Forum delle Associazioni Familiari. La “pillola del giorno dopo”
mercoledì 30 gennaio 2008

In merito alla bozza di Piano Sanitario Regionale, attualmente in discussione da parte della Regione PUGLIA, ed in particolare rispetto alla distribuzione libera e gratuita della cosiddetta “pillola  del giorno dopo” nei consultori familiari pubblici, il Forum delle Associazioni Familiari, il Comitato “Scienza e Vita”, il Forum nazionale degli Operatori Sanitari e la Società italiana di bioetica e comitati etici   fanno presente quanto segue.


Come riportato dal foglietto illustrativo del Norlevo, nome commerciale del preparato in oggetto, la pillola del giorno può avere un duplice meccanismo d’azione. Se assunta lontano dall’ovulazione, essa può agire come un normale contraccettivo, inibendo questo fondamentale fenomeno biologico; ma se assunta in fase fertile,la forte carica ormonale del preparato ( 2 dosi da 750 mcg di levonorgestrel) altera l’endometrio, cioè la mucosa che riveste la cavità uterina  in modo tale da rendere impossibile l’annidamento dell’embrione già formato. In tal caso, evidentemente, il farmaco non agiste come contraccettivo, bensì come antinidatorio, provocando quindi  un aborto precoce.


E’ fondamentale, dunque, l’informazione, chiara e completa, della paziente, nonché assicurare  il diritto all’obiezione di coscienza da parte del Sanitario prescrivente, così come stabilito dal pronunciamento sul tema del Comitato nazionale di Bioetica del 2004, nell’esercizio di un diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito.


 Il foglietto illustrativo del farmaco in questione riporta inoltre  testualmente:“E’ sconsigliata la somministrazione ripetuta entro uno stesso ciclo mestruale, per evitare alla paziente un carico ormonale troppo elevato e la possibilità di gravi disturbi del ciclo”. Lo stesso  riferisce che il farmaco non va somministrato in pz. a rischio per gravidanza extra-uterina, in presenza di sindromi di malassorbimento intestinale, di epatopatie gravi, di ipersensibilità alla molecola o di intolleranza al galattosio e sindromi correlate.


Ci chiediamo come queste situazioni possano essere diagnosticate preventivamente dal Sanitario prescrittore o somministratore, evitando così danni alla salute della donna, lì dove si ritiene superfluo ogni accertamento che non sia quello relativo allo stato di gravidanza.


Ci chiediamo ancora come, in mancanza di un registro relativo alle dosi di farmaco prescritte e/o somministrate ad una stessa paziente nel corso dello stesso ciclo, si possa assicurare la prevenzione di quegli inopportuni sovraccarichi ormonali e di quei gravi disturbi del ciclo connessi all’assunzione di dosi di levonorgestrel superiori ai 1500 mcg.


Infine, come Sanitari e come Famiglie, ci chiediamo quali possano essere le conseguenze di questa iniziativa della Regione Puglia sulla salute riproduttiva e sul benessere psico – sessuale di coppia, soprattutto per le nuove generazioni, laddove, invece, in una realtà come quella pugliese, si avverte l’urgente bisogno di seri interventi e percorsi miranti ad una adeguata e corretta educazione dell’affettività e della sessualità, che insegnino a coniugare l’amore con la responsabilità ed il pieno rispetto delle persone coinvolte nel rapporto di coppia, nonché alla prevenzione di patologie serie come le malattie sessualmente trasmesse, riconosciute tra le cause più significative dell’aumentata incidenza della sterilità di coppia.


Circa poi l’utilizzo della RU 486 come farmaco in grado di agire provocando l’induzione medica della interruzione volontaria di gravidanza, le Associazioni scriventi sottolineano l’esistenza, nella letteratura medica internazionale di almeno 16 casi  di decessi avvenuti, in varie parti del mondo, successivamente all’utilizzo di questo farmaco.


Ricordiamo inoltre che, perché possa agire in modo efficace, questo farmaco va assunto entro il 49° giorno di amenorrea, cioè  entro 7 settimane dall’ultima mestruazione. Pertanto, visti i tempi ristretti per la somministrazione della Ru486, come si può pensare che entro  questi limiti di tempo la donna non solo maturi la decisione di abortire, ma - così come previsto dagli artt. 1 e 2 della legge 194/78 - vengano messi in atto tutti i tentativi necessari a rimuovere le cause che inducono la donna a richiedere l’Ivg,, venga redatto il certificato e siano passati i sette giorni di riflessione imposti dalla legge italiana sull’aborto?


In altre parole: ci sembra che l’uso dell’Ru486 non permetta l’applicazione integrale della legge 194, specialmente nella sua parte preventiva , e di fatto condanna sempre di più la donna che abortisce alla solitudine, al silenzio, e rende dramma, fatto privato un dovere ed una priorità pubblica, quale la tutela della vita umana nascente, cui lo Stato è impegnato dall’art.1 della legge 194.


In Puglia, il tasso di abortività è fra i maggiori d’Italia (12.4), la percentuale delle recidive, cioè di donne che si sottopongo all’IVG ripetutamente, come se si trattasse di una tecnica contraccettiva, è del 35.7% (dati del ministero della Sanità): la più alta d’Italia; nella nostra Regione, 1200 minorenni l’anno abortiscono volontariamente, a volte senza che i loro genitori lo sappiano, ma solo con l’autorizzazione del giudice tutelare,e solo il 10.8% delle donne che richiede l’Ivg si rivolge per questo ad un Consultorio familiare, struttura preposta per legge al colloquio, al sostegno, alla prevenzione ed al sostegno di queste donne. Il numero dei Consultori operanti sul territorio pugliese è ben lontano da quel rapporto si 1:20000 persone previsto dalla legge.


E’ urgente una grande operazione di rilancio dei Consultori familiari, statali e non statali, una rivisitazione delle loro modalità operative, la formazione permanente delle figure che vi sono impegnate, valorizzando il contributo delle associazioni familiari e di quelle di volontariato. Proviamo a chiedere ad una donna immigrata, gravida, in difficoltà, se vuole l’Ru486 e se vuole una mano concreta di aiuto: forse, la risposta non tarderà ad arrivare, e sarà per la vita di una mamma e del suo bambino.


Chiediamo pertanto alla Regione Puglia di aprire un tavolo tecnico sul tema della prevenzione dell’Ivg e dei Consultori familiari, che coinvolga, oltre alle Istituzioni competenti, quelle associazioni e quei movimenti operanti in campo socio-sanitario che costituiscono un’autentica risorsa per la nostra Regione.