“A tu per tu” con Carmine Di Pietrangelo.
domenica 20 marzo 2016
Nel bene e nel male, attraverso fatti  positivi ed errori, vi sono uomini, personaggi, che hanno fatto la storia politica di Brindisi. Saranno soprattutto i cittadini a giudicare, tenendo tra l’altro conto di  un passato che possa, o no, servire anche per il futuro. Futuro, parola che ora più che mai serve ad  una  Brindisi che sta attraversando uno dei più brutti periodi della propria storia e in preda a gravi problematiche sotto il profilo della legalità, occupazionale, sociale.

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“A tu per tu”, a  proposito di personaggi e personalità del passato (non troppo lontano)  ma anche del presente (sempre più confuso, e non solo nel panorama politico, ma  sempre utile da capire ed esplorare) ospita Carmine Di Pietrangelo ex esponente dei Democratici di Sinistra, ex Vice Presidente del Consiglio Regionale, ex Consigliere  Comunale, ora iscritto nuovamente al Partito Democratico, vari ruoli ricoperti, attuale   Presidente dell’ associazione Left.

Insomma, uno che ne ha viste e passate tante, compreso un “ribaltone politico” con Giovanni Antonino (alcuni continuano praticamente a stampargli un “marchio”, ma in fin dei conti chiediamoci…. quanti ribaltoni abbiamo avuto in questi anni in una politica brindisina che sta sempre più perdendo regole e senso di appartenenza) e tanti cambiamenti in un partito a cui vuole dare ancora un  contributo. Un Carmine Di Pietrangelo schietto, come sempre, che “non le manda a dire”.

D: Carmine Di Pietrangelo, lei si è praticamente iscritto nuovamente al Partito   Democratico. Dunque, crede ancora nel  Partito?.

R: “La mia reiscrizione al Pd, dopo due anni, è stata innanzitutto una reazione al tentativo messo in atto da parte di Consales e di alcuni suoi sostenitori di appropriarsi  definitivamente del partito, attraverso quella che Michele Emiliano ha definito un’opa  ostile. Lo facevano per utilizzare il Pd come sostegno silente e ossequioso ad  un’ amministrazione chiacchierata, inconcludente, inadeguata, oltreché sfiduciata dai massimi  dirigenti regionali, provinciali, cittadini. Una amministrazione che aveva disperso nel corso della sua esperienza qualsiasi connotato di  sinistra e di centro  sinistra. Motivi questi, tra gli altri, compresi quelli di carattere nazionale, che mi avevano allontanato dal Pd, partito che in Puglia avevo contribuito a fondare. Ho richiesto la tessera insieme a tanti altri,  abbandonando indugi e persistenti  perplessità, per respingere questo tentativo con  l’ intento di sostenere la battaglia per l’autonomia e la credibilità di un partito che ha rischiato di perdere fisionomia, valori, anima. L’ ho fatto anche per aiutare a bonificare un partito che in città stava diventando indistinto e pieno di iscritti ignari e inconsapevoli, di solo clienti di amministratori e di consiglieri accecati dal proprio stato e insensibili ai problemi della città. Comunque anche da non iscritto ho creduto nel Pd, partito di Centro  Sinistra, della cultura riformista italiana, dove la sinistra ha e deve avere un ruolo. Non  credo alla trasformazione del  Pd  in partito della nazione, un partito piglia tutti, senza valori e senza idealità. Ho come riferimento l’art. 49 della Costituzione, i valori della sinistra, e credo ancora che c’è differenza tra destra e sinistra. Questa differenza la determina l’idea di uguaglianza e solidarietà, questioni fondamentali per la cultura della sinistra laica e per  il cattolicesimo democratico”.

D: Lei, in questi ultimi mesi, è stato spesso accusato da qualcuno (anche dallo stesso ex  Sindaco Mimmo Consales) di  “aver lavorato e agito nell’ombra “ nel Pd. Cosa risponde?

R: “Alibi e giustificazioni utilizzati  solo, per coprire proprie responsabilità, inadeguatezze, incapacità. C’è stata una polemica fastidiosa e fuorviante tra me e l’ex sindaco che purtroppo si è risolta in un atto tramautico che mi auguro Consales possa risolvere nel modo migliore possibile per lui. In quei giorni di difficoltà amministrativa e di quasi crisi, prima degli arresti, Consales era impegnato a quella che definii caccia alle streghe. La  strega in quel caso ero io, definito burattinaio e uomo politico del passato, promotore di ribaltoni e causa di tutti i mali della città. Abbiamo visto come è andata a finire. E mi dispiace, perché avrei  preferito un confronto politico, anche se duro, con Consales e i suoi sostenitori, possibilmente in un congresso di idee e non solo di iscritti  ignari. Anche   quando non sono stato iscritto al  Pd ho sempre  preso le distanze in maniera  trasparente e leale  dall’amministrazione Consales e da  alcune scelte come quella sull’ urbanistica, sulla costa, sui rifiuti, sulla mobilità e la gestione delle Partecipate. Se mai all’ ombra hanno agito molti di coloro che  avevano contribuito a candidare Consales, a sostenerlo e ad utilizzarlo. Le mie battaglie sono abituato a farle sempre a viso aperto. Non ci sarebbe stato motivo per agire nell’ombra. Da tempo ho detto che non sono interessato alla politica attiva ma che sono fortemente impegnato, anche sulla base dei miei errori, a ricostruire una cultura di sinistra e di farla vivere nel Pd “.

