Socrate e i sondaggi -di Alfio Tarullo-
sabato 5 luglio 2008

Che cosa dirà mai la gente? E perché preoccuparsi delle opinioni della gente?


Nel ”Critone”  -scritto  intorno al 395 a.c.  -Platone ci offre il dialogo tra il filosofo Socrate, in prigione, e il suo fedele discepolo Critone. Costui si reca nel carcere per annunciargli che l’esecuzione della condanna a morte, decretata dal tribunale di Atene, è ormai prossima e per esortarlo a fuggire, dichiarandosi pronto ad aiutarlo in questo possibile tentativo.
Così parla Critone al suo maestro, in nome di tutti i discepoli:


“Così passiamo agli occhi del mondo come quelli che avrebbero potuto salvarti, e potevamo farlo, anche per poco, e non lo abbiamo fatto (anche a causa del tuo comportamento): Insomma bastava darsi da fare, e nemmeno molto. Stai attento, Socrate, che questa vicenda oltre al danno enorme non porti anche vergogna e disonore per te e per noi”.


Critone si preoccupa della sorte del suo maestro ed anche di quello che penserà la gente dei suoi discepoli: perché non hanno tentato di farlo fuggire?


I bravi e molto pazienti lettori di questo giornale on line mi chiederanno, a questo punto, cosa c’entrino i sondaggi, che non esistevano nell’Atene del 399 a.c. e di cui ho fatto menzione nel titolo di questo pezzo.


Si comprenderà la correlazione leggendo la saggia risposta di Socrate, che non voleva evadere dal carcere (per non menomare il “valore assoluto” della Legge e del Tribunale) al suo discepolo:


Socrate.“Caro amico mio, questi tuoi sentimenti sono molto apprezzabili, se accompagnati da un giusto giudizio. […]  Cerchiamo ora di capire se quello che tu proponi bisogna farlo o meno.


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Perché non solamente oggi, ma da sempre, io sono fatto così, che io non do retta a nessuno se non alla ragione, quella che pensandoci mi sembra la migliore. [.]  E porto sempre rispetto ai valori che ho osservato.
 
E se oggi non riusciamo a trovare qualcosa di più convincente sappi che non mi piegherò mai, per niente al mondo, a quello che tu mi stai proponendo (ndr: l’evasione dal carcere) […] Coloro i quali non parlano tanto per parlare hanno sempre sostenuto più o meno quello che sostengo io. E cioè che di alcune opinioni degli uomini bisogna fare tesoro, mentre altre non è proprio il caso di prenderle in considerazione. Per gli dei, non ti pare questo detto bene, amico? Tu, secondo la natura umana, non corri pericolo di morire domani e quindi non sei accecato da una disgrazia come la mia. Pensa dunque. Non ti pare logico sostenere che alcune opinioni umane bisogna stimarle, mentre altre possono essere trascurate? E nemmeno le opinioni di tutti gli uomini, ma di certi uomini sì e di certi altri no? Che cosa ne dici?  Non sto dicendo cose giuste?”


Critone: “Dici cose regionevoli, Socrate.”


Socrate:“Dunque delle buone opinioni bisogna far tesoro e delle cattive farne a meno.”


Critone: “Proprio così.”


Socrate: “E buone opinioni non sono quelle dei saggi, mentre cattive sono quelle degli  sciocchi?”   
                  
Critone: “E come no?”


Socrate: “Ora dimmi se ragionavamo bene o male su quest’altra questione. Prendiamo  uno che faccia ginnastica A quale giudizio, di lode o di biasimo, tiene costui: a quello di un uomo comune, oppure a quello, e soltanto a quello, di un medico o  di un maestro di ginnastica?”


””


Critone: “Soltanto a quello del medico o del maestro di ginnastica”


Socrate:  “Quindi lui teme solo il biasimo e desidera solo le lodi del medico e del maestro di  ginnastica e non quelle del resto della gente.”


Critone:  “E’ proprio così”.


Socrate: “Quindi bisognerà fare ginnastica e mangiare e bere e fare ogni cosa nel modo  che ritiene corretto solo chi se ne intende e ci è superiore, e non già secondo quello che pensano gli altri. Non è vero?


