L'INVIMIT INVESTE nel MATTONE (del Collegio TOMMASEO) -di Bruno Storella-
venerdì 16 settembre 2016
La Provincia di Brindisi, per cercare di fare cassa, ha proposto la vendita del vecchio collegio navale “Tommaseo” (rione Casale) all'Invimit, la società del Ministero del Tesoro che si occupa della gestione del patrimonio immobiliare italiano, oggi presieduto da Massimo Ferrarese.

L'Invimit, a seguito di opportuno sopralluogo effettuato in zona dai suoi dirigenti, ha quindi inviato una lettera al Comune di Brindisi con la quale ha manifestato il proprio interesse ad acquisire (acquistare) il vecchio bene immobile, abbandonato ormai da anni nel degrado più assoluto, al fine di realizzare con propri fondi (denaro pubblico) un albergo con annesso un salone congressi.

La realizzazione di tale operazione, però, si legge nella lettera inviata alla sindaca Carluccio dall'amministratrice delegata dell'Invimit, Elisabetta Spitz, è subordinata a due condizioni: che vi sia l'acquisizione piena di tale struttura da parte dell'Amministrazione comunale e la finale destinazione privata della stessa.

In sintesi, la “giostra” sarebbe questa: un Ente pubblico (Provincia), incassa del denaro (pubblico) pagato dall'Invimit (che gestisce denaro pubblico), per realizzare una struttura ricettiva (sempre con denaro pubblico) e per consegnarla, infine, ad un altro Ente pubblico (il Comune di Brindisi), il quale avrebbe il compito di affidare (ove dovesse riuscirci) tale struttura a dei privati.

A prescindere dall'opportunità o meno di realizzare (con denaro pubblico) nel capoluogo un altro albergo, senza aver proceduto preventivamente ad un'analisi di mercato ed atteso che le strutture ricettive esistenti lamentano una media occupazionale di posti-letto insoddisfacente, riferibile all'arco dell'intero anno, ma,  dopo aver visto la “fine” che ha fatto il villaggio di “Acque Chiare”, chi sarebbe quell'imprenditore realmente disposto a investire qui a Brindisi, addirittura su un bene pubblico? Certamente nessuno e allora...? 

Vendere un bene pubblico attraverso partnership con altri soggetti pubblici non significa “valorizzarlo”. “Valorizzare” un bene pubblico vuol dire realizzare su di esso un progetto di sviluppo che lo renda appetibile per il libero mercato. In questo modo i beni pubblici divengono fattori di primo piano per la riqualificazione di un'area urbana.

La “valorizzazione” dell'ex collegio navale “Tommaseo”, dunque, in cosa consisterebbe? Nel realizzare una struttura ricettiva per poi farle fare, magari, se non si fa avanti qualche privato per la gestione, la fine del suo dirimpettaio “Ostello per la Gioventù”? Una struttura ricettiva di interesse sociale (realizzata anch'essa con denaro pubblico dall'ex E.P.T.), completamente abbandonata ormai da anni e sprofondata nel massimo degrado, grazie alla solita negligenza (per usare un eufemismo) degli amministratori della nostra città. Come tanti altri esempi, d'altronde, di strutture pubbliche realizzate nel tempo e poi “abbandonate” (parco pubblico “Babylandia, campeggio e piscina scoperta a “Materdomini”, Casa del Turista). Per non parlare di quel crimine storico che riguarda la mancata manutenzione, negli anni, del Castello Svevo, conosciuto anche come “Castello a mare”, che lo ha reso ormai del tutto impraticabile e quasi cadente.

Il “mattone” pubblico non si può vendere d'un colpo, ma ha bisogno di una “preparazione” che può essere o abbastanza semplice (cambiare solo la destinazione d'uso) o complessa (cambiare la destinazione d'uso, trovare possibili acquirenti, approvare un adeguato progetto di riqualificazione, ecc.)

Ecco perché per alienare il patrimonio immobiliare pubblico sarebbe preferibile seguire una procedura di mercato: indire aste, per esempio, aperte a investitori italiani e stranieri, specializzati, magari, in questo genere di operazioni inerenti acquisizioni di beni immobili pubblici. Naturalmente, gli enti locali preposti dovrebbero prima stabilire con chiarezza quali i vincoli e le destinazioni d'uso di questi immobili. 

A questo punto non resta che terminare con un libero adattamento del bell'aforisma di Flaiano: “La situazione politica (ed economica) a Brindisi è grave (come sempre), ma non è seria (come al solito)”.

Brindisi, 16 settembre 2016

Bruno Storella
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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