La Questione Xylella. Le proposte del Popolo degli Ulivi
venerdì 22 marzo 2019
Mentre la Xylella si attesta in una bassissima percentuale di presenza (1.8% circa), continua ad osservarsi un disseccamento diffuso degli ulivi in provincia di Lecce le cui cause ad oggi, risultano ancora ignorate. 

D’altro canto, piante visibilmente sane ma positive alla presenza del batterio, “Testimoni scomodi” della possibile convivenza con Xylella, vengono eliminate in fretta e furia con modalità anticostituzionali e non ci spiegano perché seccano la maggior parte delle piante in cui non hanno trovato la presenza del batterio! 

Ci impongono l’acquisto e l’irrorazione di pesticidi nei nostri giardini, nelle nostre terre, al principio “anche con i mezzi aerei”, come se non ne avessimo abbastanza dei veleni che quotidianamente respiriamo in questa martoriata regione, e delle morti di cancro (purtroppo anche infantili) in vertiginoso aumento!

Pensavamo di aver toccato il fondo con il decreto Silletti prima e con il decreto Martina poi, ma non avevamo idea della ferocia, dettata dalle deroghe alle leggi di tutela dei diritti fondamentali di ogni cittadino, garantiti dalla Nostra Costituzione, del decreto Centinaio! Questa desertificazione voluta a tutti i costi, mistifica la guerra al territorio con la volontà di aiutarlo, la devastazione del paesaggio con l’idea di proteggerlo, la distruzione dell’economia locale con l’intento di sostenere quella globale!

Così i contadini e i piccoli proprietari terrieri, fanno i conti:
- con assillanti discorsi sulla presunta epidemia del batterio, i disseccamenti, le decisioni estreme (come l’utilizzo di pesticidi neurotossici ed estirpazioni inutili) che non rispettano alcun principio di precauzione;

- l’imposizione di pratiche dagli effetti sicuramente dannosi per il territorio e per la salute, e irreversibili; 

- i ricatti che vanno di pari passo con la necessità di continuare a produrre un prodotto unico, economicamente sostenibile e indubbiamente competitivo sui mercati internazionali, a fronte di un prodotto standardizzato, di bassa qualità e per niente competitivo.  

Viene imposto loro il reimpianto, attraverso l’acquisto con fatturazione, di due sole cultivar (di cui una brevettata), con la promessa che il prodotto sarà in grado di affrontare la concorrenza, ad un ottimo prezzo di vendita, che riceveranno aiuti economici in caso di espianto. In realtà, la cultivar leccino, ampiamente diffusa in Italia (una delle poche varietà di olivo che per produrre necessita di un’altra varietà impollinatrice che il decreto dimentica di indicare) e la cultivar FS17 detta favolosa (varietà brevettata a cui, quindi, bisogna corrispondere delle royalties) coltivate con metodi superintensivi ovunque, che qualitativamente non sono equiparabili alle nostre cultivar autoctone e plurisecolari, comportano dispendio idrico, necessitano di continui trattamenti, e per di più sono anch’esse ospiti di Xylella, infatti, al momento non esiste alcuno studio che ne attesti la resistenza al batterio, nel medio e lungo periodo.

Inoltre, i millantati indennizzi, attualmente intorno ai 5 milioni di euro, sono un ”contributo destinato alla copertura dei costi sostenuti per gli interessi dovuti per l’anno 2019 sui mutui bancari contratti dalle imprese” e non indirizzati dunque a privati agricoltori.

Cosa dobbiamo pretendere allora per aiutare la nostra terra?
Puntare alla conservazione del patrimonio esistente, pretendendo la facoltà di applicare dei protocolli di cura naturali che possano favorire la rigenerazione dei suoli aumentando la resistenza tipica delle piante di olivo secolari. ABBIAMO IL DIRITTO E IL DOVERE DI PROVARE A CURARLE. 

Sappiamo bene che prendersi cura della terra comporta molti sacrifici. Per questo crediamo che sia fondamentale sostenere i piccoli agricoltori, che detengono la maggior parte del territorio agricolo, aumentando già dalla campagna olivicola 2019, l’aiuto annuo PAC ad euro 1500 ad ettaro, per chi si prende cura degli olivi autoctoni e lo dimostra rispettando il principio di condizionalità. Pretendiamo che la politica e le istituzioni ridiano dignità a chi coltiva la terra, riconoscendo l’alto valore dei servizi ecosistemici dell’olivicoltura tradizionale a beneficio di tutta la popolazione e di tutto il territorio. Così possiamo resistere!




Proposte del Popolo degli Ulivi
Il problema del disseccamento (Co.Di.RO.) degli ulivi salentini e pugliesi sta minando economia, paesaggio, cultura ed identità di un'intera regione.

I decreti e gli interventi normativi che si sono succeduti negli anni, dal piano Silletti, poi bloccato dalla Procura di Lecce, ai decreti “Martina” e “Centinaio” sono insostenibili ed incentrati su un unico obiettivo: stravolgere il patrimonio olivicolo pugliese con estirpazioni indiscriminate e reimpianti delle uniche due cultivar ritenute, senza alcun fondamento scientifico, resistenti al batterio Xylella, muovendo richieste milionarie alla Comunità Europea per ridisegnare l’economia e la vocazione del territorio, il tutto in una precisa ottica di riconversione agricola verso il superintensivo. 

