Le colonne romane di Brindisi : simbolo scaduto della citta’
martedì 8 aprile 2008

Il simbolo di ogni città, cioè il monumento rappresentativo di una comunità, ha la sua valenza in relazione al luogo, al suo rapporto con la città : esso deve dire che cos’è, cosa rappresenta, a quale realtà appartiene. Un simbolo, infatti, è l’espressione di una civiltà in tutte le sue componenti : storiche, artistiche, culturali, sociali, politiche ed economiche.


””


Le due colonne romane che si affacciano sul porto di Brindisi, erette nel II° sec., hanno rappresentato da sempre il simbolo della nostra città. Un simbolo che, per l’intera comunità brindisina, costituisce il proprio riconoscimento, non solo dal punto di vista artistico, ma anche quale monumento storico per eccellenza, scrigno solenne della memoria collettiva e della ricchezza culturale comune.


Oggi, nell’era della comunicazione globale in cui vi sono nuovi linguaggi altamente simbolici, assistiamo ad un “nuovo monumentalismo” fatto di moderne sculture raffiguranti i moderni simboli che, per le loro forme astratte, risultano essere, ai più, di non facile comprensione, oltre a non suscitare alcuna emozione per la loro forma estetica che, spesso, non induce a pensare al concetto di bellezza. Perché, come diceva Plotino, “il giudizio di “bello” nasce da una corrispondenza interiore (del soggetto che osserva) con l’oggetto osservato”. 


Sta di fatto che gli attuali amministratori pubblici brindisini, probabilmente pervasi da questa aria di cambiamento, hanno sentito l’esigenza di voler dotare la città di un monumento scultoreo, quale nuovo simbolo raffigurante la sua “modernità”. Esigenza condivisa anche dal responsabile di confindustria di Brindisi, il quale ha dichiarato:“Il monumento rappresenterà oltretutto il simbolo del rilancio della città” (v. Quotidiano del 3 aprile scorso).


Probabilmente, i più recenti studi in campo economico avranno individuato che fra le varie componenti necessarie per il rilancio socio economico di un territorio vi sia anche quella  di cambiarne il simbolo.        


Così, lo scultore  di origine morava (regione della Repubblica Ceca), Ivan Theimer, scelto per  progettare la moderna opera, dopo aver ringraziato per l’incarico ricevuto, previo lauto compenso, si intende, ha voluto anticipare le proprie idee in merito, dichiarando : “Nei bozzetti in via di preparazione, gli elementi distintivi dell’opera saranno il mare e la mitologia greca” (v.Quotidiano del 2 aprile scorso). Cioè, Brindisi, dalle origini latine (colonia latina già nel 244 a.C.), avrà un nuovo simbolo che rievocherà la mitologia greca. Ma che c’hazzecca? (per dirla in gergo dipietrese). 


E le colonne romane che fine faranno dopo duemila anni, visto che non avranno più la funzione di simbolo di Brindisi?  Saranno donate, anche queste, a Lecce? Non sarebbe la prima volta. E’ già accaduto oltre cinquecento anni fa con un’altra colonna, anche se quella è un’altra storia... Giusto per rinsaldare i buoni rapporti di vicinato con la città salentina. 


A questo punto vien da fare una piccola considerazione: ma perché questo protagonismo dei sindaci di Brindisi nel voler essere ricordati dai posteri con un monumento? E si, perché il precedente sindaco della città, durante il suo mandato, fece apporre una epigrafe marmorea all’ingresso della Casa del Turista, in occasione della sua inaugurazione, su cui si legge, tutt’ora, la reboante frase : “All’alba del terzo millennio, il sindaco Antonino…”. Ora, l’attuale sindaco che, probabilmente, vuole essere ricordato nella storia della città per aver cambiato, dopo duemila anni,  il simbolo della brindisinità.


Ma, è pensabile che  la realizzazione di un nuovo monumento a Brindisi sia una priorità e che possa determinare realmente il rilancio socio-economico della città? Eppure, “a tutti gli uomini è possibile essere saggi perché a tutti è data la facoltà di pensare” (Eraclito).


Brindisi, 7 aprile 2008


Bruno Storella