In vino veritas …
venerdì 18 aprile 2008

Il cataclisma elettorale, talmente vasto da lasciare in secondo ordine le pur importanti appendici dei ballottaggi, sta occupando per intero il mondo dell’informazione. Nel mio piccolo, ho ricevuto numerose sollecitazioni a esprimere pareri, compiere azioni, intercedere presso e così via. Dichiarato ufficialmente che non possiedo alcun potere se non quello che mi deriva dall’essere persona che ama la libertà, propria e altrui, e che prova a coniugarla con la responsabilità, sperando che anche il prossimo lo faccia, credo ci sia il bisogno di mettere le cose in ordine e attendere che le acque si chetino e il torbido depositi almeno un po’, per ridurre il rischio di confondere dell’ottima cioccolata con qualcosa di molto meno pregiato se pur completamente biodegradabile.


Uno dei fatti più incresciosi che è accaduto, dovremmo dire riaccaduto, nelle settimane scorse è che alcune imprese vinicole, con comportamenti scorretti, hanno infangato la migliore sintesi tra la generosità della natura e la sapienza più antica: il nostro Vino.


Bene hanno fatto i dirigenti di confcooperative a proporsi come parte civile nel processo che eventualmente si farà nei confronti di quei signori che sono accusati di aver prodotto vino adulterato e con mezzi illeciti, rovinando l’immagine di migliaia di agricoltori e di vinificatori che buttano il sangue in campagna e in cantina per mantenere alto l’onore di questa terra in campo vitivinicolo. Dovrebbero costituirsi anche i comuni che si fregiano dell’appellativo di città del vino e farsi pagare i danni. Ma forse sto solo abbaiando alla luna.


Non mi resta che ribadire che abbiamo a che fare con piccole bande di grassatori e che in terra di Brindisi si produce, da sempre, l’eccellenza del Vino, non a caso si dice facciamo un brindisi!!!


E a questo proposito mi permetto di suggerire due modi di usare il vino.


Preparate un risotto che lascerà stupiti per fragranza, sapore e semplicità. Scalogno o cipolla rossa, riso carnaroli, brodo, mezza bottiglia di Selvarossa riserva. Imbiondita la cipolla o lo scalogno tostate il riso e tiratelo con il vino che avete messo a scaldare (non a bollire), assorbito il vino terminate la cottura con il brodo (suggerisco un brodo leggero di verdura o di pollo). Servite il riso, franco oppure con formaggio parmigiano. Non amo i risotti mentre mia moglie li adora, quando li prepara io sono contento per lei, ma quando preparò questo sono stato contento anche per me.


Il secondo modo me lo ha suggerito il mio amico Sandro. A Sandro voglio bene, ma quando parla di cucina o vi agisce gliene voglio di più, sarà per il casato, importantissimo nella culinaria, della sua splendida mamma o perché è semplicemente un buongustaio ma riesce a produrre delle novazioni assolutamente deliziose.


Fatevi una filetto alla griglia e contornatelo con delle patate al forno cotte alla tedesca (crociate, salate e con la buccia). Nulla di eccezionale direte, anzi siamo al limite del “marito abbandonato”. Ma se ci mettete due gocce della salsa che vi racconto, avete portato il tutto dalla normalità all’apoteosi, dal “piatto del becco” al piatto dello chef.


Padella larga, versare una bottiglia di Arcione, scalogno o cipolla di Maratea tritati sottili, un dado, un paio di chiodi di garofano, due bacche di ginepro, due foglie di alloro, pepe rosso in grani, un cucchiaino di erbe per arrosti. Addensarla facendo asciugare il vino quanto piace. Versare nella terrina e lasciare intiepidire. Servire nella salsiera mettendo del sale grosso sul fondo coperto da due cucchiai di olio, e versando delicatamente la salsa attraverso un colino o una garza.


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Selvarossa è un prodotto delle Cantine Due Palme di Cellino San Marco e Arcione è un prodotto delle Cantine Botrugno di Brindisi. Ovviamente quando parlo di olio mi riferisco al nostro extravergine di oliva.



Pino De Luca (pino_de_luca@virgilio.it)