Proposte e osservazioni, di CGIL CISL UIL, illustrate nel corso della seduta della Giunta regionale pugliese a Brindisi
mercoledì 2 marzo 2016
Il Documento CGIL CISL UIL, contenente proposte e osservazioni, illustrato nel corso della seduta della Giunta regionale pugliese a Brindisi
 
PROPOSTE E OSSERVAZIONI CGIL CISL UIL TERRITORIALI
 
PREMESSA
Gli esiti di una crisi economica che perdura oltre ogni previsione e le dinamiche di un mercato globale spesso deregolamentato, hanno aumentato il rischio di povertà ed esclusione sociale in aree, come quella di Brindisi, in cui le criticità ristagnano e la ripresa non si vede. Il tasso di disoccupazione ha superato il 31%, con percentuali ancora più drammatiche per i giovani e gli over 50.
 
Serve una “rivoluzione industriale” che persegua l’idea di uno sviluppo integrato sostenibile. Obiettivo realizzabile solo nell’ambito di un sistema Puglia “ intelligente”, in cui i contesti istituzionali e sociali siano capaci di governare e orientare cicli e processi produttivi di beni e servizi complessi, partendo da scelte strategiche adeguate, in una visione policentrica che porti a valore ogni area pugliese con pari dignità e rispetto per tutta la collettività.

Proposta
Data la sfida, non si può che convenire che quello di oggi sia solo un primo incontro dedicato all’ascolto, che apre, auspicabilmente, una fase di reale confronto in cui il metodo della Programmazione partecipata diventi lo strumento, per la Regione, per promuovere occupazione stabile e miglioramento della qualità della vita. Abbiamo considerato apprezzabile il programma con cui questo Governo Regionale si è presentato, ma siamo convinti che il partenariato economico e sociale possa dare un contributo fattivo per accelerare un percorso virtuoso che affronti e risolva le criticità e crei il nuovo. Chiediamo:
 
UN PATTO PER LO SVILUPPO E IL LAVORO”,

con le Parti Sociali, in cui i contenuti prioritari siano:
- Lavoro
- Salute e ambiente
- innovazione
- sostenibilità
- legalità
- welfare
- politiche pubbliche fondate sull’utilizzo integrato delle risorse economiche regionali, nazionali e comunitarie attraverso un tavolo interistituzionale a livello governativo e regionale.
 
Politiche del lavoro La priorità assoluta è garantire nuova, stabile occupazione e migliorare la qualità del lavoro esistente. L’intervento sulla disoccupazione e sul disagio sociale attraverso le misure dei cantieri di cittadinanza e il reddito di dignità, hanno in comune innumerevoli criticità per essere attivate. Qualsiasi strumento innovativo non porterà risultati se il sistema non funziona. Ecco perché consideriamo urgente creare l’Agenzia Regionale per il lavoro riformando i centri per l’Impiego e supportando gli Ambiti Territoriali. Come è stato chiesto nell’ultima riunione dell’Osservatorio Regionale siamo convinti dell’urgenza di una Legge Regionale ad hoc finalizzata a una riorganizzazione complessiva del sistema delle politiche attive, avviando una formazione mirata di tutto il personale dei CPI, compresi i lavoratori rivenienti dagli Enti di formazione, indispensabili se si tiene conto di quanto sia ormai ridotto il numero degli addetti dopo i pensionamenti degli ultimi anni.

Le misure di supporto al reddito devono avere un carattere emergenziale: è il lavoro che dà dignità e prospettiva di vita alle persone. Servono quindi politiche formative adeguate, che trovino le fondamenta su un percorso d’istruzione, università e ricerca di qualità, con un’interazione continua e mirata con le realtà produttive esistenti. Sul versante università e ricerca Brindisi ha bisogno di valorizzare quanto faticosamente ha costruito finora, con esempi di eccellenza, come l’ITS per l’aerospazio, e la Cittadella della Ricerca, con i corsi delle Università di Bari e di Lecce dislocati a Brindisi, ma su cui manca l’attenzione e il supporto economico regionale, come purtroppo è accaduto per l’ultimo tentativo fatto per il corso di laurea in Farmacia. Così come chiediamo attenzione per le realtà di ricerca pubblica e privata di eccellenza già esistenti. Rivendichiamo per Brindisi ciò che è stato fatto per altre realtà territoriali per offrire ai nostri giovani opportunità concrete di una rete integrata tra percorso di studi e lavoro.

