Lettera aperta dei lavoratori della Piattaforma Polifunzionale ASI di Brindisi
lunedì 24 febbraio 2014

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta dei lavoratori della Piattaforma Polifunzionale ASI di Brindisi

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le
condizioni che rendono effettivo questo diritto". Così recita l' art. 4 della nostra Costituzione; e il verbo recita non è usato per caso perchè tale diritto ci viene di nuovo e ripetutamente negato, in una successione di eventi che ai nostri occhi inizia ad avere sembianze di un' opera teatrale, non una commedia ma una tragedia in più atti. La tragedia è la nostra ovviamente, di noi lavoratori e padri di famiglia; l' ultimo atto è il licenziamento.


L' escalation di mortificazioni parte da lontano, da quell' Aprile del 2009 in cui, con la dipartita di Veolia da gestore della Piattaforma Polifunzionale, inizia la nostra assenza dal mondo del lavoro, obbligati a tirare la baracca con un ammortizzatore in deroga insperabilmente conquistato dal Sindacato e che si è protratto fino a Febbraio 2012, data in cui Termomeccanica Ecologia, vincendo la gara pubblica indetta dall' ASI, diventa gestore dell' impianto ridando linfa alle nostre speranze. Trattasi di una gara sollecitata a gran voce dal Sig. Prefetto di Brindisi (Dr Cuttaia), in un accordo firmato il 31 Marzo 2009 oltre che da lui, anche da Provincia, Regione, ASI, Sindacati e Confederazioni; il territorio tutto si impegnava a salvare un bene pubblico e trenta lavoratori, questo era l' obiettivo. Ma con una pugnalata a ciel sereno, ci troviamo ora peggio di prima; nulla pare rimasto di quell' accordo! Senza lavoro, senza stipendio, senza ammortizzatore, col nostro carico di drammi personali e sociali e con l' angosciosa consapevolezza di non poter ritrovare l' occupazione.


Non sappiamo se serva o meno elencare colpe o responsabilità in questa
vicenda, ma è sicuro che di errori, e gravi, ne sono stati commessi. E tali errori li scontiamo noi. E il quesito è sempre lo stesso: colpa della burocrazia, cancro della nostra società, o c' è dell' altro?
L' atteggiamento ambiguo dell' Ufficio Ecologia della Provincia, ad esempio, un ufficio tipicamente all' "italiana", il quale butta via un tempo infinito, per noi preziosissimo, per convincersi ad aprire il procedimento amministrativo per il progetto di TM.E. (la pratica gli spettava d' ufficio come sentenziato dal TAR di Lecce a cui l' ASI è dovuto ricorrere!) per il rilascio dell'autorizzazione, per poi vincolare tale autorizzazione a prescrizioni più che discutibili. Così come appare inspiegabile da parte del Presidente della Conferenza chiedere un documento importante come la Valutazione del Danno Sanitario solo poche settimane prima della chiusura del procedimento, cosciente del fatto che tale carta (a cura di ARPA, ASL e AReS) richiede per la stesura un tempo notevolmente superiore e che per tale motivo non è stata realizzata, rappresentando uno degli elementi ostativi al parere favorevole per il progetto.


La posizione non chiara dei tecnici del Comune (ente socio dell' ASI insieme alla Provincia), i quali  prima approvano il bilancio triennale dell' ASI nel cui piano economico erano inseriti i lavori  della Piattaforma da parte di TM.E., per poi affermare la loro posizione contraria tramite un parere in Conferenza dei Servizi che ai più è apparso come volontà politica anzichè come disamina tecnica.


L'atteggiamento di buona parte della politica, ahinoi incapace di dare risposte, ma al contrario foriera di strategie errate, che non difende quel poco che il territorio ancora offre in termini di lavoro, continuando a perdere occasioni di sviluppo e ignorando i progressi della tecnologia impiantistica specie per l' abbattimento degli inquinanti. La lista degli "strafalcioni" sarebbe lunga ma la chiudiamo qui.


Perchè adesso più che mai il tempo è finito e occorre trovare una soluzione per noi 19 ex dipendenti.  L'interesse, che apprezziamo, da parte del Sindaco nei nostri confronti non vorremmo si traduca in fantasiose ed improbabili soluzioni. Altri percorsi ad ostacoli (magari insormontabili) rischierebbero di portarci via tanto altro tempo prezioso, senza risultati concreti. I tavoli istituzionali servono, è vero, ma solo per ridurre i tempi e trovare un intesa che sviluppi dei risultati. Guardando la Piattaforma Polifunzionale, è deprimente e nondimeno irritante sapere di avere un lavoro fra le mani e non poterlo avviare per indecisioni di altri.


Non auspichiamo che un altro bene pubblico (costato all' epoca varie decine di miliardi di lire ai cittadini) diventi materia di contenziosi, di sanzioni; ci piacerebbe rivederlo in servizio per ridare supporto alla comunità tutta, alle imprese locali, per la messa in funzione del depuratore di reflui industriali (di fondamentale importanza), per dare spinta al nostro tessuto industriale e occupazione ai tanti brindisini specializzati e non.

Ma intanto per noi il tempo passa e i fatti non si vedono. Lo scenario catastrofico della disoccupazione che sfiora il 30% dovrebbe destare a strattoni istituzioni e forze politiche per evitare il fallimento di un sistema che non tutela nè il bene pubblico nè tantomeno la sorte di lavoratori che attendono risposte, e che prosegue a disincentivare i già pochi investitori che si affacciano sul nostro territorio per poi puntualmente fare dietro-front.


Ci vuole un gran coraggio da parte nostra ad accettare impassibili questa
situazione, senza un accenno di disapprovazione, di esasperazione, che quasi sempre sfocia nel disgusto. Eppure ci tocca ancora combattere e difendere ciò che per ogni cittadino è un diritto cardine, specie per chi il lavoro se l' è visto strappare di mano senza indugio, rendendo la vita un inferno!


La nostra vicenda, per troppo tempo accostata ad un malato terminale al
quale non vale più la pena prestare cure ed attenzioni, vede noi lavoratori lasciati da parte come un parente scomodo, verso cui si ha solo diritto di togliere: lavoro, sussidio e tra un pò la dignità di chi ancora ha voglia di sentirsi  essenziale e necessario nel contesto familiare e della società.


L' offesa e il danno incalcolabile perpetrati nel tempo nei nostri confronti richiede una riflessione seria a cui far seguire velocemente degli atti concreti. Fatti stavolta, non solo parole. Questa sequenza di angosce, di sofferenze psicologiche, di incertezza a vivere il presente e totale incapacità a progettare un futuro per noi e i nostri figli, deve avere fine! I cinque anni della nostra vita persi dietro a scartoffie, fascicoli, ricorsi, indecisioni e perfino incapacità di taluni soggetti, non ci saranno restituiti, ma abbiamo diritto di sperare che dopo tante, troppe rinunce, sia giunto per noi il meritato "anno zero".


Vorremmo che anche solo per una settimana le parti si invertano, che chi sta bene provi il disagio di essere inoccupato per colpe altrui, che chi decide stando seduto su una poltrona capisca cosa significhi e quanto sia facile ammalarsi di non-lavoro. Per dare credito a quel detto che recita che "per ammazzare un uomo non serve togliergli la vita, basta togliergli il lavoro".