Emergenza rifiuti, scenario desolante e preoccupante. I sindaci del territorio brindisino in Provincia e in Prefettura
martedì 6 ottobre 2015

Emergenza rifiuti, uno scenario preoccupante, uno spettacolo sempre più desolante. I sindaci del territorio brindisino richiamano la Regione Puglia alle sue responsabilità.

Emergenza rifiuti a Brindisi (ma anche nel territorio), uno scenario preoccupante, uno spettacolo sempre più desolante. Bastava farsi un giro questa mattina nelle strade e nei quartieri, per rendersi maggiormente conto di una situazione che non è più accettabile. Un “disturbo allo stomaco” a vedersi, la foto in allegato (relativa ad una via del centro, Via Tarantini) è emblematica e appunto preoccupante.

Una situazione nella quale, cittadini incivili (troppi) e non, la politica deve assumersi le proprie responsabilità, trovando le soluzioni più idonee, ma definitive.

Questa  mattina, come pubblicato a parte sulla nostra testata, il Presidente della Provincia di Brindisi Maurizio Bruno ha convocato un incontro tra i sindaci dei comuni brindisini. Una protesta forte e significativa da parte dei sindaci, un richiamo alla Regione Puglia affinchè si assuma le proprie responsabilità. E subito dopo, si andrà in Prefettura per esporre il disagio e la preoccupazione che sono soprattutto dei cittadini.

Tutto questo, mentre stamane, a Bari, si è svolto un importante incontro tra i funzionari di Regione, Provincia e Oga di Brindisi, per analizzare quali soluzioni alternative all’ attuale blocco della raccolta rifiuti.

Come ha confermato il Presidente ARO 1 e attuale Sindaco di San Pancrazio Salentino Salvatore  Ripa  “siamo determinati ad andare avanti e far valere le nostre regioni, a costo anche di un Commissariamento Oga”.

Questa mattina i sindaci della provincia brindisina dovrebbero firmare un documento unitario, e poi la “palla” deve per forza di cose passare nelle mani di Michele Emiliano. Staremo  a vedere, intanto la città è ormai diventata una pattumiera che continua  ad offenderci  e danneggiarci.

Articolo di Ferdinando Cocciolo.