La concreta possibilità per creare lavoro e rilanciare l’economia è data dalla programmazione 2014/2020 investendo in opere pubbliche che abbiano l’obiettivo di recupero, manutenzione e cura del territorio. Da noi ciò significa prioritariamente bonifiche e ambientalizzazione, non solo per i danni dell’industria ma anche per l’inquinamento creato dai rifiuti: occorre una mappatura delle discariche abusive e dei terreni contaminati. Così come è ormai urgente definire un piano di raccolta differenziata e di chiusura del ciclo dei rifiuti. Manutenzione del territorio significa anche: - rigenerazione delle coste e delle aree urbane, evitando ulteriore consumo del territorio e puntando al riuso, attraverso un PUG rispondente alla sostenibilità ambientale;
 
- recupero dei terreni agricoli inquinati anche per coltivazioni no-food… Si crea lavoro, inoltre, attraverso:
- l’utilizzo di quella parte dei terreni dell’area SIN già ammessi al riuso dal Ministero;
- l’utilizzo dei terreni e dei beni confiscati alle mafie;
- il rilancio della pesca, dell’agricoltura di qualità con il PSR 2015/2020, supportando soprattutto i piccoli imprenditori   e puntando sul marchio etico;
- il turismo, culturale – paesaggistico - agricolo, che anche a Brindisi così come in altre località provinciali, potrebbe     garantire una attività annuale e non per pochi mesi;
- gli interventi per le opere infrastrutturali nell’ambito del sistema regionale di trasporti e della logistica, con l’intera area ionico-salentina considerata nella rete nazionale della mobilità;
- interventi per la rete digitale e telematica e del trasporto di energia.

Aprire cantieri per far ripartire l’edilizia, il settore più colpito dalla crisi ma che può essere volano di ripresa per tutti gli altri settori produttivi, attraverso un monitoraggio mirato di tutte le opere pubbliche già finanziate e con un Piano Casa Regionale, rispondendo, così, a un’altra emergenza sociale. Si tutela l’esistente e la qualità del lavoro con un controllo efficace sull’applicazione delle norme contro lavoro nero e caporalato, anche attraverso una regolamentazione del:

- sistema degli appalti, nel pubblico e nel privato: chiediamo attenzione nei lavori pubblici, nei servizi socio-sanitari,     nei servizi agli immigrati, in ADP, nel settore industriale…in attesa del nuovo codice nazionale, la Regione può       intervenire sulle Committenti, pubbliche e private con norme regionali, o con specifiche norme pattizie, che tutelino i   lavoratori sul piano occupazionale e della sicurezza;

- sistema di controllo anche in quei settori dove si sono create opportunità di nuovo lavoro, per es. turismo e lavoro di   cura;
- sistema del credito, da stimolare continuamente perché eroghi credito a famiglie e imprese invece di alterare i    sistemi economici, produttivi e sociali, e investa nella sicurezza dei dipendenti e dei cittadini, considerato l  ’allarmante aumento dei fatti criminosi.
 
