La statua di San Lorenzo da Brindisi -di Alfio Tarullo-
domenica 21 dicembre 2008

Il brindisino Giulio Cesare Russo, figlio di Guglielmo ed Elisabetta Masella  (1559-1619) effigiato nelle vesti  di Frate Lorenzo da Brindisi, Santo: abbandonato senza aureole mistiche come ciarpame visivo fra maestre, scolari, genitori premurosi che distrattamente gli ronzano intorno e frettolosi passanti, desta reconditi desideri  iconoclastici  tra coloro che  anelano  ad una incorporea spiritualità eterea, che non può alternarsi con  fattezze somatiche, del tutto superflue.


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Prima di scrivere della statua, recentemente eretta e sita sul marciapiedi antistante la scuola elementare San Lorenzo, sarà bene compendiare alcuni rapidi cenni biografici che lo riguardano. rastrellati alla meglio ma essenziali.



San Lorenzo da Brindisi (al secolo Giulio Cesare Russo) nacque nella nostra città il 22 luglio 1559. Rimasto in tenera età orfano di padre e a 14 anni anche di madre, si trasferì a Venezia presso uno zio sacerdote il quale gli fece proseguire gli studi in seminario: Il 18 febbraio 1575 gli venne  concesso l’abito francescano. Inviato  a Padova a seguire i corsi di logica e filosofia e a Venezia quello di teologia, il 18 dicembre 1582 divenne  sacerdote, aderendo per vocazione all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. (che era stato istituito nel 1528 da Matteo da Bascio con l’approvazione di Papa Clemente VII) adottando il nome Lorenzo, per staccarsi dalla secolarità del nome impostogli col Battesimo, come s’usa negli ordini monastici.


La sua ascesa nell’Ordine fu meritatamente  rapida; nel 1589 divenne  Vicario generale di Toscana; nel 1594 provinciale di Venezia; nel 1596 secondo Definitore Generale; nel 1598 vicario provinciale di Svizzera; nel 1599 ancora Definitore Generale. In questo stesso anno fu posto a capo della schiera di missionari che i cappuccini, su sollecitazione del Pontefice, inviarono  in Germania. Qui, a divulgare e ad accrescere la sua fama di santità, contribuì un episodio avvenuto nell’ottobre del 1601: il Brindisino volle essere uno dei quattro cappellani  cui incombeva l’assistenza spirituale  delle truppe cattoliche nella campagna in atto contro i Turchi ed il 9 ottobre giunse ad Albareale, l’attuale Székeshefer vár in Ungheria, ove era accampato l’esercito imperiale. Padre Lorenzo, quando i Turchi  sferrarono  l’attacco, incitò sia con la parola che con la presenza,



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con disprezzo del pericolo, i soldati a contrastare gli infedeli che, se vincitori, avrebbero consolidato la loro presenza espansionistica nell’Europa. Agitava il Crocifisso e la morte lo sfiorò senza impossessarsene.


Il 24 maggio 1602, quasi all’unanimità, padre Lorenzo venne  eletto Vicario Generale dell’ordine; con l’alta carica gli fu  affidato il compito di visitare tutte le province oltre le Alpi.

Durante il triennio del generalato, precisamente nel  1604 fu a Brindisi ove decise la costruzione di una chiesa  dedicata a  Santa Maria degli Angeli con annesso monastero per le claustrali. Finanziatori dell’opera, che fu edificata sul luogo stesso in cui era la sua casa natale, furono il duca di Baviera, la principessa di Caserta e altre personalità che il cappuccino aveva avuto modo di conoscere  durante le sue missioni in Europa.


Più volte, dopo il 1604, pensò di tornare a Brindisi e nel 1618 stava per farlo ma fermatosi a Napoli, fu convinto dall’aristocrazia napoletana a recarsi in Spagna per esporre al re Filippo III  le malversazioni del Viceré don Pietro Giron duca di Ossuna. Il 25 maggio 1619, evitati sicari e ostacoli d’ogni genere, padre Lorenzo raggiunse  a Lisbona il re al quale riferì i comportamenti del duca di Ossuna. Durante il soggiorno “diplomatico” a Lisbona Frate Lorenzo da Brindisi morì Il 22 luglio del 1619, forse avvelenato.


Lorenzo fu beatificato nel 1783 da Pio VI, canonizzato nel 1881 da Leone XIII e proclamato Dottore della Chiesa  (Doctor apostolicus) nel 1959 da Giovanni XXIII.


