Referendum sulle “trivelle”: la cosa piu’ saggia da fare il 17 aprile e’ votare si’
venerdì 1 aprile 2016
Esponenti di Governo continuano ad invitare gli italiani ad astenersi dal voto nel referendum sulla rinnovabilità delle concessioni esistenti  per le piattaforme petrolifere in mare. Il referendum è uno strumento fondamentale di democrazia diretta che la Costituzione offre agli italiani perché possano  manifestare la propria posizione sull’abrogazione  di alcune disposizioni di legge non condivise dai proponenti.

Sconcerta che, ripetendo il vecchio e fallito  invito di Craxi ad “andare al mare” Renzi ed i suoi ministri puntino sull’astensione evidentemente  temendo che gli italiani possano votando “si” non soltanto mettere in discussione il “facile” rinnovo delle concessioni esistenti ma anche  - come sarebbe giusto - una politica energetica ancora fondata suoi combustibili fossili.

Eppure oggi il 43% della domanda di energia elettrica è coperta dalle fonti rinnovabili e ben 23.000 Mw di impianti a ciclo combinato alimentati a gas sono  in profonda crisi. Le piattaforme esistenti poi  coprono appena l’1% dei consumi di petrolio  e il 3% dei consumi di  gas.

Il 17 aprile è, quindi, “saggio” andare a votare per esercitare un diritto essenziale di democrazia diretta e partecipativa per costringere il Governo a presentare finalmente un piano energetico nazionale per uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili ed avvicinarci sempre più all’obiettivo fissato dalla  Unione Europea col piano  “Energy Road Map”  per il 2050  nella misura dell’80% dei consumi finali coperto da fonti rinnovabili.
A Brindisi poi c’è un motivo di più per votare “si” al referendum dal momento che la città deve uscire dalla servitù ambientale e sanitaria del carbone.