EMERGENZE VERTENZIALI E PRIORITA’ RIORDINO DELLE PROVINCE

Denunciamo con forza la fase di assoluta incertezza che ha creato la riforma Delrio, legata alla gestione dei servizi ai cittadini nonché alla salvaguardia del personale e delle professionalità. Oltre alla responsabilità in capo al Governo centrale rispetto al taglio delle risorse, evidenziamo la responsabilità della Regione per i troppi ritardi accumulati. Dopo l’approvazione della L.R. n.31/2015 a tutt’oggi il processo di riordino delle funzioni e di ricollocazione del personale è quanto mai incerto. Ne è testimonianza quanto già accaduto: nonostante una legge regionale per creare la Vigilanza Ambientale Regionale riallocando tutti i poliziotti provinciali e l’assorbimento dichiarato per il personale di musei e biblioteche, di fatto, non c’è la copertura di spesa per la gestione dei servizi che, invece, è quanto mai urgente definire. Così come è preoccupante la mancanza di percorsi chiari per tutte le altre funzioni che la Regione ha dichiarato di propria competenza ( servizi sociali, protezione civile, politiche comunitarie, agricoltura, caccia…) su cui è urgente intervenire in merito alla gestione dei servizi e alla ricollocazione del personale. I tagli dei trasferimenti nazionali, porteranno al dissesto economico dell’Ente provinciale con conseguenze drammatiche per tutti i lavoratori e per i servizi che non potranno più essere garantiti ai cittadini.

La Puglia continua ad essere una delle regioni che ha deciso di non decidere. Altrettanto inaccettabile e’ quanto si sta verificando sul versante della Società partecipata “S.Teresa”. Solo l’accordo di solidarietà, che, con grande responsabilità, è stato sottoscritto tra le parti a livello territoriale ha scongiurato, finora, i licenziamenti di una parte dei lavoratori, affrontando, tutti, un significativo disagio economico. Ma il personale è comunque a rischio e nessuna garanzia c’è ancora sulla gestione dei servizi affidati alla Società. Chiediamo un intervento urgente atto a risolvere quella che consideriamo l’ennesima ingiustizia. Siamo stanchi del comportamento “pilatesco” assunto finora da ogni livello istituzionale e politico che abbiamo interessato: ciascuno ha scaricato su altri la responsabilità. L’azienda non ha prodotto debiti, ha solo garantito servizi ai cittadini attraverso il lavoro di 130 persone a cui oggi qualcuno deve spiegare perché dovrebbero essere licenziate.
ACCORPAMENTO CAMERE DI COMMERCIO

In merito a tutti gli accorpamenti degli enti pubblici, evidenziamo anche le preoccupazioni occupazionali per quanto sta per avvenire con il riordino delle Camere di Commercio, assistiamo, infatti, a un’operazione di cui non si comprende l’utilità anche in termini di risparmio. Il rischio sarà privare una provincia di servizi alle imprese e ai cittadini e si creeranno altri esuberi perdendo posti di lavoro, sia come dipendenti diretti sia come società partecipate.

WELFARE INCLUSIVO E UNIVERSALE

Nonostante l’impegno degli ultimi dieci anni, con i tagli delle risorse la provincia di Brindisi vede sempre più a rischio la realizzazione della rete integrata territoriale dei servizi socio-sanitari. I cittadini più vulnerabili, anziani e indigenti, stanno già pagando il prezzo più alto, rinunciando alle cure. Sul versante sociale le criticità permangono: capita che non si realizzi quanto progettato, e che non si controlli la qualità delle strutture e dei servizi erogati, specie quelli domiciliari, soprattutto in termini di congruità della spesa.
 