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Una simile eminenza, di grande prestigio teologico, non poteva che essere degnamente rimembrata dalla Chiesa e dai Brindisini.


Mi son chiesto: quanti sono i meritevoli Protettori Santi patroni di Brindisi? San Leucio, San Teodoro e, appunto, San Lorenzo. Diciamo tre? La risposta definitiva lasciamola ai cultori di Storia patria e all’ufficialità della Curia arcivescovile, anche se la devozione, coram populo, si indirizza verso gli ultimi due.


Recentemente un certo numero di cittadini, riuniti in associazione, a visibile ricordo e venerazione, ha creduto bene far forgiare una statua di San Lorenzo dallo scultore Marzano e dopo pacifiche e assennate diatribe con gli amministratori comunali, e un’abortita proposta di postare la statua in Largo Angioli, presso la Chiesa, ha convenuto che essa poteva essere collocata davanti all’ingresso della scuola elementare “San Lorenzo”, a fianco della Chiesa.


Sicché la statua, con la quale si è avvertita la necessità di rappresentare le fattezze somatiche del Santo, come se ciò fosse indispensabile per rinsaldarne il venerato ricordo, troneggia languidamente e si impasta con la quotidianità a volte laida e oscena che gli vortica  attorno, senza la sacrale prevenzione di una nicchia in Chiesa e l’esposizione all’aria aperta appare innaturale e sconveniente, tra l’indifferenza della gente, in altre faccende affaccendata, senza alcuna considerazione o protezione mistica diventa un arredo, insignificante: in questo bailamme c’è un eccitato isolamento che contribuisce al generale abbrutimento estetico e il contesto  finisce col divenir immondo e la statua, inevitabilmente corpo estraneo: il povero santo sbattuto dalla vanagloria esibizionista degli uomini  tra inferriate, motorini e gente che transita con la  con la sporta della spesa indifferente al misticismo che il luogo dovrebbe avere, senza la rilevanza sacrale che può dare una nicchia in Chiesa. San Lorenzo volge ieraticamente lo sguardo al Cielo reggendo la Santa Croce ma tutto il contesto perde ogni sacralità e determina un abbrutimento estetico che il Santo non merita, lì piantato come un qualsiasi arredo ingombrante. .. l 


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Siamo sicuri che il Santo aneli d’essere adorato con l’esposizione della sua riprodotta entità corporea? L’anelito di San Lorenzo fu la glorificazione del sempiterno Dio e missionario della Fede si confuse tra l’esercito cristiano nelle cruente lotta contro gli infedeli, riuscendo a rimanere miracolosamente illeso, con esaltata meraviglia dei combattenti. Egli adorava Dio .  Oggi  i suoi concittadini adorano chi adorava Dio invece di adorare Dio stesso.


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Capisco che questi discorsi non hanno nulla a che fare con la dotta teologìa che si somministra nei seminari, ma mi sembra giusto rimarcare che non si dovrebbe venerare Chi, con incommensurabile fede, adorava Dio ricorrendo ad esemplificazioni secolari quali sono le riproduzioni somatiche del soggetto che nulla aggiungono per ampliarne il ricordo.


Il Concilio di Trento proclamò che “le immagini di Cristo, della Vergine Madre di Dio  e dei Santi devono essere tenute e onorate soprattutto  nelle chiese, non perché si creda che vi sia insita una qualsiasi divina virtù, ma perché l’onore che si rende alle immagini si riferisce ai prototipi da esse rappresentati”.


Senza essere iconoclasti, bisogna pur sottolineare che il Diritto Canonico prevede che gli Ordinari non possono accondiscendere all’esposizione di immagini non solo se esse non corrispondano alla tradizione consacrata dall’uso eppure se non eccellano per decenza e onestà.
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La Statua di San Lorenzo, pur di fattura artistica eccellente, se collocata in un contesto non eccellente per analogia dovrebbe incorrere in questo sottinteso divieto e l’Ordinario severamente dichiarare il non possumus


E la targa, col faretto sottoposto, vi sembra di fattura eccelsa? Siamo al “gusto dell’orrido” !


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Non sarebbe opportuno riconsiderare tutta la questione e fare ammenda di  questo pressappochismo, proprio per onorare più degnamente San Lorenzo da Brindisi? 


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