No Coke Brindisi: non passi inosservata una vergogna a due passi dalla città
giovedì 10 gennaio 2008

Brindisi, 10 gennaio 2008. Quando a Brindisi si parla di carbone, ci si concentra – e ci concentreremo – in particolare sulla centrale ENEL di Cerano, la più grande, inquinante e climalterante centrale d’Italia, una delle massime d’Europa.  In effetti i numeri della centrale a carbone Edipower di Brindisi Nord non arrivano a un quarto di quelli di Cerano.


Ma l’opinione pubblica brindisina deve avere sempre presente che solo nel gigantesco complessivo scempio elettrico-ambientale di Brindisi una centrale come quella di Edipower finisce per beneficiare di un silenzio di fatto. 640 MW a carbone in piena città, a meno di “un corso” di distanza dal lungomare del centro storico, in Italia non ce li ha davvero nessuno. E dal sito web della Provincia di Brindisi apprendiamo che in un anno i camini alti appena 60 metri di quella centrale hanno emesso nei cieli della città 2.056 tonnellate di anidride solforosa, 1.233 tonnellate di ossidi di azoto e 147 tonnellate di polveri. Una bomba ecologica!


La centrale di Brindisi Nord è una presenza ingombrante non solo paesaggisticamente. E su questo intendiamo denunciare il comportamento vessatorio di Edipower: dei quattro gruppi sono infatti operativi solo il 3 e il 4, mentre l’1 e il 2 - non più autorizzati all’esercizio - sono da un decennio poco più che ferro vecchio abbandonato: due giganteschi mostri metallici che incombono sulla quotidianità dei brindisini ma che Edipower non ha mai eliminato con una sacrosanta dovuta demolizione.


Da piazzale Lenio Flacco, dal lungomare Montenegro cosa si vede? Proprio i gruppi 1 e 2. Edipower di fatto mantiene in ostaggio una parte del nostro territorio e della nostra vista per poterci successivamente piazzare qualche altra cosa, accettabile solo se compensata dalla demolizione; o nel migliore dei casi non intende spendere i soldi necessari.


Del resto è quanto fa lo Stato Italiano attraverso la Marina Militare, che a Brindisi non demolisce i giganteschi e inutilizzati serbatoi nel Seno di Levante, su Via Spalato, che pure limitano lo sviluppo economico rincorso affannosamente, finché non ottiene in cambio la nuova colmata nel porto esterno a ridosso delle Isole Pedagne su cui realizzare la nuova area POL.


Edipower pretende ancora nel 2008 di potenziare l’impianto di Brindisi con un ciclo combinato a gas da 430 MW, cosa inaccettabile a Brindisi dove sono installati e in funzione entro 10 km dalla città già 4370 MW da fonti fossili, impressionante potenza elettrica senza pari in Europa. Quel ciclo combinato a gas deve essere sostitutivo dei gruppi a carbone ancora in funzione!


Edipower pensa inoltre di installare i desolforatori per poter bruciare carbone più inquinante ed economico di quello senza zolfo che oggi è costretta a importare. No grazie! Dei desolforatori e dei conseguenti fanghi inquinati e gessi svolazzanti da smaltire, Brindisi proprio non ha bisogno: meglio che lo zolfo non ci sia in partenza! I costosi desolforatori andrebbero inoltre a sancire per il futuro l’alimentazione a carbone di quell’impianto, che Brindisi vuole invece a gas.


Meglio dunque – transitoriamente - l’attuale carbone adaro, che contiene in partenza meno di un quinto dello zolfo contenuto nel carbone ordinario, quello bruciato a Cerano. A tal proposito chiediamo alle Istituzioni se ai controlli di Errico del 2004 siano seguiti controlli sistematici sul carbone da parte dell’ARPA.


Infine. Poiché siamo cittadini del mondo prima che di Brindisi, vorremmo sapere cosa l’esportazione in Croazia del parco carbone di Edipower stia producendo in quei luoghi. Il parco carbone di Brindisi Nord è infatti ancora sotto sequestro giudiziario e le piccole carboniere che si alternano a Costa Morena Est continuano a fungere da mini-parco per l’alimentazione diretta della centrale. Ma il grosso del carbone, quello che arriva con le megacarboniere dall’Indonesia, viene sbarcato e stoccato all’aperto in Croazia a Ploce e a Koper per poi essere reimbarcato per Brindisi: soluzione evidentemente scelta per le minori garanzie che in quel Paese si devono dare all’ambiente e alle comunità locali.


Un chiaro esempio di esportazione di costi ambientali e di sottosviluppo. Non certo questo vuole Brindisi. Saremmo anzi grati alla Stampa se Essa volesse documentare ai brindisini e agli italiani le condizioni in cui il carbone viene stoccato e movimentato in quei luoghi lontani per garantire all’Edipower in Italia profitti e pace giudiziaria e sociale.


Alla Regione Puglia, che ha riavviato il dibattito sul PEAR vigente, chiediamo con forza, infine, di rivedere la propria programmazione sulla centrale di Brindisi Nord, essendo intollerabile all’intero Salento che si pianifichi la chiusura o la conversione a gas della vecchia centrale di Bari e non la conversione a gas della centrale a carbone di Brindisi Nord.


NO COKE BRINDISI