ACQUE CHIARE. IL COMUNE FA CASSA SUI PROBLEMI DEI CITTADINI
martedì 20 luglio 2021
Sembra l'ennesima punizione nei confronti di chi si è  permesso di acquistare, a costo di enormi sacrifici, una casa nel complesso di Acque Chiare, per abitarvi, per viverci, per costruirsi una vita con la propria famiglia e non certamente per andare in vacanza. Quelli che la guardia di Finanza, nel suo  verbale, definiva ignari acquirenti di quelli immobili, inconsapevoli  della loro  destinazione turistica-alberghiera, che li avevano acquistati come private abitazioni,  talora come prima casa,  a ciò indotti con “artifici e raggiri”.

Una vicenda complessa che nel pensiero di questa città è costantemente oscillata fra giustizialismo giacobino e moralista nei confronti di chi, senza colpa alcuna, si era permesso ad acquistare quelle abitazioni  e la strumentalizzazione politica di chi, per fini esclusivamente elettorali, cercava di sfruttare  quella vicenda umana, prospettando soluzioni che non sono state mai   portate a compimento. 

Adesso ci si mette anche il comune a voler far cassa, inviando ai  proprietari la richiesta di  pagamento dell' IMU,  per diverse migliaia di euro, riferita al periodo in cui le abitazioni erano state sottoposte a sequestro giudiziario, adducendo il fatto che per essere esentati  durante il periodo del sequestro è mancato il  necessario requisito  della “dimora abituale”. Come se la possibilità della dimora  rientrasse nella loro discrezionalità e non imposta dal provvedimento giudiziario.

In pratica non potendo abitarci per disposizione dell'autorità giusdiziaria e non per propra volontà, devono pagare l'IMU prescindendo da tutto. Evidentemente non è stata ritenuta sufficiente la grande sofferenza determinata dalla  ultradecennale vicenda giudiziaria di sequestro, che li ha allontanati da quelle case costringendoli a trovare altrove, a proprie spese,  una abitazione temporanea, ma anche dalle consistenti risorse economiche impegnate  per far fronte alle rate del mutuo, a quelle ingenti determinate  dai  lavori necessari per mettere riparo ai rilevanti  danni provocati dai vandali e dal degrado.

Fa specie il livello  di attenzione riservata del comune nel formulare la richiesta di pagamento dell'IMU nei confronti di chi, avendo  le abitazioni dissequestrate e essendo ritornato a viverci,  non deve   pagarla dal momento del dissequestro, come era accaduto per anni prima del sequestro.

Una attenzione e una tempestività che applicata a suo tempo  nel  controllo di quanto avveniva Acque Chiare,  come doveva essere fatto, avrebbe evitato tanti problemi e  sofferenze e  tanti danni economici . Naturalmente solo  a carico  di quei cittadini, perchè il comune sta pensando a guadagnarci su quella sofferenza.

Ma mi chiedo e si chiedono,  come opera la sospensione del pagamento dell'IMU nei confronti di chi non la pagava  prima e non la paga successivamente al dissequestro per il possesso  di tutti i  requisiti previsti dalla legge per l'esenzione? E' possibile che il provvedimento di sequestro  possa contenere in sè la comminazione automatica di una sanzione pecuniaria, a danno del proprietario a cui viene restituito l'immobile sequestrato , commisurata all' importo dell' IMU per tutto il periodo di sequestro?

Come interpretare e a chi o a cosa fare riferimento per la mancanza del requisito della “ dimora abituale” cui si fa riferimento nella richiesta di pagamento dell'IMU, cosiderato che l'allontanamento da quella abitazione  è stata imposto con il provvedimento di sequestro da parte dell'autorità  giudiziaria, che prescidende dalla volontà palesemente diversa, del proprietario dell'immobile?

La logica finalizzata a fare a tutti i costi cassa da parte del comune, può rivelarsi  in contrasto  con il buon senso, che non si dovrebbe mai smarrire   nella corretta interpretazione e applicazione   della legge?. E l'Aministrazione comunale, il sindaco, rispetto a questa vicenda si tengono fuori, non hanno niente da dire a quei cittadini? 

Potrebbero, per  il ruolo che ricoprono chiarire la situazione, dare una risposta ai quesiti proposti, liberaldoli finalmente dalla bolla punitiva in cui sono stati collocati da 15 anni.

Vincenzo Albano