11 Settembre. In ricordo di…
venerdì 10 settembre 2010

Come ogni anno l’11 Settembre verrà ricordato per le tristi vicende legate al crollo delle twin towers di New York. Come ogni anno i media saranno lì pronti a ribadire le colpe di presunti estremisti islamici appartenenti ad Al-Qaida che hanno colpito gli Usa nel cuore.  In sostanza le solite e noiose insinuazioni, dove le notizie vengono abilmente manovrate affinché venga definito chi è il buono ed il cattivo di turno. Ma anche gli Stati Uniti hanno le loro colpe in questo 11 Settembre e non solo in quello del 2001.


L’ undici Settembre, di quasi 30 anni prima, è  stato un giorno altrettanto funesto che ha visto la morte di uno dei principali leader politici dell’epoca. Per l’esattezza non si è trattata di una morte naturale, ne tanto meno voluta; è stata una morte in battaglia mentre un presidente, in prima persona, lottava contro un colpo di stato ordito per destituirlo in quanto troppo scomodo. A chi? Perché!? Per molti anni si è taciuto sull’identità dei veri mandanti e sulle reali cause di questo golpe. Ma la verità è sempre stata lì, facile da identificare, ma difficile da ammettere.


Salvador Allende era divenuto presidente del Cile nel 1970, eletto democraticamente dal suo popolo. Aveva solo una “pecca”: essere un marxista. Un ideale che sebbene possa essere inviso a molti, resta sempre un ideale politico con delle solide basi. Più solide di quel falso ideale che è il capitale. In Cile, Allende, affrontò la dura situazione socio-economica che imperversava nel paese: l’altissimo tasso di inflazione (il 30%), la disoccupazione che raggiungeva il 20%  fra la popolazione maschile, la malnutrizione che colpiva la metà dei giovani al di sotto dei 15 anni.


Allende non fece altro che preoccuparsi di ristabilire l’ordine, partendo dai più deboli, aiutandoli, attraverso le riforme per la distribuzione della ricchezza, incrementando i salari e nazionalizzando le compagnie di estrazione del rame, la maggiore risorsa del Cile. Anche le banche furono nazionalizzate. Per di più provvide alla divisione dei latifondi. Nel frattempo, in politica estera, ristabilì i contatti con quelle che erano “le pecore rosse” sul piano mondiale: DDR, Cina e Cuba. Allende era un forte sostenitore di un’America latina unita.


Facendo tutto ciò non poteva che urtare gli interessi liberal-capitalistici rappresentati da quella che doveva/dovrebbe essere la più grande democrazia del mondo: gli Usa. All’epoca guidata da Nixon e dal suo fidato, nonché premio nobel per la pace (!?), Kissinger.


Questo formidabile duo ebbe come obiettivo principale quello di annientare Allende e la sua politica fin troppo socialista ed antiamericana. Attraverso canali nascosti, quali servizi segreti, americani e cileni, vennero attuati diversi metodi di contrasto al governo del presidente cileno. Tentarono di corrompere anche qualche generale dell’esercito invocando il supporto dei militari al fine di salvaguardare la costituzione cilena che, secondo alcuni, veniva messa in discussione dalle riforme attuate da Allende.


Alla fine il colpo di stato dell’11 settembre del 1973, eseguito dal neo eletto generale Pinochet, portò alla fine del governo di Allende. Tuttavia non fu un operazione semplice; il presidente assieme ai suoi fidati nel palazzo de la Moneda lottarono fino alla fine. Quando le truppe presero il palazzo Allende si suicidò. Le sue ultime parole sono qui riportate: “ Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento. “


Questo articolo vuole essere il ricordo di un grande politico, ma anche una “provocazione”, uno spunto da dare al popolo, ad ogni singolo cittadino affinché si interroghi se oggi davvero i nostri politici rappresentano noi, i nostri bisogni, le nostre necessità, oppure sono lì a curare i loro interessi (perché in fondo non ci sono “poveracci” sulle rosse poltrone del parlamento) o dei potentati economici, le cosiddette lobby, autoctone e non. Se è vero che la democrazia conserva ancora il concetto di rappresentatività, nel vero senso della parola, o siamo vittime (vedi legge elettorale) di un sistema imposto dall’alto dove noi siamo chiamati solo ad apporre una croce senza possibilità alcuna di scegliere chi e come ci deve rappresentare.


Allende, come si può ben capire, ha avuto la “sfortuna” di fare gli interessi del popolo, ostacolando, invece, gli interessi economici di chi sfruttava il Cile a modo proprio per trarne profitti e lasciando il popolo a patirne le conseguenze. Con la sua azione Allende si è opposto all’ imperialismo brutale degli Stati uniti, alla loro intromissione nella sovranità di un’altra nazione.


Lo stato siamo noi: noi siamo la volontà generale (citando Rousseau) e dobbiamo imporla sulla volontà singolare. È solo attraverso questo meccanismo che potremo portare a regime quella grande macchina che è lo STATO, capace così di autodeterminarsi e di salvaguardare gli interessi del singolo cittadino senza mai lasciarlo solo.


Montanaro Valentino



”follia