“Noi tecnici Edipower con 500 euro in meno al mese e un futuro precario”
lunedì 3 febbraio 2014

Da diversi anni  la centrale Edipower di Brindisi Nord è al  centro di discussioni riguardanti il suo futuro e sempre più frequentemente se ne ipotizza la chiusura come  soluzione alle problematiche  ambientali del territorio brindisino.


Non avremmo mai immaginato, noi, giovani, assunti negli ultimi anni presso la centrale Edipower, di dover affrontare una crisi aziendale che sembra “irreversibile“. Rappresentiamo circa il 65% dell’attuale organico presente in azienda, tutti provenienti da un percorso di studi presso gli istituti tecnici della città, ognuno con una diversa storia personale, purtroppo accomunati dall’incertezza sul futuro lavorativo.


Grazie a queste assunzioni  molti di noi hanno lasciato il vecchio lavoro presso  aziende del nord e sono rientrati in città, altri sono passati direttamente dai banchi di scuola alla realtà lavorativa, altri ancora sono scampati all’incubo di una vita da precario, in ogni caso è stato naturale per noi, con le certezze di un contratto a tempo indeterminato, immaginare di poter mettere su famiglia, acquistare una casa, realizzare quei sogni che per la nostra generazione diventano sempre più delle chimere.


Ora la nostra situazione è cambiata, da circa un anno e mezzo l’impianto termoelettrico è fermo a causa della contrazione dei consumi;  da dicembre 2013 abbiamo accettato di ridurre del 50% l’orario lavorativo aderendo ad un “contratto di solidarietà” sottoscritto dal Sindacato, con una conseguente riduzione dello stipendio, un sacrificio collettivo per consentire a tutti di lavorare e scongiurare la cassa integrazione.


Nel frattempo, per far fronte alla crisi, l’azienda ha depositato presso il Ministero dell’Ambiente una procedura di valutazione impatto ambientale che prevede la modifica parziale dell’assetto di combustione e nel contempo il dimezzamento delle emissioni, con il funzionamento futuro di un solo gruppo dei quattro che compongono la centrale e la demolizione dei due  gruppi più vecchi, ormai in disuso dal 2001. 


Tale investimento consentirebbe una ripresa, seppur limitata, della produzione nonché nuove assunzioni.


Ma le dichiarazioni che giungono da esponenti politici locali, regionali e nazionali e  da molte associazioni ambientaliste non lasciano spazio ad alcuna possibilità di investimento se non quello per la chiusura e dismissione dell’impianto. Dai dibattiti di questi mesi  non emerge nessuna  proposta concreta sui progetti industriali presentati e sull’occupazione ma solo un delegare ad altri colpe, responsabilità e nuovi modelli di sviluppo che, ce lo auguriamo, forse li vedranno i nostri figli.


In un momento drammatico per la situazione economica del paese, con un territorio martoriato dalla disoccupazione, ci aspettiamo che il problema della salvaguardia dei livelli occupazionali assuma l’importanza che merita e sia trattato con il dovuto rispetto al di fuori di facili strumentalizzazioni in teatrini e passerelle varie.


Ci auguriamo che questo sacrificio economico, che durerà fino a dicembre 2014, non sia aggravato dal ricorso ad altri ammortizzatori sociali e che l’incertezza sul nostro futuro lasci il posto alla concretezza di un lavoro stabile.


I lavoratori Edipower