Rigassificatore. Appello alle università: aiutateci a difendere il nostro e il vostro territorio
sabato 5 gennaio 2008

Brindisi, 5 gennaio 2008.  Tra pochi giorni la Brindisi LNG presenterà lo Studio di Impatto Ambientale (S.I.A.) sul rigassificatore per avviare la procedura di V. I. A. imposta dalla vigente normativa anche comunitaria ed elusa sino ad oggi, prima, attraverso comportamenti penalmente rilevanti e, poi, con arrampicamenti giuridici miseramente crollati. Sappiamo di tale imminenza non solo perché sta per scadere il termine di 90 giorni concesso dal Decreto interministeriale del 20.9.2007 (notificato alle parti a metà ottobre) ma anche perché sappiamo di professionisti e docenti ai quali la bozza del S.I.A., elaborata dalla solita D’Appolonia, è stata sottoposta per un consulto.


Le nostre associazioni, in sintonia con gli Enti Locali, continuano a chiedere l’annullamento del decreto autorizzativo del 2003, non ottenuto sino a questo momento per la contrarietà del Ministero dello Sviluppo Economico e per alcuni comportamenti contraddittori del Ministero dell’Ambiente e della Regione Puglia. Un decreto autorizzativo insanabilmente viziato non solo da eclatanti violazioni di legge ma anche da eccesso di potere che ha provocato lo sviamento della volontà della Pubblica Amministrazione. Un decreto allo stato insanabile pure rispetto alla consultazione della popolazione circa i rischi di incidente rilevante ad oggi non ancora regolamentata dalla normativa nazionale nonostante le previsioni di quella comunitaria. Aspetto questo da noi già evidenziato e dall’Amministrazione Provinciale di Brindisi opportunamente esposto alla Commissione Europea proprio nei giorni scorsi.


Ma comunque ci prepariamo ad affrontare la procedura di V.I.A.!


Ed in quest’ottica intendiamo non solo esercitare il diritto di accesso all’informazione e di partecipazione a tutte le fasi della vicenda, come abbiamo già fatto con l’audizione presso il Ministero dello Sviluppo Economico non appena ci è stata concessa (nel marzo 2007), ma vogliamo operare affinché tutto il territorio e le più autorevoli espressioni scientifiche e tecniche dello stesso scendano in campo per appoggiare la battaglia di civiltà condotta dalla comunità brindisina e dalle sue istituzioni nonchè sposata dall’intera comunità salentina e pugliese, con delibere dei Consigli Comunali e Provinciali e di quello Regionale.


Chiediamo innanzitutto all’Università del Salento e all’Università di Bari, che sono saldamente insediate a Brindisi grazie anche all’importante investimento di denaro pubblico da parte delle istituzioni locali, di studiare e dimostrare scientificamente l’insostenibilità ambientale del rigassificatore e di “smontare” il certamente ben supportato S.I.A. di parte, costruito sull’arbitrario assunto che un rigassificatore nel porto e a ridosso del centro abitato in un’area “affollata” di insediamenti industriali pericolosi possa solo fare bene alla nostra città e al territorio. Brindisi ha spesso risentito purtroppo delle posizioni di docenti universitari lontani, quelli - per intenderci - che hanno certificato caratterizzazioni pulite poi dimostrate inesatte dall’ARPA, “inallagabilità” di discariche poi allagatesi, e integrità di fondali marini ritenuti successivamente non idonei (in quanto inquinati) per il ripascimento delle spiagge.


Ma oggi Brindisi conta sull’Università e sulla ricerca scientifica insediate sul territorio come parte inscindibile di esso e si aspetta da queste realtà un validissimo contributo alla battaglia per un nuovo sviluppo che il rigassificatore renderebbe impossibile. Per rappresentare queste ragioni le nostre associazioni chiederanno di essere ricevute dai Magnifici Rettori delle due Università confidando che questa iniziativa riceva il sostegno delle istituzioni locali. Analogo il discorso relativo agli ordini professionali della provincia, con i quali peraltro è già da tempo in piedi una forte comunione d’intenti, testimoniata dall’adesione di alcuni di essi alle manifestazioni contro il rigassificatore, nonché all’ASL con il dipartimento di prevenzione e con l’unità di epidemiologia e statistica. L’appello si estende anche ovviamente a tutti gli ingegneri, gli architetti, gli urbanisti, i paesaggisti, i medici, i biologi, i chimici,  i geologi, i giuristi, gli studiosi dell’ambiente, i professionisti e in generale i cittadini della provincia e del Salento perché tutti diano il proprio contributo all’impegno rivolto a respingere il grave e inammissibile attacco alla nostra terra e al nostro porto.


Le associazioni ambientaliste terranno la cittadinanza informata sui tempi e le scadenze della vicenda. Esse chiedono sin da ora alle Amministrazioni Locali la pronta pubblicazione sui rispettivi siti internet dello Studio di Impatto Ambientale in questione in tutte le sue parti, per rendere effettivo il diritto all’informazione ambientale sancito dalla Convenzione ONU di Aarhus.


Brindisi, 4 gennaio 2008


 Italia Nostra, Legambiente, WWF, Coldiretti-TerraNostra, Fondazione “Dott. Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, A.I.C.S., ARCI, Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Comitato per la Tutela dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’ Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente.