Premio Strega: il brindisino Emiliano Poddi tra i ”magnifici 12”
sabato 17 maggio 2008

Emiliano Poddi alla 62esima edizione del più prestigioso premio letterario italiano con ”Tre volte invano” (Instar Libri) . Un vero onore per il giovane autore e per la nostra città.  Emiliano Poddi concorre con altri 11  autori:


Ruggero Cappuccio con ”La notte dei due silenzi” (Sellerio), Cristina Comencini con ”L’illusione del bene” (Feltrinelli), Carlo D’Amicis con ”La guerra dei cafoni” (minimum fax), Giuseppina De Rienzo con ”Vico del fico al Purgatorio” (Manni), Diego De Silva con ”Non avevo capito niente” (Einaudi), Paolo Giordano con ”La solitudine dei numeri primi” (Mondadori), Ron Kubati con ”Il buio del mare” (Giunti), Giuseppe Manfridi con ”La cuspide di ghiaccio” (Gremese), Cristina Masciola con ”Razza bastarda” (Fanucci), Lidia Ravera con ”Le seduzioni dell’inverno” (nottetempo) ed Ermanno Rea con ”Napoli Ferrovia” (Rizzoli).


I dodici autori candidati sono stati presentati al teatro De Simone di Benevento, restaurato per l’occasione. L’incontro, coordinato dalla conduttrice televisiva Serena Dandini e animato dalle letture dell’attore Rolando Ravello. Alla serata hanno  partecipano: Tullio De Mauro, presidente della fondazione Bellonci; Alberto Foschini, presidente di Strega Alberti; Fausto Pepe, sindaco di Benevento e Raffaele Del Vecchio, assessore comunale alla Cultura.


Dopo Benevento, il Premio Strega dà appuntamento alla prima votazione che determina la Cinquina di finalisti e che, secondo tradizione, si terrà in Casa Bellonci a Roma, giovedì 19 giugno alle ore 19. Lo spoglio dei voti dei quattrocento ”Amici della Domenica” per designare i cinque libri che accederanno alla votazione finale si terrà come da tradizione nella storica sede del Premio, in via Fratelli Ruspoli.


Ultimo appuntamento la cerimonia di premiazione del vincitore nello scenario del Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, che si svolgerà giovedì 3 luglio.
 
L’AUTORE
Emiliano Poddi


Nato a Brindisi nel 1975, autore teatrale e radiofonico, Emiliano Poddi dopo la laurea in Lettere Classiche si è diplomato al Master in Tecniche della narrazione alla Scuola Holden. Il suo primo romanzo, ambientato nei campi di pallacanestro di provincia, racconta sogni e delusioni di un ragazzo con la passione del basket. Un romanzo di formazione atipico e doloroso che, dentro un rettangolo di gioco, racconta la vita.

Il Libro:


””




Il protagonista del libro di Poddi è un ragazzo che gioca a pallacanestro praticamente da quando è nato. Nonostante questo non è un fenomeno, anzi, il più delle volte le partite finiscono senza che lui abbia segnato un solo punto. Finché un giorno con una finta sola fa fuori mezza difesa avversaria e la butta dentro. E così l’azione dopo, e quella dopo ancora e probabilmente avrebbe continuato così per tutta la vita, se a due minuti e diciassette secondi dalla sirena di un’altra partita non fosse franato per terra rompendosi un ginocchio. Da lì in avanti, per lui, tutto cambierà e tutto dovrà essere inventato di nuovo. Che sia possibile o no perché il basket, come dice Philip Roth, ”Il basket è un’altra cosa...”.



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La recensione  di Italo Arcuri


“La rotula del ginocchio sinistro, a contatto con la plastica dura del terreno, fu spinta verso l’interno. La pressione dell’urto la scagliò contro la troclea – la parte terminale del femore – e nel contraccolpo le cartilagini dell’articolazione saltarono via facendo cozzare come armi di bronzo le due ossa ormai nude […] Il ginocchio era fermo, e così il cronometro del tabellone, inchiodato su quelle cifre rosse: 2:17 […] …il ginocchio mi si gonfiò e alle finali nazionali ci andai solo come spettatore, cioè come nessuno”.


“Tre volte invano” di Emiliano Poddi - edito da Instar Libri - è la storia di una passione, per la pallacanestro, e di Emiliano, un ragazzo pugliese di vent’anni, che gioca a basket, nella sua città, Brindisi, da quando è nato. E’ un libro scritto bene. Scivola via come il palleggio morbido ed elegante di un playmaker, come il passaggio “alla Cordella” - dal nome di un famoso giocatore di basket oramai a riposo e descritto sapientemente (a pag. 63) dal giovane autore - o come un tiro da tre alla “Melone Giuseppe”, il Killer della squadra protagonista del racconto. Ha i tempi ed i modi del romanzo classico, ma si differenzia da questi per l’utilizzo frequente, alcune volte eccessivo, degli intervalli e dei flash back, oltre che per il linguaggio usato. D’altronde, un racconto sulla pallacanestro ha bisogno di un’accurata fraseologia tecnica.


Il libro, è vero, ha un io narrante, l’attore principale, ma la trama, capitolo dopo capitolo, si sviluppa come se fosse un intreccio corale, a più voci. Sono tanti i personaggi che popolano il romanzo e - caratteristica notevole, questa, del Poddi - ognuno di loro viene rappresentato con un’umanità e un romanticismo quasi d’altri tempi. Bella ad esempio (a pag. 79) la descrizione che Poddi fa del massaggiatore della squadra, morto a stagione agonistica ancora in corso: “Si chiamava zio Italo. Era molto vecchio. Una volta, durante l’intervallo, avevo avuto un calo di pressione, e il massaggiatore mi aveva rianimato con del cioccolato nero. Allora io avevo pensato al giorno in cui zio Italo si era sentito male e messo a letto, e mi ero chiesto se qualcuno avesse provato a dargli del cioccolato fondente”.


Il massaggiatore, l’allenatore, i genitori, i colleghi di squadra, i messaggeri venuti da Roma ad osservare l’astro nascente, l’infermiera, la dottoressa Kron e il professore M. raffigurano - e chiudono - il cerchio ideale che sta alla base del romanzo, che, pur essendo di formazione, ha il pregio di proiettare la storia descritta oltre il selciato del personale, della pura e semplice confessione, dell’io detto e dell’io scritto autobiografico. In questo senso, “Tre volte invano” può fungere da apripista di una tendenza che fa del proprio “io” la forza socializzante di un racconto.


Per colpa di quel maledetto ginocchio rotto a meno di tre minuti dalla fine di una partita - cosa per cui il Poddi finì “una, due, tre volte”… sotto i ferri - Emiliano, che oggi ha 32 anni e scrive per il teatro e la radio, ha dovuto dire addio alle speranze di gloria e alla passione sportiva. Quella per cui era nato e che “certe volte” in campo era come se “lo trasformava in qualcun altro: uno capace di fare le cose incredibili con un pallone in mano”. Ma la passione, si sa, non ha mai fine e da gioco può trasformarsi in scrittura. L’inizio, per ora, è niente male. In attesa del secondo tempo, attendiamo fiduciosi la prossima prova.



Tre volte invano
Emiliano Poddi
Editore Instar Libri
2007

fonte: http://www.diario21.net/ReadWeeklyBook.asp?BookID=164