Adoc su allerta comunicazioni istituti bancari ai consumatori
mercoledì 2 marzo 2022
In questi giorni complicati accade anche che, mentre l'attenzione è concentrata sui campi di battaglia e sulle mosse delle cancellerie diplomatiche apprendiamo che qualche astuto dirigente di banca provi a fare l'affare, a speculare sulla crisi, sull'inflazione, sulla crisi energetica, sul coacervo di paure evocate dagli scenari di guerra. 

Da Banca Intesa (istituto che con Unicredit Banca ed una serie di altri Istituti del nostro Paese è fortemente impegnato in Russia detenendo asset per oltre 1 miliardo di euro, nonché cofinanziatrice di molti progetti dal ‘Blue Stream’ al “Nord Stream” ed altri e quindi probabilmente in ansia per le sorti dei propri interessi a seguito delle sanzioni economiche europee) pervengono in queste ore all’indirizzo di correntisti che dispongono di liquidità sul conto corrente mail accorate in cui viene consigliato di non farsi trovare impreparati dalla crisi che verrà, dai rischi della svalutazione, dalla inevitabile diminuzione del potere d'acquisto del gruzzoletto messo da conto, provvedendo senza indugio alla creazione di un Piano di Accumulo su un fondo comune di investimento o investendo su altri prodotti di investimento assicurativo.

Invitiamo i clienti Intesa ad essere accorti e a valutare con tutte le cautele ed attenzioni tali o simili proposte. 

I piano di accumulo (PAC), con riferimento alla tutela dal rischio inflazione, rappresentano infatti lo strumento meno adeguato per il cliente (non meno per la Banca) in quanto non garantiscono alcunché al risparmiatore in relazione a tale rischio, così come tutti i fondi comuni ed i prodotti di investimento assicurativo; nessuno di tali prodotti è infatti in alcun modo agganciato al costo della vita italiano o dell’eurozona e quindi può in alcun modo tutelare il risparmiatore dal rischio inflazione, difendendone il potere d’acquisto. 

La guerra fa paura alle banche, soprattutto a quelle storicamente più esposte ed il cui destino è maggiormente legato alle dinamiche del mercato russo perché più vicine alla politica economica di Putin e la Banca Centrale Europea ha già chiesto alle banche del Continente di fornire indicazioni chiare –in caso di eventuale aggravarsi del conflitto- circa la loro capacità di tenuta negli stress test, con una particolare attenzione al sistema creditizio italiano che è il più esposto in Russia. 

Non è peregrino che le banche a loro volta si attrezzino per fare pagare il conto, come sempre, ai risparmiatori; facendo leva sulle paure. 
E’ solo l’inizio!    

avv. Rossana Palladino
Sportello Bancario & Sovraindebitamento