Liberalizzazione delle droghe leggere
martedì 11 febbraio 2014

Sui giornali, in TV e sui social network, nelle ultime ore, si fa un gran parlare dell'intervista doppia trasmessa dalla trasmissione “Le Iene” su Italia1 qualche giorno addietro, in merito alla questione della liberalizzazione delle droghe leggere.

Inutile parlare ancora dell’intervista in sé, in quanto ormai nota (si può visualizzare il video integrale sul sito di Mediaset a questo link ed altrettanto inutile schierarsi dalla parte di questo o di quello, anche al di là delle idee politiche. Quello che invece lascia basiti è un altro aspetto.


Prima, però, occorre premettere che ritengo (e forse anche, da genitore, lo spero…) che in Italia non si arriverà mai ad una vera liberalizzazione delle droghe leggere (quello che finora si è fatto, come anche Vendola ha tenuto a precisare nel corso di questa intervista, è stato varare leggi regionali, come quella varata in Puglia, per disciplinare l’uso di farmaci cannabinoidi in ambito terapeutico).


Orbene, quello che è successo dopo l’intervista all’ex Ministro ed al Governatore della Regione Puglia, è stato uno scatenarsi, da parte di opinionisti, giornalisti, blogger e comuni studenti, contro il primo (non necessariamente manifestando simpatie per il secondo), sostanzialmente per le sue idee troppo conservatrici: per questa società radical chic che si sta delineando attualmente, del resto, essere conservatore è da considerarsi quasi un reato, tant’è che lo stesso Giovanardi, nel corso dell’intervista, dirà che oggi la trasgressione è sposarsi, avere una famiglia e dei figli.


Quindi, in sostanza, quello che emerge da questa vicenda è che la stragrande maggioranza (parliamo di cifre vicine all’80%) dei ragazzi e degli adulti di oggi fa, almeno saltuariamente, uso di cannabis, poiché si è detto che comunque non fa male, non crea dipendenza, non provoca alcun danno. Pareri, questi, dai quali mi permetto di dissociarmi, ma la mia è solo un opinione: loro, per dire questo, sicuramente si saranno basati su approfondite ricerche scientifiche (paranoico che sono io, che ogni volta che mi accendo una sigaretta penso ai danni che mi procuro, e, nonostante ciò, non riesco a smettere! Ma se non fanno male le canne, se la marijuana non crea dipendenza, vuoi che lo faccia il tabacco? A volte mi comporto in modo patetico!).


Ricapitoliamo: i derivati della cannabis attualmente in Italia, non sono regolamentati da alcuna legge che ne liberalizzi l’utilizzo o la vendita, tuttavia, ammesso che sia vero che non procuri danni e dipendenza, il lato della questione che voglio analizzare è questo: può un rappresentante delle Istituzioni, come lo è Nichi Vendola, o giornalisti come quelli che si sono presi gioco delle affermazioni di Giovanardi (vedi Giuseppe Cruciani a “La Zanzara” su Radio24) volontariamente o con i loro atteggiamenti, incoraggiare l’uso di droghe leggere? Ma sanno cosa stanno facendo? Do io la risposta: stanno semplicemente incoraggiando l’acquisto di tali prodotti dalle organizzazioni criminali che ne gestiscono la coltivazione, la produzione, l’importazione e lo spaccio! La marijuana, cari miei, non si compra dal panettiere (e, ripeto, in Italia non si liberalizzerà mai la sua vendita), pertanto prendere in giro Giovanardi che ne biasima l’uso, vuol dire (e questo nessuno lo potrà contestare) versare denaro contante nelle tasche dei criminali che ne gestiscono il traffico.
Riflettere prima di parlare, grazie!

Leandro Occhilupo (Generazione Identitaria Brindisi)