“L’Alzheimer, una malattia che rende estranei”
giovedì 17 gennaio 2013

Si è svolto martedì 15 gennaio 2013 alle ore 16.30 il 1° incontro organizzato da “ANTEAS Solidarietà Brindisina” sul tema dell’Alzheimer presso la scuola media “L. Da Vinci” di Brindisi.


La cittadinanza presente in sala ha potuto assistere gratuitamente alla proiezione del film di Pupi Avati “Una sconfinata giovinezza”. Avati si è cimentato nel 2010 con un tema irto di ostacoli emotivi come la malattia ed ha provato a raccontare l’Alzheimer, spietato ed invisibile ladro d’esistenze, attraverso gli occhi di Lino Settembre e di sua moglie Chicca.


“Una sconfinata giovinezza” affronta la difficile tematica con un tocco lieve, quasi poetico, che ci mostra l’oblio di una malattia che delimita confini difficili da oltrepassare, ma, in questo caso, delimitati da un sentimento universale come l’amore, che diventa una guida per rimanere saldi ad un quotidiano labile e sempre più sfuggente. Un cast d’oro formato da Fabrizio Bentivoglio alias Lino Settembre e Francesca Neri alias Chicca. A rendere unico questo progetto cinematografico vi sono stati anche altri eccellenti attori: Serena Grandi, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Manuela Morabito, Erika Blanc, Vincenzo Crocitti, Osvaldo Ruggieri, Brian Fenzi, Marcello Caroli, Riccardo Lucchese e Lucia Gruppioni.


Al termine del film drammatico, durato 98 minuti, è intervenuto il Presidente di Anteas il Dottor Aldo Recchia, il quale ha illustrato al pubblico presente il progetto “Bene… Essere”, spiegando che questo è stato solo il primo di tre incontri che si terranno presso l’aula magna della scuola “L. Da Vinci” venerdì 25 gennaio 2013 alle ore 16.30 e martedì 5 febbraio 2013 alle ore 16.30.


Il progetto, ha affermato A. Recchia, si interseca bene nel macro-progetto “Bene… Essere” al fine di informare e mobilitare l’attenzione dei soci Anteas e non solo su un’affezione che sciaguratamente è in continuo aumento e che nuoce anche al di sotto della soglia più a rischio (65 anni): l’Alzheimer. Nel 1910 la malattia prese il nome del suo scopritore. Il neuropatologo Alois Alzheimer analizzò il caso clinico di Auguste Deter, affetta da demenza a soli 51 anni.


Di fatto si sa che la maggior longevità è la prima garante dell’espansione della disfunzione e delle altre psicopatie in generale. Viene intesa anche come malattia “silente” per la scarsa risposta sociale a tale incognita. Successivamente, Aldo Recchia ha ceduto la parola alla Dottoressa Rosa Annunziata D’Amici (assistente sociale, laureata in progettazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali), che ha illustrato con cura la situazione nel brindisino dal punto di vista dei servizi socio-assistenziali presenti, sintetizzando il quadro normativo a tutela del malato e mostrando attraverso delle slide le illustrazioni dei risultati emersi dalla ricerca fatta presso l’U.V.A. di Brindisi. Questa forma di demenza si definisce anche “la malattia delle 4 A” per via dei disturbi che ne provoca (amnesia, aprassia, agnosia e afasia). Il morbo di Alzheimer un processo, degenerativo ed incurabile, che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale.


La malattia è dovuta a una diffusa distruzione di neuroni, causata principalmente dalla beta-amiloide, una proteina che depositandosi tra i neuroni agisce come una sorta di collante, inglobando placche e grovigli "neurofibrillari". La malattia è accompagnata da una forte diminuzione di acetilcolina nel cervello, sostanza fondamentale per la memoria ma anche per le altre facoltà intellettive. La conseguenza di queste modificazioni cerebrali è l’impossibilità per il neurone di trasmettere gli impulsi nervosi e quindi la morte. All’inizio i sintomi - qualche difficoltà a ricordare e la perdita delle capacità intellettive - possono essere così lievi da passare inosservati, sia all’interessato che ai familiari e agli amici.


Ma, col progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più evidenti, e cominciano a interferire con le attività quotidiane e con le relazioni sociali. Le difficoltà pratiche nelle più comuni attività quotidiane, come quella di vestirsi, lavarsi o andare alla toilette, diventano a poco a poco così gravi da determinare, col tempo, la completa dipendenza dagli altri. La malattia di Alzheimer non è né infettiva né contagiosa. Oggi si ritiene, invece, che la malattia colpisca sia persone al di sotto dei 65 anni di età che persone al di sopra dei 65 anni. Di conseguenza, oggi, ci si riferisce spesso alla malattia come a una demenza di Alzheimer, specificando, eventualmente "ad esordio precoce".


L’obiettivo è stato incentrato sul dare ai partecipanti una visione comprensibile di cosa sia l’Alzheimer esponendo un perno di lettura adeguata anche dal punto di vista cautelativo, riabilitativo, sui servizi presenti sul territorio brindisino e su come la città sta rispondendo a tale disagio.


Ilaria Solazzo.