Patto per lo sviluppo di Brindisi, chimica verde e riutilizzo delle aree industriali dismesse.
mercoledì 8 maggio 2019
Nel suo intervento a proposito del Patto per lo sviluppo di Brindisi proposto da nostro Capogruppo Gabriele ANTONINO il Segretario Cittadino del PRI Vito BIRGITTA ha citato, tra le esperienze pattizie che hanno visto la luce nel nostro territorio, l’Accordo di programma per l’attuazione coordinata dell’intervento nell’area di crisi industriale di Brindisi, sottoscritto il 2 agosto del 2006 tra il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero del Lavoro, la Regione Puglia, Sviluppo Italia e Confindustria Brindisi.

Ricordava il nostro Segretario che quell’Accordo fu il tentativo di dare una risposta alla crisi che aveva investito il comparto chimico a seguito della chiusura degli impianti EVC e DOW con importanti riflessi anche sull’indotto, ossia su quelle aziende metalmeccaniche, di impiantistica, edili e di supporto alla attività di movimentazione dei prodotti.

L’Accordo ipotizzava il riutilizzo dei siti industriali dismessi ed il più ampio reimpiego dei lavoratori provenienti dalle imprese in crisi attraverso il finanziamento di nuove iniziative produttive in grado di corrispondere a requisiti di stabilità nel medio e lungo periodo e di qualificazione tecnologica e mercantile.

Quell’obiettivo conserva ancora oggi la sua validità atteso che, a mio giudizio, ogni ipotesi di rilancio della zona industriale brindisina dovrebbe fondarsi sulla concezione dei terreni destinati ad attività produttive come “spazio finito”, di cui andrebbe incentivato il risanamento ed il riuso.

Del resto lo stesso strumento individuato dal nostro Segretario per giungere alla definizione di un Patto per lo sviluppo di Brindisi, ossia il programma d’area integrato, prevede il sostegno alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali anche attraverso la riconversione di siti produttivi dismessi con interventi che dovranno caratterizzarsi per la loro sostenibilità ambientale e sociale.

Sarebbe quindi giunta l’ora affinché l’Amministrazione Comunale si confronti con le aziende insediate nel petrolchimico non solo per imporre misure a salvaguardia dell’ambiente e della salute dei brindisini ma anche per ipotizzare forme di riutilizzo delle aree e degli impianti dismessi e per sollecitare investimenti dell’ENI nel settore della chimica verde.


Per avere una idea compiuta dell’impatto positivo che avrebbe l’insediamento nel petrolchimico di chimica verde attraverso il riutilizzo delle aree dismesse va considerato che il petrolchimico ancora oggi costituisce una importante componente della base produttiva brindisina, che garantisce reddito e occupazione, anche se la sua rilevanza è stata messa in discussione dai profondi processi di ristrutturazione e di riconversione produttiva attivati dalle aziende presenti nell’area e dalla dismissione di impianti produttivi verificatisi nell’ultimo decennio. Tanto più che ai processi di riconversione e dismissione delle aziende chimiche non si sono contrapposti significativi fenomeni di nuova industrializzazione.


Gli stessi interventi ipotizzati nell’Accordo di programma per l’attuazione coordinata dell’intervento nell’area di crisi industriale di Brindisi (trasformazione di materie plastiche e stampaggio di grandi contenitori; produzione di tessere in plastica per usi industriali diversi; produzione di schermi ultrapiatti ad alta tecnologia chimico-elettronica) non hanno poi avuto concreta attuazione. E’ giunto allora il momento di dare una svolta.

Il nuovo modello di sviluppo che occorre immaginare per la nostra città, infatti, deve basarsi sulla rigenerazione del territorio, dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, generando importanti investimenti in ricerca ed innovazione.
La chimica verde rappresenta, da questo punto di vista, una opportunità che va perseguita. La chimica verde, infatti, utilizza materie prime rinnovabili, valorizza l’integrazione con il territorio e si basa sulla ricerca e l’innovazione.

Del resto non si comprende perché ENI VERSALIS ha in programma investimenti in questo settore a Porto Marghera e Porto Torres e non anche a Brindisi. Aprire un nuovo tavolo di lavoro sulla chimica, chiamando ad un confronto serrato l’ENI, può rappresentare, quindi, una dei capisaldi del Patto per lo sviluppo di Brindisi.

Francesco FALCONE   Vice Segretario Cittadino