Ernesto Musio: Perché non rinaturalizzare anche la costa a sud di Brindisi?
mercoledì 26 gennaio 2022
I problemi ambientali storicamente irrisolti riemergono sempre come fiumi carsici.
Uno di questi è l’erosione costiera strettamente connessa alla centrale elettrica di Cerano.

Ciò perché, oltre all’inquinamento ambientale, un problema sottovalutato è l’impatto artificialmente prodotto da quella mega centrale su una lunghissima fascia costiera salentina a sud di Brindisi, la cui accelerazione erosiva condiziona le stesse politiche del turismo. 

Di fatti, ormai sempre più spesso viene segnalata l’allarmante progressiva erosione della costa, da Campo di Mare a Torre San Gennaro, fino a Lido Presepe, Lido Cipolla, Lendinuso, Casalabate e oltre, ora addebitata alle sempre più frequenti violente mareggiate invernali ora alla mancanza di barriere frangiflutto dalle marine di Torchiarolo in poi. E sempre più frequentemente si stanno emettendo ordinanze comunali di interdizione al traffico veicolare per i continui crolli di falesia che provocano crescenti cedimenti di strada, nonostante le continue messe in sicurezza, i lavori di manutenzione di arredo urbano negli abitati in prossimità della costa e i consolidamenti di alcuni tratti costieri effettuati.

Credo sia opportuno e necessario ricordare o far sapere ancora volta che la “struttura aggettante” di presa a mare della centrale a carbone di Cerano ha interrotto il trasporto di 120.000 mc annui di sabbia, la qual cosa continua a impedire il ripascimento naturale delle spiagge, determinato proprio dal blocco del flusso sedimentario della riva. Ciò continua sempre più ad amplificare l’erosione di una lunghissima fascia costiera salentina, almeno da Campo di Mare a San Cataldo e oltre, già naturalmente interessata dal fenomeno naturale del bradisismo. E’ il motivo per il quale nel lontano passato ha obbligato a un ripascimento artificiale e a costosissime opere di recupero di un tratto costiero, con frangiflutti e opere di consolidamento, grazie al contributo dell’Enel, come è accaduto con il progetto del prof. Cotecchia per Campo di Mare, lido di San Pietro Vernotico, a ridosso della Centrale. Lo stesso Consiglio Nazionale delle Ricerche, nell’Atlante sullo Stato delle Coste Italiane, ha rilevato da decenni che circa la metà delle coste italiane è in stato erosivo e che, tra le cause principali, vi è proprio “la costruzione di porti e strutture aggettanti”, quale è appunto una centrale come la nostra.

Ha sempre sorpreso la non valutazione di questo problema. Oggi ancor di più di ieri, visto che si continuano a spendere fior di quattrini per opere di contenimento e/o di urbanizzazione a terra. Ma tali interventi si rivelano neppure bastevoli, se non proprio inutili, a mitigare gli “effetti” del fenomeno erosivo, in quanto non incidono, come sarebbe necessario e urgente, sulla sua principale “causa”, costituita proprio da quella struttura aggettante che si protende nel mare e si staglia nel cielo di Cerano. 

Apprendiamo che il Contratto Istituzionale di Sviluppo in via di definizione ha meritoriamente incluso anche i Comuni cerniera tra Brindisi e Lecce e cioè, per la parte brindisina, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Cellino, Sandonaci, San Pancrazio, in favore di progetti inerenti il turismo, la riqualificazione ambientale e la “rigenerazione della costa”!

Perché non intervenire anche sulla costa a sud di Brindisi, oltre a quella già individuata?
A nostro sommesso avviso, occorre “superare” finalmente sì il carbone, ovviamente tutelando i lavoratori, come accadde in un altro tornante storico della travagliatissima storia della questione energetica brindisina, con la Convenzione poi tradita del ’96, ma con la dismissione della centrale e la bonifica dell’intera area, la sua rinaturalizzazione, non con una trasformazione aziendalmente, benché legittimamente, profittevole!

In ogni caso, non è pensabile lasciare a Enel la “responsabilità” di definire un progetto per il dopo carbone, né alla solitudine del Comune di Brindisi, nel cui territorio insiste la centrale, come avvenuto fin qui, in quanto il legittimo interesse aziendale di ottimizzare comunque l’utilizzo degli impianti rischia di farci rivivere, sia pure in contesti e con un progetto diversi, l’infinita telenovela già vissuta con la Centrale a carbone di Brindisi Nord, che avrebbe dovuto dismettersi decenni fa con l’avvento della centrale di Cerano!
Perché non cogliere l’occasione del CIS e dei fondi PNRR per scegliere e finanziare progetti atti a riqualificare e rendere più attrattiva un’area di enorme valore quale è la costa, in modo da creare “un paradiso ambientale e paesaggistico e incentivare un turismo sostenibile e rispettoso dei valori del territorio”, come dice lodevolmente il Ministro per il Sud, Mara Carfagna?

Ci vogliono però un’idea e un progetto adeguati - una “visione” -, con il concorso di tutti gli enti territoriali interessati, delle organizzazioni sindacali, datoriali e ambientaliste (le quali hanno già avanzato proposte interessanti!), della stessa Enel, della Regione e del Governo.

Occorre immaginare la costa senza la centrale e “vederla” rinaturalizzata e rigenerata urbanisticamente a fini turistici e per nuovissimi sbocchi economici e occupazionali duraturi, carichi di futuro, a cominciare dalla filiera produttiva dell’idrogeno verde.

Sarà pure una sogno “visionario”, ma esso prelude comunque a uno scenario fondato sulla qualità paesaggistica e l’appetibilità turistica della costa, oltre a costituire un esempio, arduo ma non impossibile, di riconversione ecologica, -green! come si dice oggi- di un territorio.

Le visioni, per definizione, sono tali perché superano le angustie e la cecità dei tempi, come lo sono quelli che stiamo drammaticamente vivendo, anche se sono ritenute al momento pazze e impossibili.

Ma immaginare un futuro “non più fossile” per Cerano, se è storicamente giusto e, ancor più, economicamente necessario per strutturare una prospettiva di futuro, anche e soprattutto occupazionale stabile, allora non è impossibile.

Ernesto Musio, già Coordinatore del Comitato 8giugno