Brindisi, fine pena mai: i brindisini si comminano altri 5 anni di penitenza
venerdì 15 luglio 2016
Il comunicato stampa emesso dal PD in commento alla nascita della nuova giunta Carluccio rivela, per l’ennesima volta, la matrice della debacle della coalizione guidata da Marino. Nella nota, infatti, si fa un vergognoso riferimento alle vicende giudiziarie riguardanti il padre della neo assessora Scatigno, come se, avere un padre finito sotto indagini in passato, possa automaticamente certificare la immoralità e l’inclinazione alla illegalità di una figlia. Ora, che un partito nazionale scenda a questo livello di barbarie in un comunicato stampa ufficiale è già di per sé scandaloso, perché l’aspetto umano va salvaguardato prima di tutto, soprattutto quando si ha a che fare con una giovane ragazza che, fino a prova contraria, non ha avuto ancora modo di farsi conoscere. Ancora più ridicolo appare che, ad ergersi a censore, sia un partito la cui coalizione ha accolto situazioni similari, pertanto: o si è garantisti sempre oppure mai.

Detto ciò, condivisibili appaiono invece le considerazioni negative riguardanti l’aspetto squisitamente politico. Entrando nel merito delle nomine, infatti, lo sconforto è l’unico sentimento che si avverte. Anche in questo caso, va sollevata una eccezione: il PD si lamenta giustamente per la evidente mancanza di competenza dei neo assessori; nulla quaestio. Una visione così rigorosa, però, cozza con le nomine effettuate dal PD durante l’interregno Consales. In tale occasione, infatti, in quota PD, all’urbanistica, venne nominato Luperti, il quale è un analista chimico. Quanto sottolineato rappresenta un distillato dell’arroganza, della mancanza di onestà intellettuale, di coerenza e trasparenza che ha portato la gente a non individuare nella coalizione di Marino il seme del cambiamento. Tale coalizione, agli occhi della popolazione, si è palesata come una copia carbone di quella della Carluccio, magari meglio strutturata, ma non di certo più accattivante.

Purtroppo, il malvezzo di nominare assessori secondo le logiche del pallottoliere piuttosto che secondo quelle della competenza, ha riguardato tutte le giunte di sinistra da Antonino in poi, con la sola eccezione della giunta varata da Mennitti, nella quale, ad esempio, all’urbanistica venne messo un architetto (Bruno), ai lavori pubblici un geometra (Elmo), al turismo un agente marittimo (Titi).

E’ così che, da oggi, ad occuparsi di urbanistica (con la delicata questione del PUG in ballo) sarà un vigile sanitario, ad occuparsi di turismo una professoressa di educazione fisica, ad occuparsi di teatro una estetista, ed all’attuazione del programma (?) ed agli affari generali (tale assessorato riserva il compito di garantire l’ossequioso rispetto delle normative regionali, nazionali e locali, la gestione dell’area amministrativa-organizzativa) è stato nominato un chimico, forse per trovare le alchimie giuste, il quale non ha partecipato alla bagarre elettorale e la cui nomina sfugge, pertanto, alle “logiche del pallottoliere”, così come a quelle delle deleghe affidate a tecnici esterni.

Vi è da aggiungere, tra l’altro, che lo sforzo di comporre una giunta con una parità di genere ha senso se ciò non vada a detrimento della qualità; in tale caso precipuo non sappiamo quanto una tinteggiatura di rosa possa produrre quel quid in più.

Alla luce di quanto partorito dalla spaesata sindaca, dobbiamo rassegnarci ad assistere all’ennesimo governo tecnocratico, dove i dirigenti avranno tra le mani le sorti della città. Difatti, è oggettivamente complesso, per una persona digiuna di urbanistica, poter svolgere un ruolo di indirizzo, di vigilanza e di pungolo verso un tecnico del settore, non avendo giusta contezza di quali siano “gli strumenti del mestiere”. E’ come se un fabbro desse indicazioni ad un chirurgo su come effettuare un intervento al cuore. Nulla si può improvvisare, soprattutto in campi dove, per poter incidere positivamente, è ineludibile la necessità di aver maturato un percorso di studi e lavorativo appropriato.

Tralasciando, dunque, le questioni inerenti gli alberi genealogici, si può tranquillamente asserire, al di là delle affermazioni votate al politically correct, che questa, per ragioni di metodo (di scelta) e di spessore, è la peggiore giunta che Brindisi abbia mai avuto. Felici di poter essere smentiti.
 
ANDREA PEZZUTO