Gli amici del teatro portano in scena: “La fortuna de lu scarpare”
sabato 26 gennaio 2008

Ostuni, sabato 26 gennaio 2008. “La furtùna de lu scarpàre” è la nuova commedia dialettale che l’associazione culturale “Amici del teatro”, porterà in scena da domani 27 gennaio. Presso l’auditorium della Chiesa di “S. Luigi Gonzaga”, con inizio alle ore 20.30, col patrocinio del comune di Ostuni e della Provincia di Brindisi, sarà proposta quest’opera in dialetto ostunese, due atti di Carmelo Zurlo, per la regia di Riccardo Prisco.


L’opera, racconta dell’inaspettata fortuna capitata a Meste Gine (Riccardo Prisco), bravo calzolaio che alla fine degli anni sessanta, con l’avvento dell’industrializzazione, ha visto il proprio lavoro ridursi alla sola riparazione delle scarpe. Quantunque povero, vive la sua condizione con allegria ma è la moglie Mèmèna (Angela Zurlo) che gliela rende impossibile con le sue continue richieste.


L’allegria del calzolaio, però, scatena l’invidia del vicino di casa, il nobile Don Giuànne (Franco Loconte) il quale, dopo aver dilapidato il proprio patrimonio al gioco e con le donne, vendendo alcuni terreni edificabili di proprietà della moglie, Donna Chiara (Angela Saponaro) ritorna ad avere disponibilità finanziarie tali da indurlo a regalare una parte della sua fortuna al povero ciabattino.


Intorno a questi personaggi agisce Rocchètte (Vito Oronzo Epifani), scapolo stagionato e proprietario del bar posto sulla piazzetta dove insistono le abitazioni delle due famiglie. Egli fa gli occhi dolci a Margherita (Nicoletta Natola), figlia di Meste Gine ed è testimone, non sempre involontario, dei loro litigi coniugali. All’interno della storia si inserisce la vicenda di Cècca (Madia Tagliente) e Meste Nucce (Enzo Pomes), ex fattori del nobile che si sono arricchiti a spese del loro datore di lavoro ma ormai anziani e senza eredi, non riescono ad accordarsi sul loro modo e a chi destinare i loro averi. La decisione a sorpresa di Meste Gine, nel finale, concluderà la storia e, le sue affermazioni nella loro semplicità, confermeranno un pensiero del grande scienziato Albert Einstein che disse: “le cose che contano nella vita non sono quelle che si contano”.


La commedia sarà riproposta anche il 2, 3, 9, 10, 16, 17, 23 e 24 febbraio; l’1, 2 e 8 marzo (prevendite presso l’auditorium della parrocchia S. Luigi, l’edicola Francioso, il Diario di Mina, tabacchi Mediani, Total e bar Excelsior).


Gli interpreti sono: Riccardo Prisco (Meste Gine), Angela Zurlo (Mèmena), Vito Oronzo Epifani (Rocchette), Nicoletta natola (Margherita), Enzo Pomes (Meste Nùcce),  Madia Tagliente (Cècca), Franco Loconte (Don Giuànne), Angela Saponaro (Donna Chiara), Francesco Bagnardi (Peppine), Paola Antelmi (Delia), Gianni D’Amico (l’esattore), Filomena Semerano (Carmela), Giulio Saponaro e Pietro Turco (clienti del bar).


Suggeritrice, Anna Maria D’Amico; presentatrice fuori campo, Maria Giannotti; Fonico, Angelo Francioso; tecnici luci, Mario e Giuseppe Saponaro; parrucchieri, Franco, Ermanno e Fabio e fioristi, Cariulo e Fumarola


L’autore, Carmelo Zurlo, Presidente dell’associazione sin dalla sua costituzione, si avvicina alla cultura del dialetto ostunese in età avanzata e, per un personale divertimento, scrive componimenti dialettali in rima (premiati in vari concorsi di poesia, anche nazionali). Questa commedia è la sua opera prima e racconta le condizioni di vita della gente comune negli anni sessanta per far tornare alla mente dei meno giovani, un passato abbastanza recente che, ai più, sembra lontano.


L’autore, prendendo spunto da un racconto orale ascoltato in anni giovanili, ha trasportato in scena, con malcelata ironia, l’annuncio dei cambiamenti epocali successivi e, utilizzando proverbi e detti popolari che sono la saggezza del popolo ostunese, ha proposto un mondo “ormai quasi scomparso”.