Di contro non sono state mai tenute in considerazione le evidenze scaturite da numerose sperimentazioni, portate avanti in questi anni sia attraverso le ricerche scientifiche finanziate pure dalla Regione Puglia, che dalle buone pratiche agricole messe in atto da semplici contadini e che, ad oggi, hanno dato risultati incoraggianti, portando piante disseccate a rivegetare e a produrre nuovamente.
In un contesto normativo, sociale ed umano cosi complesso e drammatico,
il"Popolo degli ulivi" torna a chiedere:

1. la fine di uno stato di emergenza e di una relativa quarantena, di fatto perenni, in cui sono state prodotte norme e decreti per costringere i pugliesi ad espiantare gli ulivi ed irrorare la terra con fitofarmaci dannosi per la salute. Può mai uno stato di emergenza durare 6 anni?;

2. l'allargamento della ricerca a 360 gradi. Solo attraverso una diagnosi esatta del “malanno” (ossia di tutti i fattori determinanti il complesso del disseccamento rapido dell’olivo-Co.Di.Ro.) è possibile trovare una cura ed un contenimento realmente efficaci, ma in assenza di ricerca sulle cause, le misure imposte potrebbero rivelarsi inadatte e fortemente impattanti sulla salute del territorio e di chi lo abita, producendo danni irreversibili. La ricerca deve essere LIBERA (come previsto dalla Nostra Costituzione) ed estesa a quante più realtà possibili (CNR, Università, Centri di ricerca indipendenti) nazionali, europee ed internazionali;

3. lo stop definitivo ad analisi visive per sentenziare la presenza del batterio sulle piante con immediata distruzione delle stesse; la delibera regionale 1890/2018 in zona infetta prevede che il personale Arif o dell’OFR, può indicare una pianta “infetta” dalla semplice osservazione visiva, senza l’ausilio delle analisi molecolari;

4. la pubblicazione e la verifica delll’applicazione di un protocollo tecnico da seguire nei campionamenti del materiale vegetale oggetto di indagine. Ad oggi i campionamenti vengono troppo spesso effettuati in assenza di precauzioni utili alla non contaminazione del materiale vegetale prelevato;

5. la pubblicazione delle analisi effettuate sui campionamenti. Nel rispetto del principio di partecipazione del cittadino al procedimento amministrativo, è necessario che la Regione Puglia renda disponibili tutte le analisi finora effettuate, in modo chiaro e trasparente, ai proprietari che ne fanno richiesta. Tali analisi non possono certo limitarsi ad un semplice foglio con su scritto “positivo/negativo” ovvero “presente/assente”, in riferimento alla presenza del batterio, ma debbono contenere la prova delle analisi effettuate ed il loro esito, secondo i disciplinari adottati dal laboratorio e nel rispetto delle norme ISO 17025 (“Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e taratura”). Solo nel rispetto di tali norme tecniche si può superare il dubbio legittimo per cui le analisi siano effettuate in modo chiaro, trasparente e obiettivo, posto che – lo si ricorda – le analisi riguardano la sopravvivenza del patrimonio olivicolo;

6. la possibilità per i proprietari di effettuare delle controanalisi sulle piante oggetto di ingiunzione di abbattimento, come previsto dal diritto;

7. l'erogazione di sostegni economici a chi assume l'impegno di curare le piante (anche piccoli proprietari/coltivatori e non solo aziende agricole), prevedendo delle forme di sostegno stabile all’economia olivicola salentina per combattere il fenomeno dell’abbandono delle terre. Proteggere la proprietà diffusa della terra e valorizzarla incentivando la nascita di consorzi di produttori, che seguano una filiera corta e NON la grande distribuzione;

8. sostenere ulteriormente i proprietari di ulivi secolari per incentivarli a curare gli alberi ed evitarne l’abbandono dovuto anche ad un maggiore costo di manutenzione. Chiedere l’aumento dei contributi previsti dalle politiche agricole comunitarie fondate sulla  condizionalità, alla luce del sempre più frequente abbandono degli uliveti, incentivandone la sostenibilità economica anche attraverso i piani di sviluppo rurale. 

9. la definitiva eliminazione di ogni obbligo all’uso di fitofarmaci, adottando politiche che ne disincentivino l’utilizzo;

10. l’abbandono definitivo degli espianti quali mezzo di contrasto al batterio. Esperienze pregresse hanno ampiamente dimostrato che l’espianto è inutile nel contenimento di una batteriosi (confermato anche dall’Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare_ EFSA), dato che il batterio una volta insediatosi, può essere ospitato da circa 500 specie vegetali. Ad oggi, nessuna evidenza scientifica ha dimostrato che il Co.Di.RO. è causato dal ceppo salentino di Xylella fastidiosa. 

11. lo sblocco della “black list”. È impensabile imporre ad una regione il blocco di circa 500 tipi di vegetali ospiti del batterio e al contempo consentire il nuovo impianto di due varietà olivicole anch’esse ospiti del batterio, mettendo in ginocchio l’economia della Puglia.

12. l’inserimento  del batterio X. fastidiosa sub. pauca, ceppo salentino CoDiRo nella Alert List (potenziali patogeni di non comprovata patogenicità, su cui deve essere effettuato il Pest Risk Analysis (PRA) come previsto dalle normative EPPO) dell’EPPO, in quanto il ceppo inserito nella lista A1 dell’EPPO (patogeni di comprovata patogenicità non presenti su territorio europeo) non è lo stesso ceppo di quello che la stessa EFSA definisce “pugliese”. Quindi trattasi di un nuovo ceppo con un comportamento biologico completamente diverso e di NON comprovata patogenicità.

13. il censimento dei terreni e delle piante comunque interessate dai tagli, utile a quantificare il danno al patrimonio storico, culturale, ambientale, paesaggistico ed economico della Puglia e dei suoi abitanti ed a controllare che le medesime aree non siano oggetto di speculazioni in campo edile, agricolo-superintensivo, energetico.

Comunicato stampa del  
Popolo degli Ulivi