Farsi male da soli: la solidarietà che aiuta i propri figli… ad andar via!
venerdì 23 gennaio 2009

Ogni giorno si legge di associazioni culturali e sportive, scuole, circoli vari, gruppi estemporaneamente aggregati (scapoli e ammogliati, politici e attori, cantanti e magistrati, etc.) che organizzano partite di calcio, concerti, lotterie, etc. a favore di grandi organizzazioni tanto mitiche quanto lontane che attraggono attenzione con personaggi famosi e con il circolo mediatico (TV e radio, nazionali e locali), che porta molti cittadini ad esser generosi e donare soldi per la ricerca, spesso, su malattie rare.


Pur essendo legittima e sacra la scelta autonoma di ogni benefattore, conviene riflettere sui capitali che servirebbero, eccome, agli istituti di ricerca meridionali per far crescere il territorio e valorizzare il proprio capitale umano. Al contrario, aiutando a creare infrastrutture, laboratori e progetti in luoghi lontani, si alimentano le condizioni perché i nostri giovani vadano via, procurando valore aggiunto per altri, impoverendo il Mezzogiorno - già malmesso - anche del suo stesso capitale umano.


Nell’area del Grande Salento, questo paradosso è invero esemplare: mentre Università, CNR, Cittadella della Ricerca, ENEA, CETMA, OPTEL e ISBEM si tirano il collo (scrivendo progetti) per procurarsi fondi, costruire laboratori e avviare sempre più giovani alla ricerca scientifica, ignari cittadini organizzano eventi creativi (concerti, teatro, maratone, musica, balli, etc.) per raccogliere soldi e consenso per strutture del Nord che, potenziando i propri laboratori di ricerca, attraggono i nostri giovani. Qui si rimane sempre più poveri ed è ben magra consolazione sapere che molti di questi giovani dirigono i laboratori costruiti altrove con la beneficenza del Mezzogiorno. In ogni caso, queste risorse umane sono perse, spesso per sempre, per un territorio che avrebbe in primis bisogno della comprensione e del consenso dei propri cittadini. Inoltre, pur meritevoli, giovani gruppi pugliesi perdono fondi di ricerca seri a fronte di competizioni impari con istituti settentrionali, molto forti per “peso politico”.


Certamente, non è il lamento perenne che può aiutare a costruire laboratori e far lavorare i nostri giovani qui, né sono comprensibili le contraddizioni generate da noi stessi! Bisogna portare sempre più soldi per la ricerca nel Mezzogiorno, unica via per un futuro sostenibile, facendo ognuno la sua parte: i cittadini con le loro iniziative di beneficenza, gli imprenditori investendo parte dei loro capitali e i ricercatori con la forza delle idee che – tramutate in progetti – portano nuove conoscenze e sviluppo.


A meno che non si voglia passare alla storia come popolo di fattrici e stalloni, capaci sì di generare e allevare puledri ma anche di tirar loro calci appena raggiunta la maturità (dopo la laurea), quando si ha bisogno di correre e competere nella prateria della globalizzazione, allorché si può davvero creare valore, scrivendo progetti, vincendoli e completandoli fino in fondo per creare prodotti, processi e servizi innovativi per tutti.


Ci sarà mai nel Mezzogiorno una presa di coscienza individuale e un moto di orgoglio collettivo per far crescere le proprie infrastrutture, svilupparsi scientificamente e quindi recuperare il divario storico non più tollerabile, soprattutto oggi alle soglie del federalismo? Nel Settentrione, ci sono istituzioni così ricche da non saper più dove allocare i soldi generosamente raccolti altrove, spesso proprio lì dove servono!


Altro caso di macroscopico autolesionismo, sempre in Puglia, è quello per cui ci si fa del male anche con il 5perMille, atto liberale consentito nella dichiarazione dei redditi (IRPEF): dei documentati 140.000 cittadini pugliesi che destinano il 5perMille alla ricerca (sul totale nazionale di ben 2.200.000), solo 7.000 lo donano alle istituzioni che operano nella stessa regione: è chiaro che qualcosa non torna! E’ scarsa informazione, amore per il forestiero, o cos’altro? Si vuole forse tener fede al Nemo propheta in patria? Qualunque sia la ragione, è necessario arginare questa emorragia e cambiare le cose che accentuano il gradiente negativo per il Mezzogiorno. Così, per far crescere le infrastrutture nel territorio, e lasciar radicare i giovani qui, servono sia l’attenzione che la saggia beneficenza di ogni cittadino. Piccole che siano, sono sempre benvenute!


Prof. Alessandro DISTANTE