Ance Brindisi: urgente la riperimetrazione della zona SIN per attrarre nuovi investimenti
mercoledì 2 novembre 2022
 

BRINDISI - Passa attraverso la riperimetrazione il futuro delle aree industriali a suo tempo individuate come Siti di Interesse Nazionale (SIN).

Ne sa qualcosa la comunità brindisina, chiamata a fare i conti con un SIN - istituito con Decreto Mistero dell’Ambiente del 10/01/2000 - di estensione di gran lunga superiore alle effettive necessità di protezione della salute dei cittadini e dell’ambiente che li circonda.

All’epoca, però, quello delle bonifiche veniva visto come la possibile “gallina dalle uova d’oro”, immaginando che sarebbero stati stanziati miliardi di euro per risolvere i danni ambientali provocati da vecchi sistemi industriali.

La realtà è stata cosa ben diversa, visto che le aree a rischio ambientale situate nei siti industriali sono state di fatto abbandonate al loro destino per colpa di una burocrazia elefantiaca che ha caratterizzato l’approccio al problema da parte del Ministero dell’Ambiente.

La conseguenza è che aree industriali come quella di Brindisi fanno ancora oggi i conti con una situazione di paralisi che impedisce la realizzazione di nuovi insediamenti produttivi. Del resto, se così non fosse stato, certamente oggi staremmo parlando di una diversa ipotesi di localizzazione (rispetto alle banchine di Sant’Apollinare) per l’azienda “ACT Blade” che a Brindisi vorrebbe realizzare pale eoliche di nuova generazione.

La soluzione a cui si sta pensando, tra l’altro, appare improntata alla provvisorietà (così può essere definito un investimento industriale costretto a traslocare dopo soli quattro anni). Per non parlare di altri possibili investimenti che hanno visto gli interessati rinunciare già al primo approccio, Intel ed Amazon su tutti.

E dire che il commissario straordinario della ZES adriatica Manlio Guadagnuolo ha prospettato per Brindisi – durante il convegno organizzato da ANCE nel salone di Confindustria – grandi opportunità, ma soprattutto ha garantito massima assistenza a chiunque mostri realmente intenzioni di investire a Brindisi.

Un motivo in più per utilizzare al meglio ciò che il parlamentare brindisino Mauro D’Attis e la sua collega Prestigiacomo (nella scorsa legislatura) avevano sapientemente individuato all’interno dell’emendamento approvato in commissione bilancio al “decreto recovery”, con cui si è spianata la strada proprio alla riperimetrazione delle aree SIN per restituire ampi spazi agli usi legittimi e quindi a nuovi insediamenti produttivi.

Una soluzione che a Brindisi potrebbe beneficiare di una corsia preferenziale grazie all’ottimo lavoro svolto dagli uffici territoriali dell’Arpa (che hanno caratterizzato il 97% delle aree) e con il pieno coinvolgimento della direzione regionale della stessa.

Allo stato attuale, infatti, si sa perfettamente quali e quante aree potrebbero essere immediatamente reimpiegate. Il che, in presenza di un ridimensionamento dei confini del SIN, rappresenterebbe la migliore opportunità per attrarre nuovi investimenti.

E’ urgente che la Regione Puglia ed il Comune di Brindisi facciano partire l’accordo di programma (deliberato dalla giunta regionale il 5 ottobre 2021) finalizzato, tra gli altri, a redigere “analisi di rischio sito specifico”, ultimo tassello procedurale utile alla riperimetrazione.

Chiederemo all’On.le D’Attis di farsi parte attiva per un incontro al Ministero dell’Ambiente finalizzato alla definizione di un timing procedurale “tecnico-amministrativo” avente un unico obiettivo “riperimetrare area SIN di Brindisi”!

Insomma vi sono tutte le condizioni per una svolta positiva e storica di questa vicenda, ma è vitale che si torni a praticare la “concertazione territoriale”, con il pieno coinvolgimento delle istituzioni locali e di tutti i portatori di interessi, insomma un “patto dei costruttivi”. Ance Brindisi è pronta a fare la sua parte, assumendosi la responsabilità di mettere a disposizione mezzi e competenze per agevolare il percorso ricognitivo.

Con un’area SIN sensibilmente ridotta, infatti, Brindisi potrà riprendere la strada dello sviluppo, con visibili benefici economici ed occupazionali. Un traguardo, oggi alla portata, che non intendiamo lasciarci sfuggire.

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