Gasdotto TAP. La situazione è grave, ma non è seria
mercoledì 8 gennaio 2014

Riprendere la frase di Ennio Flaiano per commentare alcuni interventi politico-istituzionali sul gasdotto proposto dalla società TAP. Omissioni e contraddizioni nella fase istruttoria non possono certamente essere colmati o nascosti attraverso assurde richieste di trasferimento dell’approdo del gasdotto nel brindisino in funzione di un’altrettanto assurda alimentazione a gas della centrale termoelettrica Brindisi Sud.


Ho già scritto che i rappresentanti politici avrebbero potuto mettere in discussione la strategicità dell’opera, alla luce del fatto che mentre i consumi civili di gas sono relativamente stabili, quelli industriali crollano e, fra essi, in primo luogo quelli in centrali termoelettriche a ciclo combinato, ben più avanzate tecnologicamente di quella di Cerano.


Ho già scritto che i rappresentanti politici avrebbero potuto mettere in discussione lo studio di fattibilità sia documentando l’“opzione zero” (la non fattibilità dell’opera, così come previsto sin dalla promulgazione della Direttiva CEE 337/85) sia aprendo un confronto serio ed analitico su diversi siti nell’area e su quello di Otranto, valutato positivamente in un periodo in cui la strategicità era giustificabile.


Si è arrivati, invece, alla fase di Valutazione di Impatto Ambientale, nel corso della quale perfino la Regione Puglia può emettere soltanto un parere non vincolante, il che rende grottesca la proposta di convocazione di un vertice presso la Regione con TAP ed Enel per discutere un assurdo trasferimento dell’approdo nel brindisino ed un’altrettanto assurda riconversione della centrale di Cerano ed impone serietà in primo luogo da parte dei rappresentanti politico-istituzionali.


Oggi, per legge, vanno esaminate le osservazioni tecniche sull’unico sito oggetto di V.I.A. ed i ritardi possono essere recuperati soltanto portando in questa sede argomentazioni forti per contestare l’istruttoria e la scelta del sito: ad esempio, perché, documentando la presenza di Poseidonia ed aree SIC o ZPS, non è stata richiesta la Valutazione d’Incidenza Ambientale?


A Sergio Blasi, in particolare, visto il suo ruolo, ed all’intero gruppo consiliare del PD alla Regione dico che non è spostando su altri territori il problema che i politici possono apparire più credibili agli occhi dei propri elettori. Provi a spiegare Blasi perché la Regione Puglia non si è costituita parte civile nel processo concernente i danni derivanti dallo spandimento delle polveri di carbone, a pretendere che la querelle sugli sforamenti di Pm10 a Torchiarolo sia risolta nella Cittadella della Ricerca individuando gli isotopi riconducibili a carbone o legna ed a battersi perché si giunga alla chiusura della centrale Brindisi nord, in primo luogo facendo presentare dalla Regione Puglia e dal Comune di Brindisi osservazioni tecniche contrarie alla cocombustione di carbone e CSS nella procedura VIA in corso.


La questione TAP e quella del polo energetico brindisino non vanno maldestramente e demagogicamente intrecciate, ma richiedono atti amministrativi distinti ed argomentazioni tecniche ben più credibili di quelli a sostegno del trasferimento dell’approdo del gasdotto nel brindisino (bocciato nel 2009 non soltanto per la presenza di poseidonia) o dell’alimentazione a metano di Brindisi Sud (che Blasi dovrebbe, per coerenza, accompagnare con la richiesta di immediata interruzione dei lavori legati all’esercizio a carbone, di copertura del carbonile o di ricorso a filtri a manica), soluzione presumibilmente comportante una proposta di riconversione a ciclo combinato, irrealizzabile, dai tempi lunghi e che non tiene conto del fatto che centrali a ciclo combinato chiudono o sono in sofferenza, anche perché crescendo la produzione ed i consumi da fonti rinnovabili che l’Energy Road Map della UE al 2050 prevede debba raggiungere l’80% della domanda.


Le centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili non sono il futuro energetico; ne tenga conto Blasi per interloquire seriamente sulla TAP con i cittadini salentini e con le Istituzioni.


DORETTO MARINAZZO
Consigliere nazionale Legambiente