D: Ma secondo lei, gli iscritti, simpatizzanti ed elettori, credono ancora nel Partito  Democratico a  Brindisi? Bastano, ad esempio, le parole dell’attuale Commissaria  cittadina Antonica che fa riferimento “alla reale esigenza di  dare una svolta, e con   uomini e scenari nuovi “ ?.

R: “Chi si riconosce nel  Pd, nei suoi valori, nelle sue iniziali ambizioni, è messo oggi a dura prova. A Brindisi, non solo per le vicende giudiziarie presenti e passate, è necessario uno scossone profondo e doloroso se si vuole recuperare credibilità e ricostruire un senso alto della politica. Più che le parole della Commissaria Antonica, non mi convincono i comportamenti, la doppiezza, il suo modo di fare. Invece di unire nel rigore e in una linea chiara di Centro  Sinistra, mi sembra che vada alla ricerca di scorciatoie pericolose che  non hanno aiutato una riflessione sulla città e il suo bisogno di cambiamento. Sembra che più che ascoltare la città abbia preferito intrupparsi nelle pastoie e nel pettegolezzo di un ceto politico consunto che cerca di rimuovere le proprie responsabilità da quanto  accaduto in questi  anni. Anche da commissario di un partito umiliato, diviso, si lavora   per unire e per utilizzare ogni  energi sana e disinteressata. Uomini e scenari nuovi devono essere espressione di  un progetto politico, programmatico  e amministrativo chiaro, definito e certamente nuovo. Io aggiungerei  innovativo”.

D: Risponda sinceramente. Quanto converrebbe, tra le varie ipotesi verso le ormai prossime elezioni comunali, al  Partito  Democratico rituffarsi  in un’alleanza - laboratorio  con i centristi?  Lei, se non sbaglio, è stato uno dei contrari più tenaci al Laboratorio   politico durante il mandato Consales.

R: “Il  termine Laboratorio è  abusato e non contribuisce a chiarire un bel niente. Innanzitutto nei laboratori si sperimentano processi o prodotti. Se funzionano, si passa dalla sperimentazione alla fase industriale, produttiva. La funzione del laboratorio in politica può essere dettata da emergenze o per provare possibili alleanze. Se il  laboratorio politico produce effetti  positivi allora non è più laboratorio ma alleanza politica. Continuare a parlare di laboratorio per nascondere alleanze innaturali o indicibili è , per chi lo vuole, ipocrisia, per chi lo attacca o lo demonizza, un alibi, buono solo per una propaganda un po’ sempliciotta. In politica anche per governare sono necessarie alleanze  chiare e trasparenti, tenute assieme da programmi e cose da fare e non da laboratori. Se  poi i laboratori diventano addirittura  dei centri di riciclaggio, come è stato quello sperimentato da  Consales e dai suoi  sostenitori e utilizzatori finali, sono scelte che si pagano perché privano di anima e di identità  la politica e la stessa amministrazione”.

D: Giorni fa è nata ufficialmente la nuova coalizione di  Sinistra che ha già scelto Michele Errico (che tuttavia deve sciogliere ufficialmente la riserva) quale candidato sindaco. Che deve fare il  Partito Democratico?  E’ proprio impossibile pensare ancora ad  una “grande coalizione” di Centro Sinistra, ma stavolta  con dentro ad esempio Brindisi Bene Comune  e quindi "il pendolo“ a sinistra   ?.

