Barocco Festival. Il bilancio del direttore artistico su XV edizione
mercoledì 19 settembre 2012

Ormai archiviata la XV edizione, per il Barocco Festival è tempo di bilanci. Anche quest’anno, pur rimanendo San Vito dei Normanni il cuore della manifestazione, la musica di Leonardo Leo ha travalicato i confini della città natale con tre appuntamenti che hanno coinvolto altrettante città della provincia brindisina: Brindisi, Mesagne e Carovigno.

Entusiasmante la risposta del pubblico. 2.800 le presenze registrate nei cinque appuntamenti che si sono succeduti dal 23 agosto al 5 settembre, 500 a San Vito dei Normanni per il concerto inaugurale, 1250 a Brindisi per la notte bianca barocca (150 a palazzo Granafei Nervegna, 750 al Castello Svevo, 200 al Chiostro degli Scolopi, 150 al museo archeologico provinciale “F. Ribezzo”), 350 a Mesagne, 350 a Carovigno, 350 a San Vito dei Normanni per il concerto di chiusura.


Altrettanto apprezzata la mostra dal titolo “La musica ritrovata”, tra le novità della XV edizione. L’idea di stimolare la condivisione di aspetti retrostanti l’esibizione, sposando le esecuzioni dal vivo con una esposizione di manoscritti musicali risalenti  al ‘600, ‘700 e ‘800, ha consentito di entrare ancora più dentro allo specifico musicale e godere a fondo, con il cuore e con l’intelletto, di un repertorio di altissima qualità.  Un impegno organizzativo e una professionalità riconosciuti.


Ottenendo ampi consensi di pubblico e critica, anche quest’anno la kermesse ha dato prova della notorietà raggiunta. Nelle parole del direttore artistico, il maestro Cosimo Prontera, la soddisfazione per ciò che è stata, in questi quindici anni, l’avventura del Barocco Festival Leonardo Leo.


“Quindici anni di Festival pretendono una riflessione che va oltre il solito copione scritto dal direttore artistico di turno. Ci chiediamo: chi quindici anni fa avrebbe scommesso un solo centesimo su quanto è avvenuto? Riflettiamo su alcuni elementi: le fioche luci di una chiesa, lo sparuto pubblico che interveniva ai concerti e le modestissime risorse economiche non erano forieri di entusiasmanti orizzonti, ma alcuni avveduti amministratori, l’entusiasmo e forse la mia incoscienza hanno visto lontano.


Non era più possibile insistere ad eseguire la musica di Leonardo Leo e dei suoi contemporanei con idee interpretative ormai obsolete, superate, che avevano come l’unico risultato la continua emorragia di pubblico, e un atteggiamento indifferente verso un repertorio che invece rappresenta indiscutibilmente un dato centrale della nostra cultura. Le cosiddette esecuzioni filologiche o, come in maniera più aderente oggi si indicano, “storicamente informate”, si affermavano in Europa e anche da noi il Barocco Festival - Leonardo Leo faceva tesoro di queste lezioni appropriandosene. Così venne organizzato il primo concerto tenuto da uno dei riferimenti mondiali della musica antica, il violinista Errico Gatti.


Dopo di lui tanti altri che citiamo in forma sparsa: le voci di Pino De Vittorio, Gemma Bertagnolli, Furio Zanasi, Paolo Lopez, Marco Beasley; i flautisti Bartold Kuijken, Marcello Gatti, Dan Laurin; il tiorbista Rolf Lislevand; i violinisti Stefano Montanari, Federico Guglielmo; i violoncellisti Gaetano Nasillo, Christophe Coin, Luigi Piovano; l’organaista Liuwe Tamminga; il cornettista Bruce Dikey; i gambisti Paolo Pandolfo, Guido Balestracci i musicologi Roberto De Simone, Dinko Fabris, Pier Franco Moliterni, Piero Mioli, Roberto Scoccimarro, Medota Kocole, Giovanni Tasso, Roberto Grisley.


In quindici anni si sono succeduti 120 appuntamenti, 650 musicisti, abbiamo ascoltato circa 850 brani.
Il gradimento del pubblico è aumentato in maniera esponenziale anche perché, oltre alla passione per la musica barocca o alla curiosità di un primo ascolto, c’è stata la percezione netta del rispetto che questo modo di eseguire la musica comporta nei confronti del nostro patrimonio musicale.


