Pillola del giorno dopo. Lettera aperta alla giunta ed ai consiglieri regionali di Puglia
mercoledì 2 aprile 2008

Pillola del giorno dopo, pillola anticoncezionale,...... :quale reale prevenzione degli aborti volontari in Puglia???


Le Relazioni  annuali del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione  della legge  194/78 parlano di un trend di riduzione degli aborti volontari in Italia, in corso da alcuni anni, e collegano questo fenomeno alla legalizzazione delle IVG. In realtà, un esame appena più approfondito della questione mette in evidenza altri fattori in grado di influenzare il fenomeno: la riduzione del numero  della popolazione femminile in età fertile dagli anni ’80 ad oggi, l’incremento della infertilità di coppia e, sempre più negli ultimi anni, l’utilizzo di farmaci ad azione anti-nidatoria, come la pillola del giorno dopo e lo IUD, o di molecole destinate ad altri scopi, ma utilizzate sempre più per indurre aborti – fai – da -te.


Come riportato nei foglietti illustrativi del “Norlevo” e del “Levonelle”, nomi commerciali della “pillola del giorno dopo”, il meccanismo d’azione di questo farmaco varia a seconda della fase del ciclo in cui è assunto; in particolare, esso può agire “modificando la mucosa dell’utero rendendola inadatta all’impianto di un ovulo fecondato”: cioè, come riportato da tutti i Trattati di Ostetricia e Ginecologia più recenti, di un embrione umano.


In Italia si vendono annualmente circa 350.000 confezioni di pillola del giorno dopo; considerando che anche solo un terzo di esse abbiano l’effetto appena descritto, ecco che dovremmo considerare nel computo delle IVG almeno altre 100.000 unità annue, tornando così ai numeri del 1982-83.


In Puglia, siamo ai massimi vertici  nelle classifiche italiane per tasso di abortività volontaria, specialmente tra le  minorenni e tra le donne che ripetono la drammatica esperienza delle IVG, evidentemente utilizzandole come mezzo anticoncezionale. La Regione, per ridurre il ricorso all’aborto volontario, rende disponibili gratuitamente nei consultori le pillole anticoncezionali , i cerotti e gli anelli vaginali, in particolare per le donne con meno di 24 anni, per le immigrate, per chi è  già ricorsa alla IVG, per le donne con reddito molto basso.


Alcune considerazioni:


1.  è noto che l’utilizzo della contraccezione orale NON previene la diffusione delle Malattie Sessualmente Trasmesse, ma al contrario la facilita, favorendo così, assieme ad altri fattori di rischio come l’elevato numero di partners sessuali ed una età molto giovane per l’esordio sessuale,  un incremento della infertilità di coppia;


 


2. la diffusione della contraccezione orale non riduce di molto il ricorso all’aborto volontario; in Italia ed in Europa, elevate percentuali di  utilizzo della pillola contraccettiva convivono con alti tassi di IVG (cfr. Francia ed, in Italia, Toscana ed Emilia Romagna)


3. in Italia, sia gli adolescenti, sia le coppie adulte, malgrado una diffusa conoscenza dei diversi mezzi contraccettivi, tendono a non ricorrervi spesso: il 50% degli adolescenti non usa alcuna metodica, mentre tra gli adulti il mezzo più utilizzato continua, malgrado tutto, ad essere il coito interrotto ; e diversi studi spiegano che alla base di questo atteggiamento negativo nei confronti della contraccezione non ci sono condizionamenti religiosi, bensì una diffusa propensione alla “maternità naturale” ed una resistenza al prolungato utilizzo, sempre e solo da parte delle donne, di sostanze farmacologiche, per regolare la propria fertilità.


4. Se è apprezzabile il proporre contraccettivi orali di nuova generazione, con dosaggi ormonali più bassi rispetto al passato, resta però fondamentale NON ridurre la prevenzione delle IVG alla sola contraccezione: E’ URGENTE RIPENSARE LE MODALITA’ PER UNA AUTENTICA PREVENZIONE DELLE IVG, ed in particolare:


a. prevedere politiche familiari in grado di sostenere la concreta realizzazione del desiderio di natalità delle coppie italiane, molto superiore alle scelte effettivamente perseguite;


b. sostenere la prevenzione delle IVG anche post- concezionale, verificando la fisionomia della struttura e dell’intervento consultoriale, che non può appiattirsi su modelli esclusivamente sanitari o finalizzati alla distribuzione del contraccettivo o allo snellimento delle procedure necessarie per l’IVG


c. favorire le forme di concreta solidarietà alle donne in difficoltà nel portare avanti una gravidanza per ragioni economiche o relazionali



d. ripensare i contenuti di una autentica educazione della sessualità, per adolescenti e per adulti, nelle scuole ma anche in specifici percorsi formativi, che insegni a coniugare concretamente amore e responsabilità, base indispensabile per formare i padri e le madri di domani


e.  come previsto dal Parlamento Europeo, con risoluzione 2001/2128, “garantire una informazione globale circa  i diversi metodi per realizzare una paternità e maternità responsabili,   permettendo parità di accesso a tutti i metodi di regolazione della fertilità di alta qualità, nonché la promozione della consapevolezza della fertilità”.


Pertanto, ci sembra urgente garantire la presenza, nei consultori pubblici statali e non statali, di insegnanti dei moderni metodi di regolazione naturale della fertilità e del loro servizio gratuito.


IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI DI PUGLIA
Bari, 1 aprile 2008



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