanto si propaga) delle varie divisioni ospedaliere oltre che dai Direttori generali delle ASL che sul tema avrebbero certamente molto da illustrare e discutere, dall’alto della loro esperienza specifica.


Invece assistiamo alla presenza delle stesse autorità sempre e dovunque, con evidente scapito della competenza media dell’autorità stessa. Non si può pretendere che le “autorità civili, militari e religiose”, come recita la risaputa e imperterrita cantilena, sempre per fare un esempio a giustificazione del nostro umile discorso, conoscano di musica, di cinema, di tasse, di sanità, di ordinamenti scolastici, di civiltà precolombiane, di giustizia ecc. Sarebbero dei mostri enciclopedici oltre che autorità: tuttavia in questa veste (di autorità non di mostri) esse sono invitate, anche ad una saga popolare, e trovano in prime fila i posti a loro riservati.
 
Che poi un balengo assessore alla Cultura chiami, in piena conferenza stampa, con la massima disinvoltura, “musicante Accardi” il maestro Salvatore Accardo, gran rinomato violinista, poco sembra contare: il protocollo esige che parli l’assessore alla Cultura e non un docente di musica! 


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E ci sono, ahimé i reietti: Perché non considerare autorità il direttore dell’INPS? Non è egli predisposto alla vigilanza affinché i contributi vengano versati da chi deve?

E il Provveditore agli Studi (non so come si chiama adesso dopo la certamente subìta metamorfosi della sua qualifica) non è forse un’autorità, in quanto gli concerne l’organizzazione scolastica nella provincia?

E non parliamo di Enel e Telecom… Anche se non conosciamo i nomi di codesti dirigenti, (per via d’una ricercata mimetizzazione che li protegga dal ludibrio di sempre possibili avverse cronache giornalistiche) costoro sono “autorità”, eccome!


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C’è qualcuno che rivendica un ruolo supremo, non solo d’autorità ma di “primus”, conseguente a un’autoclassificazione feudale (erano autorità i vassalli, valvassori e valvassini ma con una differenza che li contraddistingueva!).

Infatti : ci fu un tal Prefetto qui a Brindisi, tant’anni fa, che fu invitato ad una festa mondana al Cral Marina militare che aveva emesso 250 inviti numerati: il prefetto, quando s’accorse che il suo invito era contrassegnato col numero 6, ché così era capitato, stizzito, fece telefonare dal suo capo di gabinetto per rammentare agli incauti organizzatori essere il prefetto la prima autorità della provincia in, quanto rappresentante del governo, e che quindi avrebbe dovuto ricevere l’invito contrassegnato col numero 1. Suscettibilità di autorità che contano priva di tendenze egualitarie e dell’equità fattuale dell’innata giustizia.


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Ed ora vi descrivo il comportamento, egualmente stizzito, di un’alta autorità militare, episodio di cui fui infastidito testimone oculare nella Cattedrale di Brindisi. 
 


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Eravamo negli ultimi giorni di febbraio 1995 e venne celebrata la Messa giubilare per onorare festosamente i venticinque anni di arcivescovato a Brindisi di Monsignor Settimio Todisco: cerimonia pomposa che solo un evento liturgico può generare.


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Venticinque anni son tanti, nessuna autorità (prefetti, conandanti ecc.) rimane al suo posto nella stessa città per sì lungo tempo   Mosignor Todisco non aveva emanato inviti alle autorità, nella gioiosa sicurezza che esse, comunque, non sarebbero mancate al devoto appuntamento: l’ avvenimento era pubblicizzato dalla stampa, con gioiosa partecipazione e accorato appello alla spontaneità di tutti i fedeli, chiamati ad accorrere in Cattedrale per partecipare all’esultanza col clero delle Diocesi. Tuttavia, la facile previsione d’un grande afflusso spontaneo degli ottimati suggerì all’inappuntabile organizzazione di riservare molti posti nelle prime file, ove si sarebbero assise le autorità civili e militari, infervorate misticamente dalla festevole ricorrenza.


La Cattedrale è stracolma di fedeli, seduti, in piedi, in ogni angolo; anche nelle prime file non ci sono posti vuoti, c’è l’unanime partecipazione delle autorità: è la festa d’uno di loro, la più virtuosa, la più riconosciuta dal volgo, custode e divulgatrice lapidaria dei celestiali beni dell’anima, un’autorità un credibile (o incredibile) aldilà e che deve essere rispettata da quelle meramente terrene, anche da quelle che personalmente non credono nell’esistenza dell’aldilà.


