CinematoGrafica a Lecce!
domenica 29 maggio 2016
CinematoGrafica… come essere alla Borsa dei sogni! La famiglia Manzo ha messo in mostra i suoi tesori di carta presso il MUST , Museo Storico città di Lecce, situato in via degli Ammirati n.11 a Lecce. Dal 13 Marzo fino al 13 Giugno 2016 vi è la possibilità di ammirare da vicino una piacevole esposizione di manifesti cinematografici di pellicole proiettate negli anni ’50, tratta dalla collezione privata di A.M.

L’ingresso è libero, la mostra si può visitare da mercoledì a venerdì, dalle 15:00 alle 19:00. Sabato e domenica dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00.

La rassegna è una selezione di pellicole che vanno dal noir al western, dalla guerra alla commedia, dal musicale al drammatico, alcune anche poco note, per stuzzicare i cinefili più raffinati.

Le locandine raccontano senza volere un mondo che non c'è più, la finestra spalancata sui sogni. Le sale di proiezione del passato, inghiottite dal tempo che passa e dalle tecnologie che avanzano.

Dopo la proposta al Comune di Lecce di aprire al pubblico il Teatro Apollo, restaurato, per due giorni nel mese di Maggio, la mostra CinematoGrafica offre la possibilità a tutti di vedere da vicino un centinaio di locandine e fotobuste di film proiettati all’Apollo fra il 1952-1957, tutte appartenenti alla collezione privata della famiglia Manzo di Lecce.

Le città una volta sembravano una sorta di Cinecittà, tutte tappezzate di manifesti del cine, che erano arredo urbano prima che invito, colorato e seduttivo, fiera dei sogni quando il film non si vedeva in prima visione.

La locandina era una bandiera da conquistare, un feticcio irrinunciabile, un poster per i posteri. Fermarsi davanti alle bacheche era un rito anche dopo il film, i più sfacciati ci arredavano la camera soprattutto nei tempi grami. Sbagliare locandina negli anni Cinquanta voleva dire uccidere il film, svuotare le sale, condannare la pellicola al fallimento. Un'immagine sola doveva trasmettere una suggestione, dire e non dire, come fosse un gioco di seduzione, convincere prima di informare, decisiva a volte più del cast e della trama. La locandina ha sempre avuto i suoi miti, quasi vivesse di vita propria: un metro per un metro e mezzo oppure due metri per uno e mezzo di carta, potevano essere le misure di un tesoro, un investimento da incorniciare.

L’esposizione, che comprende un centinaio di manifesti di film proiettati al Teatro Apollo, ex cinema nel cuore di Lecce, mette in mostra un respiro di immagini tratte dal florido momento cinematografico vissuto a metà del ‘900 dal cinema internazionale ed italiano.

La collezione della famiglia Manzo iniziata da Antonio, commerciante leccese fino agli anni ’50, é ora portata avanti da suo figlio Dino. Oggi i manifesti continuano a parlarci del florido passato del cinema grazie alla passione del nipote omonimo che organizza rassegne in tutto il Salento.

CinematoGrafica è anche arricchita da alcuni documenti della famiglia Cappello, tra i fautori della costruzione del Teatro Apollo: abiti femminili degli anni ’50 della collezione di Grazia Lepore, articoli di giornale su alcune vicende legate al teatro e un proiettore cinematografico di 35 millimetri degli anni ’30, funzionante fino agli anni ’50, gentilmente concesso da La Bottega della Foto. Un vero gioiello delle sale cinematografiche.

La locandina era in quegli anni l’attrattiva principale per un film: essa stimolava la fantasia di chi si soffermava ad ammirarla, soprattutto in un periodo in cui i cosiddetti trailers erano miraggio esclusivo di coloro che frequentavano le sale cinematografiche. Il successo della pellicola era così in buona parte affidata alla comunicazione visiva delle affiches, alla bellezza e all’efficacia dei montaggi fotografici.  La mostra è una selezione di pellicole a volte poco note ai più, ma pur sempre significative riguardo il costume e le tendenze di un’epoca, appartenenti ai seguenti generi: dal noir al western, dalla guerra alla commedia al drammatico. Le locandine costituiscono una parte della collezione iniziata da Antonio Manzo, commerciante leccese dagli anni '20 agli anni ‘50, e portata avanti da suo figlio Dino. 

Questi manifesti, veri e propri disegni pittorici di un’epoca così cruciale, oggi tornano a parlarci del passato grazie alla passione del nipote che continua a diffondere la passione cinematografica di famiglia con rassegne in tutto il Salento.

La mostra, propone anche un percorso parallelo arricchito da documenti della famiglia Cappello, fautrice della costruzione del teatro, da alcuni abiti femminili degli anni ‘50 provenienti dalla collezione di Grazie Lepore, da documenti e articoli di giornale che narrano di alcune vicende legate al Teatro Apollo ed infine da un vero e proprio gioiello delle sale cinematografiche: un proiettore cinematografico di 35 millimetri degli anni ‘30, funzionante fino agli anni ‘50.

Carolina N., ventiduenne, studentessa universitaria presso il Dams di Lecce: “Mi è piaciuta molto. Ringrazio il MUST di Lecce per averci regalato questa splendida opportunità. Sono una grande fan del cinema italiano e straniero, passione tramandatami da mia nonna quando ero ancora una bimba. È merito di famiglie come quella di Antonio se ancora oggi molti di noi possono ammirare delle perle del cinema passato. Le locandine per il cinema non hanno attraversato l’età dell’oro della cartellonistica, non sono state disegnate da Toulouse-Lautrec, ma ne hanno subito l’influenza, in alcuni casi rimanendo più memorabili dei film che promuovevano. In Italia, ad esempio, l’arte era talmente diffusa che spessissimo, almeno fino agli anni ‘70, le locandine straniere venivano rifatte da zero solo per il nostro mercato, (l’unico altro paese che si comportava così era il Giappone)”.

Siria L., cinquantaseienne, laureata al Dams di Lecce: “Sono la nonna di Carolina, anche lei come me appassionata di cinema. Infatti siamo venute insieme oggi qui per vedere questa mostra. Se si fa una rapida ricerca tornando a 40 anni fa, si trovano ancora immagini per manifesti con una loro forza, per lo più concepite per un cinema che si vedeva al cinema. Tali immagini erano pensate per essere viste e apprezzate anche stampate su grande formato. Quell'arte pubblicitaria non esiste più, e non si può neppure parlare di un pallido ricordo. A essere severi ma franchi, chi scrive pensa che il tardivo e quasi completo abbandono del manifesto dipinto a favore di quello fotografico non abbia costituito una evoluzione felice, che qualcosa di bello si sia perso e non si sia guadagnato nel cambio”.

Scritto da ILARIA SOLAZZO.
 
 
 
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