R: “Non so se è nata effettivamente una nuova coalizione di sinistra e se Michele Errico è il suo candidato. C’è ancora troppa confusione e un certo “abuso” della stessa parola sinistra. La sinistra da sola in questa città difficile che possa farcela e avere il consenso  per governare da sola. Allora la sinistra, quella di governo e non quella di testimonianza, deve avere una certa pazienza a costruire alleanze e programmi.  Partire dai candidati sindaci si rischia di dividere e non di unire. Mi sembra questo l’errore in cui è incorso Errico e la stessa commissaria del Pd. Prima la città, la sua autonomia, la sua capacità di ricostruire il proprio autogoverno, la  riflessione sulle criticità di una città che ha perso un ruolo istituzionale, produttivo e alla ricerca di un futuro che nessun Superman è in grado  di garantire da solo. La sinistra, quella del  Pd  e quella che sta fuori da esso si è mai   incontrata? Ha mai discusso assieme della città ? Io ripartirei di qua, fisserei dei punti chiari (situazione finanziaria  del Comune e rigore nei confronti della struttura amministrativa, futuro e assetto produttivo e sua sostenibilità ambientale, vivibilità e sicurezza nelle piazze, nelle abitazioni, nelle proprietà, autorevolezza e competenza dei futuri   amministratori, ecc  eccc….  Una sinistra capace di dialogare con le forze moderate a condizione che non vengano utilizzate per riciclare vecchio e consunto ceto politico.  Per questo ho sostenuto che tutti devono fare un passo indietro, soprattutto quelli che si sono fatti candidare o che si sono autocandidati.  Sono altresì  d’accordo  con chi  dice che le alleanze, il candidato a sindaco, le liste, si fanno a Brindisi e non in altri luoghi  della   Puglia. Chi sta fuori deve  l’umiltà e la determinazione per aiutare la città e la sua politica  a cambiare.  Le  imposizioni  hanno l’effetto opposto. Sosterrei volentieri un candidato che si richiamasse a qualche valore di Centro Sinistra e garantisse rispetto, per le idee altrui, oltreché capace e disinteressato amministratore del  bene comune”.

D: che tipo di contributo si sente di dare ancora al Partito Democratico, direttamente o indirettamente  ?

R: "L’aver ripreso la tessera ed essere ritornato nel partito mi  impone innanzitutto il dovere di appartenenza. Questo significa cercare luoghi e strumenti per confrontarsi con gli altri tesserati. Purtroppo devo dire che anche in questa gestione commissariale  latitano luoghi, occasioni per incontrarsi e per discutere. Il commissariamento è degli organi dirigenti e non degli iscritti e ne’ tantomeno delle idee. Il dovere di appartenenza  non sembra praticato da molti e né diretto da chi ha responsabilità di direzione del  partito. Vedo infatti iscritti e dirigenti più impegnati ad organizzarsi in liste, in coalizioni, in iniziative contro il loro stesso partito, che ricercare luoghi e sedi di dialogo e di confronto. Questo vale per chi dichiara di avere la tessera numero uno (a proposito, le tessere del  Pd non sono numerate……) e per chi ricopre incarichi in organismi dirigenti di partito o istituzionali. Io sono “all’antica”.  Aspetto le sedi per decidere scelte, candidato, programmi, lista. Il mio contributo al Pd, oltre questo momento elettorale, lo vorrei indirizzare verso la  formazione di una nuova generazione di dirigenti democratici ai quali mettere a disposizione la mia esperienza, la mia cultura di uomo di sinistra. Solo questo, e spero mi sia data questa opportunità. Non ho altre ambizioni”.

D: Bisogna riavvicinare la gente alla politica, considerata troppo vicina a lobby e interessi particolari. Brindisi attraversa una delle fasi più drammatiche della sua storia.

R: “Non è opera facile ma non impossibile. Parlavo prima di scossone. La città deve liberarsi dalle solite facce che da anni hanno ridotto l’istituzione locale a sede di mercanteggiamenti individuali e di tornaconti personali o di gruppo. La città dei bisogni deve riscoprire la dignità dei diritti. Sui bisogni legittimi è cresciuta una intermediazione politica che a lungo andare rischia sempre più di intermediare bisogni illegittimi. Brindisi  dovrebbe ritornare ad  essere comunità  e non città provvisoria alla ricerca di identità perdute. E’ vero, la città vive forse uno dei momenti più critici della sua storia moderna. Sta perdendo ruolo, sedi operative e istituzionali, funzioni. La sua stessa vecchia base produttiva industriale è in una fase di esaurimento. I livelli occupazionali sono tra i più bassi del mezzogiorno. La disoccupazione giovanile ha da tempo superato il 50%. Un  comune quasi in dissesto finanziario. Per  questo ci vorrebbe un clima e un impegno diverso per preparare la prossima scadenza elettorale. Invece, sono in atto vecchi riti che stanno allontanando la città dalla politica e dai suoi attori, vecchi, nuovi, o commissari che siano. E se la mediocrità riprende il sopravvento si assisterà più che in altre occasioni ad una frammentazione e confusione che non aiuterà la città a ritrovarsi”.

D: Carmine Di Pietrangelo uomo. Se le dico questo….. orgoglioso, determinato, e altro ?

R: “Un po’ orgoglioso e determinato lo sono, ma per le mie idee certamente. Mi piace studiare e capire i problemi e quindi non mi sento un superficiale. Ma sono sempre  disponibile al confronto e a cambiare idea quando ne vale la pena e soprattutto quando è  un’ idea. Sempre curioso. Pronto ad aiutare gli altri e per questa disponibilità ho pagato prezzi politici e non solo. Ma la gratitudine in politica come nella vita è merce rara”.

Articolo di Ferdinando Cocciolo.