Sul versante sanitario chiediamo ascolto: a seguito anche degli incontri dei giorni scorsi con le rappresentanze Sindacali Confederali e di Categoria regionali, attraverso un percorso proposto di “agorà”. Siamo convinti che occorre procedere con il massimo coinvolgimento, con decisioni partecipate e condivise al fine di poter affrontare al meglio e definitivamente una delle questioni cardini di tutto il sistema regionale ed in particolare chiediamo per la nostra provincia la massima attenzione, al di fuori di ogni forma campanilistica, perché ogni singolo territorio ha problematiche socio-sanitarie importanti e differenti, come da nostra comunicazione inviata. Il nostro obiettivo è assicurare un sistema sanitario ospedaliero territoriale all’altezza delle giuste attese dei cittadini e degli stessi operatori sanitari, garantendo posti/letto, assicurando piante organiche adeguate di personale per una sanità efficiente e funzionale. Per garantire i LEA Brindisi deve poter colmare il gap con le altre ASL: manca il personale e sono pochi i posti/letto, abbiamo infatti la percentuale più bassa rispetto agli standard regionali previsti. Pertanto confermiamo che occorre, una programmazione regionale mirata, che risponda, al meglio, all’obiettivo di appropriatezza delle prestazioni con indicatori omogenei dei fabbisogni e chiari obiettivi di spesa. Chiediamo l’implementazione dell’impegno nella prevenzione, considerato l’aumento di determinate patologie nella nostra provincia.

Prevenzione che va rafforzata con investimenti in medicina del lavoro e medicina di genere. Salute e Ambiente In riferimento alla legge regionale sulla valutazione del danno sanitario dovuto all’inquinamento, chiediamo un incontro di merito per conoscere quanto il Centro Salute e Ambiente creato a Taranto si stia occupando, così come previsto, anche dell’area brindisina.

POLITICHE INDUSTRIALI

L’utilizzo dei fondi strutturali devono continuare ad essere uno strumento importante per tutelare, supportare e implementare il sistema industriale pugliese. Ma in questa fase chiediamo prioritariamente che: - Contratti di Programma, e/o Pia, siano vincolati ad un aumento congruo degli occupati rispetto al finanziamento pubblico; - Un impegno della Regione a promuovere nuovi investimenti industriali a Brindisi, per la produzione di nuovi prodotti e materiali ecosostenibili, per il riuso dei terreni, per i processi di recupero e riciclo delle materie, utilizzando le migliori tecnologie disponibili. Puntare all’innovazione tecnologica per la trasformazione di processi e di prodotti industriali significa lavorare ad una pianificazione strategica che non può essere di breve termine. E’ per queste ragioni che come OO.SS. sosteniamo:

- che ogni processo di trasformazione deve avere una giusta transizione mantenendo la dignità del lavoro. Deve cioè essere accompagnata da un’agenda sociale per creare posti di lavoro di qualità con un processo di riconversione professionale-formativo di competenze e curriculum, perché non possono essere sempre i lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo più alto in termini occupazionali;

- il modello di sviluppo integrato sostenibile si deve poggiare su un’economia circolare che parta dalla riduzione della produzione di rifiuti e si fondi sulla raccolta differenziata e su impianti di riciclo e riuso della materia.
 
POLO AERONAUTICO.

Il settore aeronautico è stato quello meno toccato dalla crisi economica offrendo in questi anni opportunità occupazionali. Ma oggi il sistema viene messo a rischio dalle scelte industriali di FINMECCANICA ( a Brindisi con Finmeccanica Helicopters Division, ex Augusta Westland) che parla di internalizzare delle attività, finora affidate ad aziende dell’indotto ma, di fatto delocalizza in Polonia. Nasce da questo la vertenza Dema con i lavoratori in CIGS. Come Sindacato, oltre a chiedere conto a Dema rispetto alla diversificazione di produzione in cui si era impegnata, chiediamo di attivare con urgenza un confronto con Finmeccanica, che ha anche beneficiato di finanziamenti regionali, e di insistere per un ruolo attivo del Governo attraverso il MISE. In un settore strategico in cui l’Italia ha realtà di eccellenza, sia come lavoratori diretti sia come indiretti, le nuove politiche industriali messe in campo da FINMECCANICA mettono a rischio l’esistente, ma a Brindisi non ci stiamo e non siamo disposti a perdere neanche un posto di lavoro.
POLO CHIMICO.

