Brindisi e l’emergenza energetica.
giovedì 14 aprile 2022
Sarebbe interessante capire esattamente quando i cittadini di Brindisi avrebbero abdicato al proprio diritto di scelta sul futuro della Città, consegnandolo, senza diritto di ripensamento alcuno, nelle mani del sindaco Rossi. Qualcosa in più della rappresentanza per delega. Da un sindaco eletto con circa 16500 voti ci si sarebbe aspettati un atteggiamento ed una propensione alla concertazione diversi. Qualcosa di più vicino alla cultura dell’ascolto, alla condivisione ed al bene comune. Così non è stato, e ce ne rammarichiamo.

Venendo al merito: il Paese è alle prese con un’emergenza energetica, importante e strutturale, che impone riflessioni, studi ed approfondimenti commisurati all’importanza del momento; qui in Città rimbombano sempre i soliti no. Sordi, come quelli di 15 anni fa. Strumentali, come quelli di 15 anni fa.

La questione della “rigassificazione” è di tremenda attualità, non solo a Brindisi, ma in tutta Europa. È una questione che è, essa stessa, portante di quel processo di “transizione energetica” che l’Italia e l’Europa hanno sposato consapevolmente.

Osserviamo, peraltro, che, tra le prime sette potenze industriali del mondo, non esiste, ad oggi, un esempio concreto di autosufficienza energetica che possa, neppure teoricamente, prescindere, nel medio termine, dalle fonti fossili. Ci chiediamo, incuriositi, quale sia il modello di politica energetica che hanno in mente il sindaco Rossi e la sua Giunta. Chiediamo loro di condividerlo, con i brindisini e con le istituzioni europee. Una considerazione a parte merita l’adagio radical-chic “Brindisi ha già dato”.

Vediamola così: Brindisi ha orgogliosamente dato il suo contributo alla politica industriale ed energetica del Paese e, da questo, ha anche ricevuto ricadute occupazionali ed economiche. I problemi della città, ed il suo declino, sono iniziati quando si è preferito rendere il nostro territorio ostile allo sviluppo industriale, senza tuttavia avere un modello alternativo e senza sapere immaginare di poter positivamente condizionare la presenza industriale, indirizzandola, banalmente, al solo rispetto delle leggi. La nostra vocazione industriale non è qualcosa da rinnegare o superare, bensì un patrimonio da rilanciare con il supporto di una politica scrupolosa, attenta e competente.

Anche l’aspetto occupazionale meriterebbe una trattazione più cauta e responsabile: sono pochi, o sono tanti, 100 posti di lavoro? e 1000? Valutiamolo insieme. Quale che sia la reale ricaduta occupazionale, le domande sono due: Possiamo farne a meno? Abbiamo un’alternativa che possa portare lo stesso risultato? Ci piacerebbe, come metodo, quello di avere, d’ora in poi, un’alternativa, non solo filosofica, ad ognuno dei “no” pronunciati.

Tornando alla questione energetica: appare evidente che il “benaltrismo energetico”, tanto in voga in Città, porterà, nel breve periodo, e sta già accadendo, ad un incremento dell’utilizzo del carbone come fonte energetica. E per noi brindisini il nesso di causalità sarà molto evidente, basterà volgere lo sguardo verso Sud. Dire che il gas è già il passato significa affermare allora che il futuro prossimo sarà... il Carbone!

Non siamo certi che sia quello che vogliono i Brindisini e, per averne conferma, chiediamo al sindaco Rossi di “uscire dal Palazzo” ed iniziare ad ascoltare la voce della Città, che mai, lo ricordiamo, ha rinunciato al proprio diritto di decidere del suo futuro.

Coordinamento cittadino “C-Entra il Futuro” Brindisi