Conclusa a Brindisi, presso il Bastioni San Giacomo, la mostra – retrospettiva dell’ artista Galiano Lombardi “Delle città e nei sogni”. VIDEO INTERVISTA
martedì 13 luglio 2021
Quasi sempre,  un’ opera  d’ arte, una mostra, è  un  “ideale  mix” tra  i contenuti  dell’ opera  e le esperienze, umane e  professionali,  dell’ artista. E’  quello che, in sostanza,  piace alla gente, che, dell’ arte, della cultura, sa cogliere i valori, i significati, l’ impatto  poi, sulla propria  vita, le proprie  emozioni, la memoria.

Elementi, non  scontati (come, del resto, avviene in ogni settore della nostra vita, dove  passione, professionalità, competenza, dovrebbero sempre andare di pari passo), evidenziati nella mostra – retrospettiva  “Delle  città  e dei sogni” dell’ artista  Galiano  Lombardi,  che si  è svolta  nei giorni  scorsi  a  Brindisi, presso  il  Bastioni  San Giacomo, uno  dei  “contenitori  artistici, storico- culturali” più  importanti  della città e del territorio.

Una  mostra che ha visto  una significativa partecipazione di pubblico,  legata proprio  “all’ impatto emozionale” trasmesso da Galiano  Lombardi, nato  a Milano  da  genitori pugliesi (dove ha vissuto praticamente sino al 1960), ma, presto, Brindisi (città  dei nonni materni) sarebbe diventata  la sua città. Una  città, come  dice Galiano, “che ho via  via imparato a conoscere, attraverso  quelle risorse e bellezze  a cui fa riferimento la mia mostra“.

Una mostra - retrospettiva  in cui Galiano  Lombardi  ha anche  portato la propria  esperienza, vissuta insieme a Giancarlo Cafiero, della “Valigia delle Indie”, un  patrimonio  storico della  città  di Brindisi  mai disperso,  in cui  “ i valori della memoria, della conoscenza, saranno sempre predominanti”.

“Conoscere la propria città è anche sognare, amarla“ – ha affermato Galiano  Lombardi  nella  nostra Video Intervista  - e, aggiungiamo noi,  la sua mostra  è anche una grande e significativa occasione per entrare maggiormente a contatto  con  l’ umanità  di un “grande brindisino”.

Articolo  di  Ferdinando   Cocciolo   .