Rifuiti a Napoli: la fine ingloriosa di un’antica capitale
mercoledì 9 gennaio 2008

Napoli: da capitale del Regno delle Due Sicilie a capitale dei rifiuti. Si conferma l’antimeridionalità dei governi “italioti”.


Tanto tuonò che piovve. La situazione della malagestione dei rifiuti in Campania ha raggiunto il suo punto di non ritorno. Da giorni tonnellate di rifiuti giacciono nelle strade campane. Decenni di malaffare della classe politica, di intrighi di palazzo e di collusioni con la camorra hanno prodotto quelle scene devastanti e vergognose che stanno facendo il giro del mondo.


Prima della catastrofe dell’unificazione d’Italia, Napoli era la capitale di un glorioso e plurisecolare Regno all’avanguardia in tutti i settori: dalle comunicazioni al commercio; dalle finanze pubbliche alle industrie; dall’assistenza sociale all’istruzione.


Centoquarantottanni di governi italiani hanno prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti: degrado, delinquenza, disoccupazione. L’ex ministro leghista Calderoli prima di offendere il fiero popolo napoletano con battute degne del suo livello culturale, farebbe bene a rileggersi la storia della sua italia e chiedere scusa a tutti i meridionali dei danni economici e morali inferti dai suoi avi.


Potrebbe cominciare col chiedere la restituzione di quanto rubato dalle casse del Banco di Napoli per riequilibrare i buchi di bilancio del disastrato governo piemontese nel 1860 o presentare una proposta di legge per rendere omaggio a tutti quei meridionali uccisi e deportati nei campi di concentramento settentrionali durante e dopo l’unificazione d’italia.


Calderoli dovrebbe sapere che la situazione ingovernabile dei rifiuti campani è anche il frutto di connivenze tra la sciagurata classe politica che ha governato la regione negli ultimi quindici anni, la camorra ed alcune imprese settentrionali. Come ha evidenziato la magistratura nel corso di numerose indagini e denunciato recentemente da Roberto Saviano nel suo libro “Gomorra”, rifiuti speciali e tossici di imprese del nord sono stati scaricati ai piedi del Vesuvio.


Allo stesso tempo alquanto “curiose” appaiono le prese di posizioni della lobby degli inceneritori che sembrerebbe fare nuovi proseliti anche tra chi fino a qualche anno fa ne contestava la realizzazione. Il Ministro Di Pietro sembrerebbe essere l’ultimo folgorato sulla “via di Monnezza” allorché ha dichiarato che la situazione dei rifiuti campani sarebbe la conseguenza della mancata realizzazione degli inceneritori.


Curioso che lo stesso ex magistrato di “Mani Pulite” passato alla politica, solo nell’aprile del 2006 dal suo blog (http://www.antoniodipietro.com/2006/04/stop_agli_inceneritori.html) tuonava contro gli
stessi inceneritori “finanziati con soldi pubblici” e produttori di ceneri altamente tossiche. Ripensamenti? Ordini di scuderia? Staremo a vedere come andrà a finire questa tragi-commedia all’italiana.


Sta di fatto che - come all’epoca della repressione del brigantaggio nelle province meridionali - il governo italiano usa la mano pesante e tira aria di repressione. Come allora lo stato italiano, nato da un’opera di colonizzazione, sedava le proteste legittime dei patrioti meridionali con i cannoni di Cialdini e con la legge Pica, così oggi il commissario straordinario De Gennaro sembra dichiarare guerra alla protesta dei napoletani.


Gianvito Armenise - Movimento Politico Cattolico “Azione e Tradizione”