Nonostante in questi anni non ci sia stata la volontà di investimenti nella trasformazione di processo e di prodotto, il sito produttivo di Eni/ Versalis di Brindisi resta strategico per la chimica tradizionale italiana, che viene messo a rischio da mere operazioni finanziarie. Chiediamo al Governo Regionale di sostenere la vertenza sindacale nazionale contro la vendita azionaria di parte del patrimonio della industria chimica, rivendicando con noi un confronto diretto con ENI e con il Governo affinchè diano garanzie sul piano di politiche industriali per il Paese. Il piano industriale presentato dal Presidente Emiliano al Governo sulla riconversione del petrolchimico di Brindisi, di cui abbiamo appreso notizie solo per mezzo stampa, chiediamo sia illustrato in maniera approfondita a parti sociali e datoriali.

POLO ENERGETICO.

Brindisi continua ad essere polo produttivo strategico nazionale in campo energetico, con una potenza installata sul territorio pari a 4450 MW da termico 475 MW da fotovoltaico 68 MW da eolico La Centrale termica di A2a/ Edipower è ormai ferma, e Brindisi ha perso un sito produttivo e centinaia di posti di lavoro senza aver avuto la capacità di trovare un’alternativa possibile sul piano industriale.

Chiediamo, oggi, alla giunta regionale di considerare la proposta che abbiamo fatto e che si sta analizzando nell’ambito della task-force regionale: si apra un confronto con l’azienda, anche con un lavoro sinergico di assessorati regionali al Lavoro, all’Ambiente e allo Sviluppo Economico, per verificare la possibilità di realizzare, nel nostro territorio, quello che A2A/ Edipower ha gia’ avviato, a Brindisi, nell’ambito del solare termodinamico, e altrove, nella filiera industriale a valle della raccolta differenziata dei rifiuti, come riciclo e recupero della materia, attività già’ previste nel programma del governo regionale. In merito alla Centrale ENEL di Cerano abbiamo già rivendicato all’azienda investimenti in innovazione e l’implementazione delle attività del Centro Ricerca che Enel, intanto, con decisione unilaterale, vuole spostare logisticamente all’interno della Centrale, riducendo, di fatto, l’impegno del gruppo Enel contenuto nelle diverse Convenzioni sottoscritte, sminuendo così l’identità di settore e creando preoccupazioni per le eventuali ricadute negative sull’occupazione dell’indotto. Chiediamo al Governo Regionale di rivendicare con noi un piano industriale che dia prospettive al sito di Cerano e una garanzia ai livelli occupazionali, che oggi raggiungono oltre le 1000 persone impiegate. Anche per questo sito, abbiamo appreso solo per mezzo stampa dell’idea che il Presidente è andato a presentare alla Conferenza sul clima a Parigi e chiediamo di saperne di più. Così come non condividiamo la proposta regionale che lo spostamento dell’approdo del TAP da Melendugno a Brindisi passi per Decreto urgente.
INFRASTRUTTURE.

E’ sul Porto che chiediamo attenzione. Nell’ambito di un’unica Autorità di Sistema Portuale della Puglia, Brindisi deve avere pari opportunità e possibilità di rappresentanza nel nuovo organismo, al fine di una concreta condivisione di programmi e di utilizzo delle risorse, per una piena valorizzazione della polifunzionalità del porto e della sua posizione strategica come “Porta d’Oriente” e per lavorare in sinergia e conseguente coerenza nelle opere di retroportualità, evitando ulteriore spreco di risorse. Per l’Aeroporto del Salento, serve implementare e riorganizzare i collegamenti con l’intera area ionico-salentina con una rete infrastrutturale adeguata: troppi i ritardi che rischiano di danneggiare lo scalo e i cittadini e l’intera area sud pugliese. E’ essenziale continuare a sostenere la crescita di un’infrastruttura rivelatasi così importante per la crescita del settore turistico, altro volano dell’economia pugliese in questi anni e su cui bisogna continuare a investire con un’attenzione particolare alla promozione di attività per nuovo lavoro per i nostri giovani.