Parte dalla Puglia l’appello di Attilio Maseri. Il cardiologo della Regina Elisabetta indica una nuova via per la ricerca
lunedì 29 settembre 2008

Le malattie cardiovascolari si confermano come i più temibili tra i big killer dell’età moderna. E’ da questo dato drammatico e inequivocabile che il Prof. Attilio Maseri ha preso le mosse per lanciare il suo appello, suonato come un monito alle orecchie dei numerosi specialisti presenti al convegno internazionale “Cardiologia e dintorni nei paesi adriatici”. Il convegno si è svolto recentemente nel Castello Carlo V di Lecce sotto la presidenza del Prof. Alessandro Distante (Università di Pisa), che guida la sezione salentina dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e l’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo (ISBEM) di Brindisi.


La ricerca in cardiologia deve fare il salto di qualità e andare alla scoperta di cose nuove, non ancora scritte nei libri, che possono venir fuori solo dallo studio della biodiversità: questo l’avvertimento di Maseri, noto nel mondo scientifico per i suoi 700 lavori scientifici con alto impact factor, ma conosciuto anche dal grande pubblico in quanto cardiologo di due Papi e della Regina Elisabetta.


Nonostante i grandi progressi della tecnica diagnostica ed un crescente e diffuso ricorso ai farmaci, la patologia cardiovascolare resta saldamente al primo posto come la principale causa di disabilità e morte, sia nei paesi occidentali che in quelli orientali. Statine, beta-bloccanti e terapie anti-ipertensive sembra che siano riuscite ad abbassare l’impatto emozionale che infarto e ictus hanno da sempre sulla popolazione, ma non altrettanto la loro pericolosità: alle malattie cardiovascolari è da imputare, infatti, il 50% delle morti nel mondo, contro un modesto 27% attribuibile ai tumori. Tradotte in numeri assoluti, queste percentuali corrispondono in Italia a circa 250 mila vittime all’anno, con un impressionante aumento della casistica femminile.


Ma questo è il punto che sta più a cuore a Maseri: bisogna domandarsi perché, nonostante i sempre più potenti mezzi di diagnosi e cura, si continua a morire tanto di queste malattie, e quindi trovare le risposte. Sicuramente il fumo, l’eccesso di cibo, il sovrappeso e la vita troppo sedentaria giocano un ruolo importante in tutto ciò. Ma perché mai, come noi tutti abbiamo modo di verificare, ci sono individui golosi, ipertesi e magari accaniti fumatori che campano meglio e più a lungo di altri più virtuosi? Perché, nelle medesime condizioni patogene e di rischio cardio-vasclare, certe persone si ammalano e altre no?


Esistono, evidentemente, fattori di protezione che producono benefiche anomalie in grado di giustificare deviazioni rispetto alla norma e spiegare questi casi eccezionali.


Riprendiamo a porci domande, andiamo oltre la routine e proviamo a superare i paradigmi tradizionali, rinunciando alle soluzioni standardizzate, dice Maseri: andiamo a studiare la diversità, i casi paradossali, come quello di Winston Churchill, morto in età avanzata nonostante le sue pessime abitudini di vita. Si potrà osservare che si tratta di casi anomali, rari, estremi: sì,  ma proprio per questo, utilissimi a far luce su meccanismi ancora ignoti, e quindi preziosi per capire e trovare nuovi rimedi.


Ecco la sfida di Maseri che, per affrontare il non facile compito, ha promosso la nascita della nuova Fondazione “Per il tuo cuore” dell’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi): dalla base operativa fiorentina di questa onlus si sta già lavorando alacremente su un esteso  database rappresentato da decine di migliaia di pazienti. Questo patrimonio di informazioni andrà integrato con i risultati delle nuove ricerche: qui un ruolo pro-attivo possono averlo strutture come il CNR e l’ISBEM che, in sinergia con i cardiologi delle ASL e del territorio, sono in grado di offrire contributi non solo genericamente in termini di competenze, ma anche più specificamente nella raccolta di dati provenienti da territori, come quello salentino, in cui si pratica la dieta mediterranea e, soprattutto, sono presenti gruppi di popolazioni di indubbio interesse dal punto di vista genetico.



Comunicato a cura del DISTI, Distretto dell’Informazione Scientifica
dr. Elisabetta Durante, elisabettadurante@gmail.com


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