Vicenda appalti truccati, una brutta storia, siamo garantisti ma chi sbaglia paga
venerdì 11 settembre 2015

La vicenda degli appalti truccati nella Asl brindisina. Una brutta storia, l’ ennesima, che rovina l’immagine del nostro territorio e anche  dell’azienda sanitaria. Garantisti, ma chi sbaglia paga e faccia qualche passo indietro anche in politica.

Una brutta storia, l’ennesima, che rovina l’immagine del nostro territorio e anche della Asl brindisina. Una vicenda che coinvolge politici, consiglieri comunali, imprenditori, in ogni caso è contro ogni principio di lealtà e onestà. Forse, qualcuno pagherà per quanto fatto, altri ne usciranno puliti. Saranno i processi a stabilirlo. Rimane il fatto che così non si può andare avanti, e qualcuno non l ha ancora capito.

Appalti truccati alla Asl di Brindisi, affidamenti dati sempre agli stessi imprenditori, subappalti (un sistema ormai perenne a Brindisi e dintorni) ad aziende intestate ai familiari dei tecnici, comportamenti censurabili.  Nelle scorse ore il Pubblico Ministero Giuseppe De Nozza, nel corso dell’udienza preliminare, ha chiesto il rinvio a giudizio per 51 persone, tra i quali dirigenti  della Asl. Importanti personaggi coinvolti. Il responsabile dell’area tecnica Vincenzo Corso, l’attuale capo gruppo del Partito Democratico al Comune di Brindisi Salvatore Brigante (accusato di peculato), Alberto Corso (figlio di Vincenzo) con l’accusa di riciclaggio, il Consigliere Comunale di Forza Italia Cosimo Elmo, quello del Centro Democratico Antonio Ferrari, già a processo.

Un “pericoloso mix” tra sistema dirigenziale in un ente pubblico (e quindi imprenditoriale) – politica? Saranno i giudici a stabilirlo. Fatto sta che, a Brindisi, in tutti questi anni, un certo “miscuglio“ tra ruoli politici e posizioni importanti in determinati contesti lavorativi ha creato molti danni, soprattutto alla comunità.  Esempio emblematico  il faccendiere che  secondo l’accusa aveva manomesso le buste per le offerte di gara, il brindisino Giovanni Borromeo. Ma anche un iscritto, negli anni scorsi, del Partito Democratico,  nominato dal Laboratorio  Politico di Centro  Sinistra della vecchia  Amministrazione Provinciale consigliere di amministrazione della società  in house Santa Teresa.

Una vicenda iniziata nel novembre 2013, quando i Nas di Taranto e la Guardia di Finanza di Brindisi  condussero gli arresti di 22 persone, con un centinaio di indagati. Un vero e proprio terremoto giudiziario, dunque, con il coinvolgimento di dirigenti dell’azienda sanitaria, rappresentanti politici per cui è anzitempo giunta la prescrizione. Particolare la  vicenda che riguarda Salvatore Brigante. L’ex Vice Sindaco ai tempi di Giovanni Antonino e medico avrebbe utilizzato una vettura di proprietà pubblica per andare ad un congresso dei Democratici di Sinistra a Roma.

39 gare di appalto truccate dal 2006 al 2011, diversi reati contestati tra cui associazione a delinquere.  Uno scenario  “agghiacciante”  che ora, inevitabilmente, entra pienamente nel contesto giudiziario. Si deve essere garantisti, fa parte del bagaglio umano di ogni cittadino che tuttavia  pretende la verità in ogni vicenda e situazione quotidiana. Al di là di questa vicenda, si ha sempre più la netta sensazione (e non solo) che molti personaggi, nel nostro territorio, hanno operato alle spalle della gente onesta, incontrollati e incontrollabili, e utilizzando anche la politica quale  “veicolo” per fare gli affari propri.

Fa male, tra l’altro, vedere consiglieri comunali brindisini tra gli indagati, in una fase già di per se delicata della vita politica e azione amministrativa. Noi ci auguriamo, da garantisti, che ognuno ne esca pulito. Altrimenti, chi sbaglia paga, e faccia qualche passo indietro anche in politica.

Editoriale  di Ferdinando Cocciolo