Critone: “E’ vero”


Socrate: “Bene. Invece non dando retta al maestro, e disprezzando i suoi pareri e avvertimenti, tenendo invece in gran conto le opinioni della gente sciocca, non ci si procurerà solo danno?”


Critone:“Come no?”


Socrate: “E di che genere di danno si tratta? E quale parte danneggerà di quello che disubbidisce?


Critone: “Il corpo certo, è il corpo che subisce il danno”


Socrate: “Tu hai detto bene. E accade anche nel resto delle cose, tanto per non stare ora ad enumerarle. E quindi questo vale per  il giusto e l’ingiusto. Per il brutto e per il bello. Per il buono e per il cattivo, che è l’argomento intorno al quale stiamo ora discutendo.


Dobbiamo seguire forse l’opinione della gente oppure solo di quello che se ne intende, se mai ce n’è uno, e di quello avere paura più che di tutti gli altri assieme? Perché se noi non ascolteremo costui (ndr: solo quello che se ne intende) ci troveremmo a distruggere e a guastare la parte di noi che con il giusto, come dicevamo, diventa migliore, e con l’ingiusto appassisce.””


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Beh, cari lettori, avete  riscontrato una certa correlazione tra il pensiero di Socrate e i sondaggi?


Se uno fa ginnastica dovrà seguire i consigli della gente o del maestro di ginnastica? E il maestro di ginnastica eseguirà un sondaggio, magari tra gli inesperti, per avvalorare la bontà della sua visione sull’esercizio ginnico dell’allievo?


E se un commissario tecnico della nazionale di calcio deve varare la formazione della squadra potrà far affidamento sulla gente chiamata ad esprimersi con  un sondaggio al quale partecipano  anche chi di calcio non s’intende? Oppure sui tecnici  del suo staff dei quali s’è circondato?


E’ vero, al tempo di Socrate i sondaggi non esistevano ma aleggiava nell’aria “quel che la gente pensa (e crede sia giusto)” e che Socrate, da gran saggio, avversava. Non parliamo poi, di certi improvvisi sondaggi militari: chi ha fatto la naja sa in che cosa consistesse  l’improvvisa visita del colonnello comandante all’ora del rancio:


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“Soldato, com’è il rancio?” interrogava. Immancabile la risposta  “Ottimo, signor colonnello” Colonnello e soldato accomunati nell’accettare un giudizio positivo con poco giudiziosa certezza.


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Sono un estimatore della musica classica, anche barocca, e seguo sempre le esibizioni della ”Confraternita de’ musici” diretta dal nostro Cosimo Prontera, maestro di concerto al clavicembalo. Talvolta ai concerti  fra gli spettatori abbondavano oltre misura  gli invitati (le cosiddette “Autorità” e gli “Ottimati” della città) la maggior parte dei quali non eccessivamente predisposti alla fruizione di questo tipo di musica ma comunque affascinati dalla sottile malia dei suoni accattivanti; numerosi anche  i veri appassionati.

Orbene,  il maestro Prontera si sentiva gratificato più da quest’ultimi, anche se esprimevano giudizi critici, piuttosto che dagli applausi dell’altra parte. Se avesse dovuto compiere un sondaggio per accertare il gradimento del pubblico, credete che il maestro avrebbe tenuto conto   indifferentemente dei  giudizi  dell’una o dell’altra parte degli ascoltatori?


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E immaginate, infine, se nel seicento fossero esistiti i sondaggi e si fosse chiesto alle gente di esprimere una valutazione sulle teorie di Galileo Galilei .


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Il 16 aprile  1633 il grande scienziato subì il primo interrogatorio del processo a lui intentato perché sosteneva che non era il sole a girare intorno  alla terra ma la terra a girare intorno al sole, non era la terra il centro del sistema bensì il sole.

Se si fosse fatto un sondaggio tra la gente tutta  -popolani, studiosi, ecclesiastici- per conoscere cosa pensassero della teoria antibiblica di Galileo e quella tolemaica, che vedeva


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la Terra al centro dell’Universo, il risultato sarebbe certamente stato contro Galilei con notevole svantaggio: eppur aveva ragione. Avrebbero trionfato gli ammonimenti del cardinale Roberto Bellarmino comminati invano  nel 1616 a Galilei.
 
Eh, sì, Socrate aveva proprio ragione, attenetevi al parere dei saggi e dei giusti e non tenete conto dei sondaggi popolari.