Eravamo (e siamo tuttora convinti) che questo repertorio debba essere eseguito con strumenti appropriati; ed allora abbiamo offerto l’ascolto di suoni antichi che per il pubblico diventano suoni nuovi: bombarde, ciaramelle, dulciane, trombe, tromboni e corni naturali, buttafuoco, zampogne e sordelline, tiorbe, liuti, chitarre battenti e alla spagnola, violini, viole, violoni e viole da gamba, passando dalla viola d’amore ai diversi flauti a becco e traversieri.


L’entusiasmo è la credibilità cresceva e privati ed associazioni hanno donato al Centro Studi Leonardo Leo quattro manoscritti tra cui l’ultimo il dramma sacro Dalla morte alla vita di S. Maria Maddalena, che hanno ampliato il fondo musicale leano che va formandosi sull’onda di altri prestigiosi centri di ricerca che si pongono come obiettivo il recupero e la tutela di importanti beni musicali. E ancora, sono stati donati due pianoforti a coda dalle famiglie Viganò di Milano e Voluminoso di Brindisi.


Il pubblico è cresciuto col festival. Cresciuto nel numero e nella qualità. Cresciuto significa che da ascoltatore “passivo” è diventato ascoltatore informato, critico, portatore sano di giudizi e paragoni.
Personalmente, altro non desideravo.


Le circa tremila presenze, spalmate fra tutti gli appuntamenti, i 9800 contatti della pagina facebook, le 10000 pagine aperte del sito, questi sono i numeri di questa edizione, pongono una necessaria domanda, perché così tante persone hanno scelto di partecipare al nostro Festival?
Abbiamo provato a darci delle risposte: una su tutte, la qualità dei concerti e l’organizzazione impeccabile. Altro elemento vincente crediamo siano state le esecuzioni nei luoghi storici (chiese, castelli, palazzi), gentilezza, costante novità e presa di distanza (non ostentata ma netta) da una mediocrità imperante.

Sono stati questi gli ingredienti che uniti a un territorio colmo di gioielli naturalistici ed artistici e alle sue proposte enogastronomiche hanno condotto ad un miracolo inatteso ma che in effetti ha premiato l’impegno di tutti. Ho solo un rammarico. Il non aver potuto finora mettere in scena delle opere. Realizzare questo ci porterebbe accanto all’attività dei più grandi festival europei.


Nonostante lo spread, la spending review e cose simili, siamo riusciti a proporre un programma di assoluto rispetto. La “Notte barocca” è diventata un modello da esportare, per essere proposto all’ANCI e destinato ai territori a noi più simili e vicini culturalmente.


Il mio grazie va allo staff che mi ha sostenuto e, permettetemelo, lontano da ogni piaggeria, agli amministratori della cordata istituzionale che sostiene il festival: la Regione Puglia, nella persona dell’ass. Silvia Godelli; la Provincia di Brindisi, nella persona dell’ass. Isabella Lettori che ha intuito senza indugio la forza culturale del festival; il comune capofila di questo progetto, San Vito dei Normanni, col Sindaco Alberto Magli e l’ass. Vincenzo Nigro cui quest’anno si è aggiunto anche il Comune di Brindisi nella persona del Sindaco Mimmo Consales.


Con coraggio e coltello fra i denti hanno strappato la fiducia, lottando contro una asfissiante burocrazia che sembra non intuire la potenza dell’Arte che è pura spiritualità laica, palestra di civiltà, elemento di ricerca specie in questi periodi di crisi non solo economica. Tis the times’ plague, when madmen lead the blind. Prendete le distanze dai tempi dove i pazzi guidano i ciechi diceva Shakespeare. Grazie infine alle amministrazioni di Mesagne e Carovigno, grazie a tutti gli sponsor privati e agli enti che ci hanno sostenuto. Questa è la sinergia che ci aspettiamo e che funziona, una collaborazione fra persone e istituzioni, lontani da ogni arida visione di parte. Grazie!


Il manoscritto del dramma sacro di Leonardo Leo Dalla morte alla vita di Santa Maria Maddalena, acquisito lo scorso anno con una sottoscrizione pubblica indetta durante la XIV edizione del Barocco Festival, e oggi conservato presso la civica biblioteca Giovanni XXIII di San Vito dei Normanni, ha la sua sigla RISM:  I-SVNbc, Ialia - San Vito dei Normanni biblioteca comunale.


foto Giuseppe Di Viesto