Dall’Arcivescovado sortisce il corteo che attraversa Piazza Duomo ed entra in chiesa: i canonici della Diocesi procedono disposti ordinatamente in due file indiane, una a destra e l’altra a sinistra, indossano l’immacolata veste color panna delle grandi occasioni, quando la liturgia propone uno sfoggio ineguagliabile di colorate vestizioni e solennità: l’immagine è avvincente con Monsignor Todisco che chiude il corteo, maestosa figura di pastor angelicus, ritto e benedicente con ampi sguardi paterni dispensati ai fedeli accalcati ai lati della processione e in Chiesa


Intanto entrano in Chiesa due ufficiali dei carabinieri, per partecipare alla cerimonia: Il Colonnello comandante a Brindisi, accompagnato dalla sua ordinanza, impettito, da vero militare, pur senza essere ridicolo, indossa l’alta uniforme, fasciato da una sontuosa cappa nera e una mezza cappa rossa che gli ricopre la spalla, sembra un alto dignitario d’una regal corte cinquecentesca; s’avanza con passo cadenzato, come in piazza d’armi, con a fianco l’altro ufficiale che sembra una sua sottomessa appendice, una sorta di scorta onorifica ma dall’atteggiamento dimesso, teatralmente secondario, secondo una studiata e collaudata scenografia.

Entrambi percorrono il corridoio tra i due settori di banchi, con suprema andatura di cavalieri antichi alla ricerca di una ulteriore investitura; in prima fila cercano i loro posti per assidersi lì davanti ove ristanno le “autorità” e così assistere alla Santa Messa del giubileo arcivescovile.



Io sono, in piedi, lì da presso. guardo ammirato i due ufficiali dei carabinieri, segno visibile, quasi tangibile, del gran conto in cui l’Arcivescovo è tenuto e quindi della totale, effettiva religiosità dello Stato secolare e laico che essi rappresentano con aristocratica evidenza.


Giunti in prima fila, però, i due dignitari non riescono a trovare uno spazio libero. Nessuno ha lasciato liberi due posti, nessuno s’è accorto dell’assenza dei due ritardatari: seguono scene d’imbarazzo; il Questore s’agita, si rizza in piedi, gesticola con impaccio, forse farfuglia delle scuse ma non vi sono “autorità” disposte a cedere. E’ evidente che i due ufficiali dell’onoratissima Arma hanno letto ma non intelletto l’intervista dell’Arcivescovo alla “Gazzetta” e la sua limpida dichiarazione, riformatrice d’un costume : “Io non ho fatto inviti; ho chiesto che si mettesse il manifesto alle porte delle Chiese “, ritenendola teorica e scartando mentalmente una evenienza scandalosa per il proprio rango di alti rappresentanti dello Stato.


I due ufficiali ripercorrono in senso inverso, con immutata baldanza, e da presso la porta d’ingresso della Cattedrale si ferma il Colonnello in rosso e nero, in attesa dell’ingresso del corteo arcivescovile, mentre il vassallo, sconcertato dall’inattesa circostanza, e presago di quanto dovrà accadere, esce dalla Chiesa e va a sedersi nell’auto blu parcheggiata nella piazza. Il Colonnello assiste in piedi alla sfilata del Capitolo e del clero, che s’avanza verso l’altare maggiore, l’Arcivescovo benedicente incontra il suo sguardo, il Colonnello saluta, visibilmente soddisfatto di farsi notare tra la gente, un po’ fuori posto con quella pompa rossonera ma dignitosamente consapevole del suo prestigio, si sottomette alla benedizione pastorale.

Terminata la processione all’interno della Cattedrale, i fedeli rivoltano gli occhi verso l’abside, alla ricerca di sacre emozioni prima dell’inizio della Messa solenne.


Il Colonnello, invece, avversando questa unanimità, esce dalla Chiesa, con passo ancora marziale, senza alcun riverbero di sottomissione religiosa e con un’esausta aria di rassegnazione, con qualche impercettibile segno di risentimento, raggiunge l’auto blu e con rapido e significativo cenno ordina al conducente, uno stupefatto ignoto milite, di partir tosto.

Tutta qui la sua religiosità?  Breve la partecipazione a un rapporto con l’Eccelso. Non ha reputato decoroso restare in piedi come tant’altri.  O la sua presenza voleva essere una burocratica finzione per apparire in una parade?


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 (la gratificazione sta nell’apparire, impressionare la gente?).
Che la cerimonia inizi pure senza di lui, mentre gli altri fedeli son lì a pregare.


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L’Arcivescovo emerito di Brindisi-Ostuni fu protagonista di un altro edificante episodio tanti anni fa, quando emerito non era, che riemerge dai miei ricordi.

Teatro Impero, c’era uno spettacolo popolare, non so più se concerto o recita con grande invasione di popolo e pochissime poltroncine per le autorità. Poco prima dell’inizio dello spettacolo fa il suo ingresso in platea, accompagnato dal suo segretario, Monsignor Todisco, Arcivescovo di Brindisi.


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Poiché le prime file sono già occupate va a sedersi in sesta fila: acclamato dagli spettatori, viene da questi invitati a sedersi in prima fila, tutti sono in piedi, disposti a cedergli il posto, l’arcivescovo con ripetuti, eloquenti gesti, dice di no e s’accomoda in sesta fila, proprio davanti a me. 

E’ il trionfo della sacra modestia e Monsignor Todisco, soddisfatto, assiste allo spettacolo.