Cosa succede al nostro bel paese?
lunedì 21 gennaio 2008

Brindisi, 21 gennaio 2008.  Cosa succede al nostro bel paese sempre più stretto nella morsa dei blocchi e delle contestazioni “violente” ?

E’ d’obbligo, secondo il nostro punto di vista che ognuno di noi, dal cittadino qualunque al cittadino con vari incarichi di responsabilità, si ponga questa domanda per aprirsi ad una seria e quanto mai pacata riflessione su quanto sta avvenendo in questi ultimi mesi ed in particolare in questi ultimi giorni nella nostra Italia.


Non c’è dubbio che il dramma di Napoli e dell’intera Campania, in riferimento alle problematiche dei rifiuti, ha di per sé portato ancora una volta alla ribalta nazionale e non solo, una emergenza certamente tra le più gravi, non fosse altro per il pericolo di salute che essa può comportare.


Ma è altrettanto innegabile che negli ultimi periodi, si utilizzano tutte le occasioni per inscenare “manifestazioni pacifiche” che troppo spesso oramai vengono utilizzate per creare confusione e momenti di vera e propria guerriglia urbana con attacchi preordinati e premeditati alle nostre Forze dell’Ordine, e quindi allo Stato.


E allora accade, a detta di qualcuno che negli stadi i cosiddetti “tifosi organizzati” o gli “ultras”, vengono inquinati da frange estremiste della politica che provocano quindi violenza e distruzione delle città, attacchi alle caserme e purtroppo anche morti; (Catania, Milano, Roma)


Come accade anche, sempre a detta di qualcun altro, che gli “ultras del calcio” inquinano quegli oramai innumerevoli “cortei pacifici” di svariato tipo che vorrebbero manifestare secondo i migliori insegnamenti del Mahatma Gandhi; (Napoli, Cagliari, Frosinone) Ora al di là di chi sia la colpa di questi tafferugli sempre più pericolosi soprattutto per la tenuta della stessa Democrazia, è inequivocabile che la responsabilità principale del ritorno a questo modo violento di manifestare, è senza dubbio della classe politica, naturalmente intera, senza distinzione né di appartenenza né di Livelli Istituzionali.


Non vogliamo ergerci a moralizzatori di turno, ma riteniamo che questo modo attuale di interpretare la politica oggi, sia dannosa sotto molteplici aspetti. Il primo è senz’altro quello della vicendevole “delegittimazione” della classe politica e in particolare delle figure Istituzionali a partire dal Governo Nazionale, dove questo continuo senso di “precarietà” vero o presunto che sia e questa difficoltà di assumere scelte definitive, non infondono certamente sicurezza nei cittadini.


C’è poi, sempre secondo il nostro punto di vista, un altro aspetto che da alcuni anni produce incertezza ma soprattutto genera confusione nella gente, ed è quello della “esasperazione delle problematiche ambientali”, cioè la volontà di rappresentare ogni insediamento, da quello industriale a quello urbanistico, come una “bomba ecologica”.


Basta ricordare per esempio per quanto riguarda l’Energia, il Nucleare o le Centrali a Carbone, i Cicli Combinati a Gas, o addirittura l’Eolico, i Rigassificatori, o la Tav per i treni, le Antenne/Ripetitori per la telefonia mobile, i Termovalorizzatori per i rifiuti, tutti investimenti sistematicamente contestati e contrastati in qualche modo. 


Come si fa quindi dopo che nella mente della gente abbiamo inculcato per anni che un Termovalorizzatore produce solo morte, tornare indietro e spiegare che abbiamo scherzato, e che in fondo in tutte le altre città italiane ed estere (a New York c’è né uno al centro della città) dove da tantissimi anni utilizzano questo semplicissimo modo per disfarsi dei loro rifiuti, non solo non c’è stato l’annunciato disastro ambientale, ma anzi sono scomparse anche le tasse locali ?


La Uilcem in uno con la Uil, parla di Termovalorizzatore dai tempi della chiusura nel petrolchimico della Società Evc; molti politici dell’epoca (che sono poi anche gli attuali) ricorderanno la Celtica-Powerco, allora insediata nella Cittadella della Ricerca di Mesagne, che proponeva un impianto di altissima tecnologia da insediare in quelle aree, con la stabilizzazione inoltre di quei sfortunati lavoratori ex-Evc che ancora oggi purtroppo dopo ben oltre dieci anni sono costretti ad elemosinare una occupazione che permetta loro di vivere un futuro più dignitoso.


Oggi a sentire parlare dai vari responsabili Istituzionali di nuovo di Termovalorizzatore come termine del ciclo dei rifiuti, fa veramente rabbia, soprattutto se pensiamo che è sempre più difficile trovare aziende disponibili ad investire nel nostro territorio, e aree già caratterizzate e bonificate per questi insediamenti.


Si potrebbe dire che abbiamo perso 10 anni, ma noi non lo diciamo perché siamo abituati a cogliere le occasioni di confronto e di sviluppo necessarie e importanti per la ripresa della nostra economia.
Però ad una condizione. Basta con il “terrorismo psicologico”.


Non si può ancora ascoltare ed assistere inermi “alla chiamata alle armi” da parte di alcuni soggetti con responsabilità politiche locali e nella provincia, oggi su questa storia dei rifiuti, ieri sul rigassificatore, domani sul carbone e poi su altro. Sulle problematiche ambientali ci sia una presa di coscienza generale, dalla Politica alle Istituzioni tutte, dalle Parti Sociali a quelle Imprenditoriali.


Perché solo lavorando in sinergia tra questi vari soggetti e con quella onestà intellettuale necessaria a farci comprendere che non possiamo arrestare un processo già avanzato di sviluppo tecnologico, possiamo sperare in un futuro migliore del nostro territorio non solo sotto l’aspetto ambientale, perseguendo impianti eco-compatibili, ma anche sotto l’aspetto occupazionale ed economico.


Brindisi lì 17 Gennaio 2008
Carlo Perrucci
Componente Esecutivo Uilcem